Quando la sconfitta brucia

di Fabio Colangelo (Direttore Tecnico del Circolo della Stampa Sporting di Torino)

 

Perdere fa male. Aiuta a crescere, certo. È utile per cercare di capire cosa migliorare, ovviamente. Ma fa male. La sconfitta, nella sua essenza, è brutta. Un concetto che al suo interno racchiude un mondo e che soprattutto ha conseguenze diverse da giocatore a giocatore. Ognuno ha il proprio modo di reagire e non deve porsi alcun limite nel manifestarlo. C’è chi vuole essere lasciato in pace dieci minuti, chi un’ora, chi un paio di giorni. Altri chiedono subito il confronto con l’obiettivo di ripartire e lasciarsi il prima possibile tutto alle spalle. È uno di quei momenti nei quali un coach deve prima di tutto essere uomo e sapere ascoltare. Entrare il più possibile in simbiosi con il giocare. Empatizzare.

Non esiste una ricetta giusta. La regola base è quella di cercare di far dimenticare presto la delusione, guardare avanti e trovare comunque spunti positivi. Esistono sconfitte e sconfitte. Esistono, quindi, avversari e avversari. Perdere un match di primo turno, da favoriti, è una cosa. Una semifinale da ‘underdog’ è altra cosa. Perdere contro un amico lascia strascichi di un certo tipo. Perdere con un avversario con il quale non si ha un bel rapporto fuori dal campo ne lascia altri. In un secondo momento arrivano tecnica e tattica ma prima c’è l’aspetto emotivo. Il buono c’è sempre, anche dove non sembra. Il tennis è uno sport difficilissimo in cui le debolezze vanno protette.

 

 

 

 

Fabio Colangelo è stato numero 415 del mondo in singolare e 154 in doppio. Attualmente coach di Federico Gaio ed Enrico Dalla Valle, è il Direttore Tecnico del Circolo della Stampa Sporting di Torino.

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