Tommy a Stelle e Strisce.. nella Bufera!

di - 28 Febbraio 2012


(Il vento a Brownsville)

di Thomas Fabbiano

In questa mia seconda personale puntata di Players Lounge mi trovo a Brownsville (Texas). Sono partito da Roma sabato mattina 18 febbraio per arrivare a destinazione la sera tardi dopo 2 cambi di aereo e 30 ore complessive di viaggio. Città di circa 100mila abitanti a soli 7km dal confine col Messico. C’è veramente poco di statunitense in questo posto.

In ogni caso, l’hotel è abbastanza buono e il Club discreto con 12 campi in green set. I primi giorni sono un po’ duri specialmente per il fuso orario. La sera verso le 6 vorresti già essere nel pieno del sonno e nel pieno della notte saresti già pronto per fare 3 set di allenamento 🙂 Chiaramente non riesci a riprendere sonno, quindi tra la lettura di un libro e un film finalmente il sole comincia ad intravedersi e la giornata può cominciare. Una corsetta leggera e una bella colazione nei primi 3 giorni mi permettono di adattarmi il prima possibile alle nuove condizioni.

Il primo turno lo gioco il martedì contro il rumeno Gard. Partita molto intensa con lui che varia tantissimo e io qualche up & down di concentrazione. Vinco 64 46 64. Sono stanchissimo. Mi succede spesso quando non gioco partite di torneo per circa 2 settimane. Quindi anche il recupero tra una partita e l’altra ha bisogno di abitudine e allenamento.

Il secondo e terzo turno li gioco con 2 francesi: Lacroix e Bennettau. Il primo, avendolo visto giocare il giorno prima, non mi sembrava un granché. Invece è stato molto solido e corso tantissimo. Dopo un primo set perso 62 e un game lottassimo sul 4 pari al secondo, ho reagito alla grande e vinto il secondo e terzo 64 62.

Il quarto di finale contro Bennettau è stata una partita di…… non so… ma c’era pochissimo di tennis. Vento a circa 50km orari. Contro vento tiravi a tutto braccio e rischiavi di fare winner diventando una palla corta, mentre a favore di vento dovevi toccarla quel poco per non tirare sul telone o steccare la palla. Vinco il primo set 64, perdo il secondo 64 e mi ritrovo 41 sotto nel terzo. Non mi sentivo di giocar male, la realtà è che lui stava giocando leggermente più giusto e aggressivo di me. Punto su punto sono riuscito a rimontare sul 4 pari quando vinco un altro game interminabile contro vento con vantaggi da entrambi le parti. Sul 54 per me, il mio avversario tira una palla fuori con i piedi per frustrazione e prende il penalty point, in quanto aveva già ricevuto un warning. Non era sicuramente un gesto da punire in questo modo specialmente se il referee avesse avuto il buon senso di vedere le condizioni di gioco, il punteggio in quel momento, e il cuore che stavamo mettendo entrambi per vincere la partita.
Così al cambio di campo il francese dice qualcosa all’arbitro tipo: “ma cosa stai dicendo?? Non vedi che non è il momento di dare un penalty point? non meriti di stare su quella sedia!!”.
In meno di 3 secondi sento l’arbitro che da un ennesimo warning per insulti e quindi il penalty game. Gioco, partita, incontro Fabbiano 64 46 64.

Io rimango senza parole perché sinceramente non aveva fatto niente di così grave. E dopo aver chiamato il Supervisor e averne dette di più pesanti al giudice di sedia, gli stringo la mano, mi scuso ed esco dal campo. Un episodio molto particolare che non succede così spesso. Bisogna però dire che in America sono molto più severi rispetto ad altre nazioni. L’arbitro ti avvisa ancor prima di cominciare che non lascia passare nessun tipo di parolaccia o lancio di racchetta. Una decisione abbastanza dura da parte dell’arbitro che da una parte ha premiato me per la forza che ho avuto nel restare in partita nonostante il 41 sotto al terzo, dall’atra ha rovinato la partita.

