Coppa Davis: Toni Nadal contro il capitano Gala León

di - 25 Settembre 2014

Gala Leon

di Paolo Silvestri

Gala León al timone della Davis spagnola: una scelta inattesa e polemica

Dopo l’ultima partita della Coppa Davis 2011, vinta dalla Spagna sull’Argentina, nell’intervista a bordo campo Nadal aveva parlato della “fine di una festa”. Un’affermazione che lì per lì era parsa un po’ sibillina, ma che le posteriori dichiarazioni rilasciate in conferenza stampa avevano chiarito. Rafa, anche in vista dei Giochi Olimpici di Londra, rinunciava a giocare la Davis nel 2012, e poi si sarebbe visto. E anche gli altri “vecchi” della squadra, Verdasco, López e Ferrer, lasciavano intuire che era arrivato il momento di un cambio generazionale. Si respirava insomma, e con una certa malinconia nell’aria, un evidente clima di sbaraccamento, anche se non si aveva la sensazione di essere di fronte a una tragedia nazionale. In Spagna le scelte di un giocatore professionista sono rispettate, e una rinuncia alla difesa dei colori patri non comporta né linciaggi pubblici, né ostracismi, né bandiere vilipendiate. In sostanza la Davis non è un argomento particolarmente polemico. O meglio, non lo è stato finora.

I fatti recenti sono più che noti: la squadra spagnola, priva dei big, è stata spazzata via dal Brasile scivolando in serie B e, conseguenza logica e scelta comprensibile, il capitano Carlos Moyá ha presentato le dimissioni. E fin qua tutto normale. Il fatto imprevisto e polemico è stata la scelta del suo successore, e la frase andrebbe riscritta al femminile perché il presidente della Federazione ha ceduto l’incarico (nonché la patata bollente) a Gala León, che ha raggiunto in poche ore tutta la notorietà che non aveva raggiunto come giocatrice, schiacciata dalla fama di Arantxa e Conchita. Eppure la sua è stata una carriera di tutto rispetto, con un numero 27 come best ranking (ma una decina d’anni stabilmente nelle prime 100), un torneo in tasca (Madrid 2000), due titoli come campionessa di Spagna, varie convocazioni in Fed Cup, e l’assidua frequentazione dei campi da tennis che contano sparsi per il mondo. E non si può dire che dopo il ritiro sia stata con le mani in mano. Ha allenato varie giocatrici (fra cui, per cinque anni, Silvia Soler), ha fondato la sua accademia (la TacTec Tenis- Gala León Academy), e la si vede da un po’ di tempo intervenire in veste di telecronista-opinionista su Teledeporte, offrendo tra l’altro un’immagine decisamente più gradevole e attraente rispetto all’epoca delle sue lotte nelle arene tennistiche, dove spiccavano i capelli arruffatissimi e un sorriso non proprio da testimonial di una clinica dentistica. Scherzi a parte è una che sa quello che fa e quello che dice, tant’è che si è ritagliata il suo spazio nella Federazione Spagnola, ricoprendo il ruolo tutt’altro che secondario di Direttrice Sportiva.

La sua elezione come erede di Carlos Moyá aveva tutti gli ingredienti per suscitare polemiche, anche al di fuori del mondo del tennis. Innanzitutto una donna capitana di coppa Davis: apriti cielo! Le reazioni non si sono fatte attendere, in particolare quella di Toni Nadal che, ormai lo sappiamo, è un tipo tagliato con l’accetta, poco propenso alle raffinatezze argomentative, anzi alle raffinatezze in generale. “Questa ragazza -tuona- non conosce il tennis maschile, non conosce i giocatori, e meno ancora Rafa; e poi il capitano per sua natura deve bazzicare negli spogliatoi e la sua presenza può creare problemi logistici”. Ma, tanto per fare l’avvocato del diavolo, la presenza negli spogliatoi di Albert Costa come capitano di Fed Cup, non creava problemi logisitci? Gala non se la prende a male e ribatte con souplesse: “Non c’è problema, busserò prima di entrare”. Rafa, più diplomatico, dice che la selta della Federazione va naturalmente rispettata, ma è quantomeno “strana”, e aggiunge che suo zio ha parlato esclusivamente di sport, e se le sue dichiarazioni sono state malinterpretate è perché in Spagna tutto diventa politica. Effettivamente in questi giorni tutti ne hanno parlato, e anche molti politici sono intervenuti accusando di “machsimo” Toni Nadal e il mondo del tennis. Ma gli addetti ai lavori che cosa ne pensano? Andy Murray, allenato da Amélie Mauresmo, prende posizione a favore della nuova capitana, difesa anche da Jordi Arrese, che ne elogia la “grande personalità”. Ma le reazioni in generale non sono state molto positive: Tomás Carbonell parla senza peli sulla lingua di una vera e propia provocazione; Alberto Berasatgeui definisce la decisione “precipitata e sorprendente”; Verdasco sostiene che in realtà a Gala è toccato una autentico “marrón” (vale a dire una bella gatta da pelare), e perfino Vivi Ruano, pur difendendo le capacità di Gala, si dimostra sorpresa soprattutto per la rapidità innecessaria della scelta, visto che il primo incontro si disputerà solo a luglio 2015.

Ma quali sono i veri motivi della scelta? In assenza del capitano -dice il presidente Escañuela- è la Direzione Sportiva a prendere in mano le redini della situazione, il che farebbe pensare a una soluzione tappabuchi probabilmente provvisoria, che presenta però a mio parere diversi vantaggi: innanzitutto essere capitano/a in questo momento è effettivamente, per dirla con Verdasco, un “marrón” che è meglio non appioppare a uno dei galli del pollaio tennistico, come per esempio Juan Carlos Ferrero, che da tempo aveva manifestato il suo desiderio in questo senso. L’unico asso nella manica che ha Gala León sono le nuove norme dell’ITF (anch’esse criticate duramente da Toni Nadal), che prevedono l’obbligo di minimo tre presenze in Davis nei quattro anni precedenti alle Olimpiadi per potervi partecipare, quindi molti giocatori -Nadal in testa- se vogliono andare a Rio 2016 dovranno tornare all’ovile della squadra nazionale. Poi, cosa che non guasta per l’immagine pubblica, una presenza femminile in un ruolo di rilievo parla di una Federazione moderna, dinamica e al passo con i tempi. Ma soprattutto il (prevedibile) polverone suscitato da questa scelta è servito a distogliere l’attenzione dal vero problema, cioè il risultato sportivo in sé, che ha riportato dopo 18 anni la Spagna negli inferi della serie B del tennis mondiale.

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