Sinner re di Wimbledon per la seconda volta: la finale con Zverev e i numeri di un dominio

Redazione
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Jannik Sinner - Corinne Dubreuil/ABACA/IPA

Jannik Sinner è ancora campione di Wimbledon. Sul Centre Court l’altoatesino ha difeso il titolo conquistato un anno fa battendo Alexander Zverev con il punteggio di 6-7 7-6 6-3 6-4, al termine di una finale di altissimo livello decisa da pochissimi punti.

È il quinto Slam della carriera e il sigillo definitivo su una stagione che, dopo lo shock di Parigi, sembrava aver aperto una crepa nelle certezze del numero uno. Analizziamo questo trionfo per blocchi, perché ogni angolo di questa storia merita il suo spazio.

La finale: due tie-break per indirizzare la storia

La partita è stata più equilibrata di quanto dica il punteggio finale. Zverev, alla prima finale a Wimbledon dopo non aver mai superato il quarto turno in nove partecipazioni precedenti, ha giocato il miglior tennis della sua vita sull’erba, arrivando a Londra con la fiducia del titolo conquistato al Roland Garros.

Il primo set è andato al tedesco al tie-break, e per un’ora il Centre Court ha davvero creduto alla sorpresa. La svolta è arrivata nel secondo parziale: un altro tie-break, stavolta dominato da Sinner, che da lì in avanti ha alzato il livello al servizio e non si è più voltato indietro, chiudendo terzo e quarto set con la freddezza dei campioni che sanno quando accelerare.

I numeri di Jannik: una lezione di efficienza

Il tabellino della finale racconta una prestazione al servizio quasi perfetta:

  • 15 ace e 80 per cento di punti vinti con la prima
  • 65 per cento di punti conquistati anche con la seconda
  • una sola palla break concessa in tutto il match, annullata
  • 58 vincenti a fronte di appena 25 errori gratuiti

A questi si aggiunge il dato di stagione, che vale più di ogni analisi: 44 vittorie e 3 sconfitte nel 2026. E poi c’è la statistica che ormai è una sentenza psicologica: dieci vittorie consecutive contro Zverev, cinque solo quest’anno. Lo stesso tedesco l’ha ammessa con ironia nel discorso di premiazione: “Jannik, non mi piaci più”.

La redenzione: da Cerundolo al Centre Court in cinque settimane

Il blocco più affascinante di questa vittoria è il contesto. Cinque settimane prima, Sinner era uscito al secondo turno del Roland Garros contro Juan Manuel Cerundolo dopo essere stato avanti due set e 5-1 nel terzo, una delle sconfitte più incredibili della sua carriera. Il copione si è ripetuto identico al 2025, quando la finale parigina persa con Alcaraz dopo tre match point era stata seguita dal primo trionfo londinese.

Due anni, due ferite parigine, due risposte immediate sull’erba: come ha detto il coach Darren Cahill, la misura del giocatore sta nella capacità di prendere un colpo allo stomaco e tornare a lavorare senza drammi. Sinner stesso, nel discorso di premiazione, ha scelto parole di gratitudine più che di rivalsa: “Non do mai nulla per scontato, non sai mai quante volte potrai tornare qui una domenica”.

Il rito del tifoso: quindici giorni vissuti sul divano e sullo smartphone

Wimbledon resta anche un’esperienza di consumo per chi lo segue dall’Italia: due settimane di sessioni pomeridiane, ordini di gioco che slittano, attese tra un match e l’altro. Il tifoso moderno le vive su due schermi, tra il live scoring dei campi secondari e i social che commentano ogni scambio, e riempie i tempi morti con i propri passatempi digitali: c’è chi rispolvera i quiz sulla storia dei Championships, chi apre le slot più popolari per una pausa leggera tra una sessione e l’altra, e chi semplicemente ricarica il divano in vista della sessione serale. Quest’anno, almeno, l’attesa italiana aveva una certezza in più: quando Jannik gioca sull’erba, la domenica finale è quasi un appuntamento fisso.

Cosa significa per la corsa alla storia

Con cinque Slam a 24 anni, due Wimbledon consecutivi e un dominio sulle superfici rapide senza rivali attuali, Sinner ha consolidato una posizione che pochi nella storia hanno occupato alla sua età. Resta il Career Grand Slam come grande obiettivo aperto, con Parigi unico tassello mancante, e resta la rivalità con Alcaraz, il cui rientro dall’infortunio al polso ridarà al circuito la sfida generazionale che lo ha acceso negli ultimi tre anni.

Ma la lezione di questo Wimbledon va oltre i trofei: un campione si misura da come reagisce alle cadute, e la quinta volta di Sinner in uno Slam è nata esattamente lì, sulla terra rossa di una sconfitta che avrebbe potuto pesare mesi e invece è durata cinque settimane.

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