Nella semifinale del giorno dopo contro Cox, il vento era decisamente diminuito e giochiamo per circa 3 ore una grande partita. Perdo 36 63 64 e credo di aver meritato la vittoria più di lui. Ho fatto più gioco, sono stato più aggressivo per tutto il match ma meno lucido sul 4 pari al terzo. Sconfitta non facile da mandar giù ma positiva per il modo in cui è avvenuta. Anche se non ho espresso il tennis che ho in mente e non ero freschissimo fisicamente, ho semplicemente dato tutto in ogni singolo punto.

Per questa settimana va bene così. Spero la prossima di aver meno cali di concentrazione e far scorrere meglio la palla. Giocherò un altro 15mila qui vicino per poi spostarmi ad Indian Wells sperando di entrare nelle qualificazioni. Cosa che però vedo molto dura quest’anno. IO CI PROVO!

Vorrei aggiungere solo una cosa per quei sapientoni che comodamente scrivono dai propri divani senza conoscere le cose:
VINCERE è bello, VINCERE è importante anzi importantissimo ma nel tennis di oggi non è facile vincere contro nessuno. Certo, ci sono sconfitte comprensibili e altre “disastrose”, ma nel tennis, a vincere alla fine della settimana è solo un giocatore. E se non ci sei riuscito questa settimana hai quella successiva per riprovarci!

I’ll be back soon guys! Take care 🙂

Thomas

© riproduzione riservata

11 commenti

  1. Bob

    Cronaca onestissima. E’ vero, vincere non e’ mai facile. Se sei sulla east coast (Washington area) chiedi ad Alessandro il mio indirizzo email.
    In bocca al lupo!

  2. Stefano Grazia

    la storia del warning, penalty point, game point e default e’ stata la costante dei due anni di mio figlio alla Bollettieri… solo che li prendeva sempre e solo lui!!! Anche nei tornei junior infatti gli arbitri USTA con la loro bella divisa girano regolarmente fra i campi, spesso sono almeno 2-3 anche nei classici tornei del gigetto, e sostano a bordo campo laddove la partita e’ piu’ calda o gioca ilgiocatore con la brutta reputazione … L’unica cosa su cui avrei avuto da obiettare e’ che ti puniscono anche se parli italiano, nel dubbio che tu possa dire parolaccie… e’ chiaro che mio figlio pagava la fama di giocatore troppo hot, dal lancio di racchette e dalla parolaccia facile, ma a volte e’ stato punito solo per aver urlatun MA COSA FAI???????? a se stesso …. magari dopo aver perso 76 un set in cui si era trovato 50… da li’ conseguente botta e risposta, e default … No, gli arbitri USTA sono davvero rigidi e poco flessibili e a volte abusano davvero del piccolo potere che hanno… d’altra parte poi vieni in Italia e ai tornei nike ed eta non c’e’ nemmeno il giudice arbitro, o meglio, se c’e’ e’ al bar, i ragazzini fanno di tutto rubando tutto quello che c’e’ da rubare e coaches e genitori piu’ che coach fanno la telecronaca a bordo campo giocando quai col joystick collegato al loro allievo o figlio … L’idea, in us, e’ che ti dovresti abituare fin da piccolo e a risolvere i problemi da solo ed entro le regole per quanto rigide, puritane o sbagliate che ai tuoi occhi possano sembrare… E magari reagire nel modo corretto, cioe’ vincendo dei punti e non con la lingua o col lancio di racchette …ma davvero a volte succede che un buon match viene condizionato o rovinato da un arbitro che punisce il giocatore troppo esuberante o estroverso che non ha paura o non e’ abituato a controllare le proprie emozioni…

  3. Stefano Grazia

    ma non fraintendetemi,eh! io ho sempre dato ragione, prima durante e dopo, all’arbitro e sicuramente non mi sono mai fermato a discutere o litigare, semmai a ringraziare per l’organizzazione e per il fatto di essere li’ ( visto che sono volontari) ….

