Daniel Muñoz de la Nava: la vita è sogno

di - 1 Settembre 2015

Munoz de la Nava

di Paolo Silvestri

 “Un sogno fatto realtà….Mi sento fortunato per aver avuto quest’obiettivo in testa in tutti questi anni… è stata un’ossessione che mi bloccava, che a volte mi ha intristito, non riuscivo a raggiungerlo pur essendoci vicinissimo, lo sentivo come qualcosa di superiore a me…. Ma adesso ho vinto io. Oggi per la prima volta sono fra i primi 100 migliori giocatori dell’ATP… Per molti sarà solo un numero, ma per me è molto più di questo, è la ricompensa in un percorso pieno di ostacoli, che si possono superare solo con molta determinazione e motivazione”. Con queste parole pubblicate sulla sua pagina di Facebook, Daniel Muñoz de la Nava ha celebrato l’uscita del ranking di lunedì 31 agosto, che lo ha visto issarsi fino al numero 89, rompendo, a 33 anni, la fatidica barriera della Top 100. Un sogno lungamente accarezzato da lui e da moltissimi professionisti abituati a lottare nelle retrovie, lontani dall’attenzione del grande pubblico e dai montepremi milionari.

Questa è stata la sua migliore stagione, anche se non ha giocato neanche un match nel circuito maggiore, dove nella sua più che decennale carriera ne ha vinti solo 6, rimediando 15 sconfitte. I punti necessari per la sua ascesa sono stati quindi racimolati tutti a livello Challenger, dove si è comportato ottimamente, a cominciare dalla vittoria nel torneo di Napoli (dove ha battuto in finale il nostro Donati), successo poi bissato a Mosca, con in aggiunta molti buoni piazzamenti, in particolare le finali di Blois e, la settimana scorsa, di Manerbio, dove ha anche vinto in doppio in coppia con Falvio Cipolla. La soddisfazione è grandissima, anche perché la sua non è stata certo una carriera facile, a cominciare da un tremendo incidente d’auto a 18 anni, quando era fra i 20 miglior junior del mondo, da cui uscì miracolosamente illeso ma con il ginocchio sinistro letteralmente distrutto. Ha dovuto rimanere ai box per alcuni anni, e poi riprendere una carriera in sordina, in cui si sono accumulate nuove lesioni, ognuna delle quali ha richiesto vari mesi di recupero, e pochi risultati di grande rilievo: fino a quest’anno un pugno di Futures e una sola vittoria a livello Challenger (Cordenons 2011) su otto finali in singolo, e risultati un po’ più costanti in doppio, che gli avevano già consentito nel 2011 di raggiungere il numero 94 del ranking di specialità.

In una recente intervista (http://www.puntodebreak.com/2015/06/17/munoz-nava-puedes-levantarte-tienes-motivacion) ha raccontato di avere avuto più volte la tentazione di gettare la spugna, come qualche anno fa alla vigilia del prestigioso torneo di casa: “Ricordo che nel 2010 ero in campo il giorno prima delle qualificazioni del Masters di Madrid e non riuscivo ad allenarmi per il dolore, non ne potevo più. In quel momento dissi: ‘basta, mi ritiro’. Mi stavo allenando con Tati Rascón che improvvisamente mi dice: ‘siamo riusciti a farti avere una wild card per le quali. In quel momento ho cambiato il chip”. Riesce infatti a entrare nel tabellone principale e a ottenere il suo migliore successo in carriera, battendo al primo turno Sam Querrey, allora 22 del mondo e reduce dalla vittoria di Belgrado. E grazie al lavoro del suo team composto dal coach Nacho Truyol, dal preparatore fisico David Antona e dal fisioterapista Segio Gómez, Dani è riuscito piano piano a convivere con il suo ginocchio malconcio fino a muoversi in campo in modo quasi “normale”, il che gli ha permesso di alzare il livello del suo tennis grazie ad appoggi e recuperi più bilanciati, giocando finalmente (e sono parole sue) “con due gambe”.

A segnare il cambio di rotta che lo ha portato a coronare il suo sogno di entrare nell’élite del tennis mondiale, c’è anche stata la vittoria alla fine della scorsa stagione del Campionato di Spagna, di valore relativo a causa delle abituali defezioni dei big, ma comunque un trofeo che ha senz’altro avuto effetti positivi sulla sua fiducia. E a questo punto, con la serenità di aver raggiunto l’obiettivo prefisso e con l’esperienza accumulata in tanti anni, è piu che lecito continuare a sognare. Il gioco del mancino madrileno non ha guizzi eccezionali e non è certo quello di un fantasista, ma ha la sufficiente solidità per consetirgli di stabilizzarsi per qualche stagione fra i cento e, perché no, cercare di migliorare il traguardo raggiunto. Sono sempre più frequenti i casi di ultratrentenni che, quasi in extremis, riescono a entrare nella Top 100, in un tennis come quello attuale che premia sempre di più i meriti dei veterani.

 

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