Sei Masters 1000 consecutivi, di cui cinque vinti nel 2026. E poi vittorie, statistiche e record frantumati. Il 2026 di Jannik Sinner è stato, finora, questo e molto altro. Ora, però, di fronte a lui c’è l’ostacolo più grande, ciò che, per sua stessa ammissione, rappresenta il principale obiettivo della stagione: il Roland Garros. E proprio in vista dello Slam parigino, il numero 1 del mondo ha concesso un’intervista a L’Équipe, dove si è raccontato a 360 gradi, soffermandosi sul suo “robotico” tennis, il caso clostebol e la dura sconfitta dello scorso anno nella finale allo Chatrier con Carlos Alcaraz.
Quello che sta vivendo il campione azzurro è, senza dubbio, l’acme della sua carriera finora. Ma per Jannik, il suo massimo potenziale non è ancora arrivato: “Non credo sia possibile esprimere il 100% del proprio potenziale a 24 anni. Punto a raggiungerlo nei prossimi anni. La mia versione migliore? Un giocatore con un grande servizio, aggressivo, ma anche lucido e capace di interpretare ogni situazione di gioco. Il futuro, però, non posso prevederlo”.
Il suo tennis e la sconfitta al Roland Garros
E sul suo robotico stile di gioco, l’altoatesino ammette: “In campo, questo è il mio modo di essere. Se vengo percepito come un giocatore privo di emozioni, è perché resto totalmente focalizzato su quello che devo fare. Il mio obiettivo è essere sempre il più accurato possibile, scegliendo la soluzione migliore nel momento opportuno: per riuscirci servono grande preparazione fisica e solidità mentale. Ed è proprio su questo che lavoro ogni giorno”.
La primavera del 2025, tra lo stop per il caso clostebol e la sconfitta nella finale contro Alcaraz, non è stata delle migliori. Un difficile periodo che Sinner commenta così: “Non è stato semplice lasciarsi alle spalle quella finale persa, ma da quell’esperienza ho tratto insegnamenti importanti. Credo che il successo arrivato subito dopo a Wimbledon sia legato anche alla mia capacità di guardare avanti rapidamente, sia nelle sconfitte sia nelle vittorie. La squalifica? Il periodo più duro è stato quello precedente, quando non potevo confidarmi con nessuno e mi sentivo limitato. Però sono convinto che ogni cosa abbia un motivo: questa esperienza mi ha reso più forte come persona e mi ha aiutato a capire chi fossero davvero gli amici su cui poter contare”.
Sinner fuori dal campo
L’animo pacato e gentile di Jannik è senza dubbio frutto dell’educazione ricevuta dalla sua semplice famiglia altoatesina: “I miei genitori tornavano sempre a casa con il sorriso. Era impossibile capire se avessero avuto una giornata bella o brutta: è questa la mentalità che cerco di avere ancora oggi. Nel tennis ci sono giorni buoni e giorni meno buoni, ma, quando esco dal campo, torno a essere una persona normale e cerco di essere felice con quello che ho. Cosa ho imparato dai miei genitori? Vivere il momento, senza guardare troppo al passato o al futuro, dando il massimo”.
E, in una vita frenetica come quella del numero 1 del mondo, sempre impegnato tra tornei, campagne pubblicitarie e lavoro con gli sponsor, il tempo libero per se stesso Jannik lo spende così: “Cerco di dedicare qualche ora al contatto con la natura. E mi fa bene. Oltre al golf, mi rilassa stare da solo al volante della mia macchina: mi sento nel mio mondo, dove nessuno può vedermi o toccarmi”.