  4. darione

    Chapeau a Fabbiano!Vorrei aggiungere solo una cosa per quei sapientoni che comodamente scrivono dai propri divani senza conoscere le cose:
    VINCERE è bello, VINCERE è importante anzi importantissimo ma nel tennis di oggi non è facile vincere contro nessuno. Certo, ci sono sconfitte comprensibili e altre “disastrose”, ma nel tennis, a vincere alla fine della settimana è solo un giocatore. E se non ci sei riuscito questa settimana hai quella successiva per riprovarci!

    Ha perfettamente ragione!! Comunque complimenti per il report dagli Usa, questo si che è un diario!! Forza Thomas tifiamo tutti per te.

  5. tony 71

    bello,girare il mondo facendo quello che ti piace,forza thomas i primi ritiri da Indian Wells stanno arrivando,c’è la puoi fare ,questo puo essere l’anno del salto di qualita’ importante per salire tanto in clasifica

  6. Agatone

    Mi piacciono molto questi racconti dei giocatori. Da lontano si leggono solo i risultati, con questi diari ci si avvicina alla vita di questi ragazzi in giro per il mondo; trenta ore di volo, fuso orario, notti insonni, avversari tutti agguerriti. It’s a jungle out there. Ma anche una giungla divertente, penso.
    Thomas Fabbiano in particolare racconta molto bene. Bravo! hai un tifoso in più.

  7. barbara

    Bravo Thomas, e’ un piacere leggerti ed ho apprezzato molto lo spirito sportivo,
    buon proseguimento 🙂

  8. alex farol

    che thomas fosse in gamba anche come comunicatore ce ne eravamo accorti subito.fighissimo il racconto di questa settimana, me lo stavo perdendo! Io sono un accanito tifoso di Thomas che trovo un ragazzo davvero in gamba, speriamo bene dai!
    Sulla durezza dei giudici arbitri negli usa ne ho sentito parlare anche io, in genere è proprio tipico della mentalità americana e anche di quella britannica, al di là dello sport o del tennis. Nel mio lavoro mi è capitato di incontrare in alcune riunioni i miei omologhi americani e loro si facevano le croci alla rovescia su come io gestivo il mio lavoro sul campo (è un lavoro delicato di riscossione di tributi erariali e non)- Il concetto di gestione del “potere” in ogni ambito è del tutto diversa dalla nostra, in cui

  9. alex farol

    che thomas fosse in gamba anche come comunicatore ce ne eravamo accorti subito.fighissimo il racconto di questa settimana, me lo stavo perdendo! Io sono un accanito tifoso di Thomas che trovo un ragazzo davvero in gamba, speriamo bene dai!
    Sulla durezza dei giudici arbitri negli usa ne ho sentito parlare anche io, in genere è proprio tipico della mentalità americana e anche di quella britannica, al di là dello sport o del tennis. Nel mio lavoro mi è capitato di incontrare in alcune riunioni i miei omologhi americani e loro si facevano le croci alla rovescia su come io gestivo il mio lavoro sul campo (è un lavoro delicato di riscossione di tributi erariali e non)- Il concetto di gestione del “potere” in ogni ambito è del tutto diversa dalla nostra, in cui questa gestione è figlia di rapporti vari, relazioni intricate, s deve relazionare con situazioni contingenti, deve tener presente il territorio ecc ecc. applicare alla lettera il regolamento non fa parte della nostra natura. E’ pur vero che parlando con questi miei colleghi d’oltre oceano (e anche alcuni d’oltre manica) mi sono reso conto che io nelle mie zone di lavoro ricevo caffè offerti, aperitivi, inviti ai circoli di tennis 🙂 , loro incutono terrore e paura. Probabilmente ci sarà una spiegazione culturale, anzi sarei curioso di conoscerla se qualcuno ce l’ha. Badate bene che non sto affatto parlando di corruzione eh!, ci tengo a precisarlo, è proprio un mio approccio alla vita quello di rompere i coglioni il meno possibile 🙂

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