Jiri Vesely e l’ultima chiamata

di - 10 Luglio 2016

Jiri Vesely (Foto di Ray Giubilo)

di Fabio Valente
foto di Ray Giubilo

Ci si dimentica spesso di Jiri Vesely quando si parla dei giovani interessanti per il futuro del tennis ATP. Forse a torto, forse a ragione, eppure il ragazzone nativo di Pribram sorprendeva chiunque fino a pochi anni fa grazie a splendide prestazioni nel circuito juniores, coronate persino da un meritato titolo Slam di categoria ottenuto in Australia nel 2011. Il nome di Vesely non è perciò giunto sotto le luci della ribalta negli ultimi mesi, ma ormai da più di un paio d’anni si presenta regolarmente nelle entry list di tornei Challenger e ATP. Ciononostante, il possente giocatore ceco non è che un classe ’93 che proprio oggi compie 23 anni, dunque pronto a vivere le migliori stagioni della propria carriera. Se il futuro pare rappresentato ed affidato ai talenti della next generation (Zverev, Fritz, Coric e compagni), è bene sottolineare come Dominic Thiem, rapidamente portatosi nell’élite del tennis maschile, sia anch’egli un classe ’93 proprio come Vesely.

La differenza tra i due è ovviamente sostanziale: se Thiem unisce a una discreta forza nei colpi grandi doti di eleganza, carattere, varietà di gioco e soprattutto movimento, Vesely fa in gran parte affidamento sulla potenza dei suoi fondamentali, servizio e dritto in primis. Sfiorando i due metri d’altezza, il ceco sfrutta la propria fisicità per giocare punti rapidi nel tentativo di evitare lunghi scambi e corse sulla linea di fondocampo. Tuttavia, a differenza di molti altri giocatori ugualmente alti e fisicamente possenti, Vesely si è rivelato in grado di migliorare sensibilmente la propria mobilità e copertura del campo, permettendosi oggi di contrastare il gioco di molti dei migliori giocatori al mondo.

La domanda che sorge spontanea pensando a Vesely è dove il ceco possa arrivare: come per tutti i possessori del biglietto da visita di ex numero uno al mondo delle classifiche juniores, le aspettative sono pressanti e al momento Jiri non è stato particolarmente capace di soddisfarle. Nel suo scarno palmarès da professionista figura un solo titolo ATP, ottenuto nel non prestigiosissimo evento di Auckland di inizio 2015, e una finale sulla terra di Bucarest, persa per mano dello spagnolo Garcia-Lopez. Troppo poco per un ragazzo in vetta al ranking giovanile ormai più di cinque anni fa. Eppure Vesely, che certo non è ancora all’altezza di Tomas Berdych in qualità di ricambio generazionale per la Repubblica Ceca, si è riuscito ad esprimere a sprazzi quest’anno, rianimando la fiducia di tifosi e staff che da sempre avevano creduto in lui.

Con 41 partite giocate dall’inizio dell’anno e solamente 21 vittorie, i numeri non sembrerebbero dar ragione al talento del possente giocatore ceco, ma è analizzando i match giocati che emergono le sorprese. La prima, datata al mese di aprile, è forse la più interessante: sulla terra di Monte Carlo si gioca il secondo turno del Masters 1000 monegasco. Vesely, dopo essersi trovato a due punti dalla sconfitta con Gabashvili al turno precedente, si è guadagnato il campo centrale contro il favorito del torneo, Novak Djokovic. L’esito del match appare scontato, ma l’evidenza è un’altra: in campo c’è un giocatore in fiducia, che non sbaglia un colpo e lascia i buchi per terra con il dritto. Per una volta, questo giocatore non è il serbo e Jiri Vesely diventa l’unico giocatore insieme a Andy Murray a battere Djokovic nell’anno in corso, almeno fino a Wimbledon. Un’impresa, si direbbe.

Wimbledon, altro momento chiave. Al secondo turno dello slam britannico di fronte a Vesely si para l’ostacolo Dominic Thiem: da un lato il futuro, rappresentato dal vincente stacanovista austriaco, dall’altro l’inattesa sorpresa nei panni di Jiri Vesely. Entrambi ventiduenni ma così diversi nel gioco e nei destini: eppure il cielo di Wimbledon è testimone di un match diverso dalle aspettative e senza perdere un solo set, Vesely estromette Thiem dalla competizione, infliggendogli la sconfitta numero 13 dell’anno, a fronte di ben 46 vittorie. Altra impresa, forse, che Jiri quasi replica quando, battuto anche il lusitano Sousa, affronta il connazionale Tomas Berdych agli ottavi. Ancora sfavorito dai pronostici, Vesely inebria il suo esperto avversario e giunge 5 volte a match point prima di capitolare 6-3 al quinto set. Impresa sfiorata, diremmo noi.

Sprazzi di Vesely, sprazzi di interessantissimo tennis e di luce per il futuro. Certo, siamo lontani dal parlare del prossimo numero uno al mondo ma sicuramente l’attuale numero 35 delle classifiche ATP ha tutte le carte in regola per imporsi su importanti palcoscenici del circuito e togliersi più che una soddisfazione. Il momento è giunto e le ultime sorprese sull’erba di Wimbledon sono un campanello sempre più presente che suona per un Vesely in forma e in continua crescita. Per seguire le orme di Thiem serve il salto di qualità: il campanello tintinna ancora più forte e ora lo sentiamo chiaramente anche noi. E’ l’ultima chiamata per Jiri Vesely?

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