Del Potro stoico, ma la Davis è spagnola

di - 5 Dicembre 2011

di Sergio Pastena

C’è stato un momento nel quale la Spagna ha avuto paura. E’ stato all’inizio del secondo set quando Del Potro, dopo aver vinto il primo, si è trovato avanti di un break e 40-0 sul proprio servizio (che ha finito col perdere). Nadal fino a quel momento sembrava impotente e la partita si stava sviluppando in maniera atipica per il maiorchino: era infatti l’argentino a fare il gioco, mentre lo spagnolo non riusciva a mettere vincenti e, in generale, dava poca profondità ai colpi a fronte delle fucilate dell’avversario.

Nadal si è tirato fuori da quella situazione come solo lui sa fare: col cuore e col mestiere. Visto la difficoltà di portare avanti un gioco profondo, dettata anche e soprattutto dal fatto che rimandare indietro gli scud di Del Potro non era affatto facile, ha cominciato a cercare gli angoli e, alla fine, ha portato a casa un preziosissimo secondo set, complice anche uno sciagurato doppio fallo di Del Potro sul 4-5 30-30. A quel punto la Spagna ha vinto la Davis.

Qualche spagnolo avrà avuto paura anche nel quarto set, quando un Del Potro riposato dopo il black-out del terzo ha ripreso a martellare fino ad arrivare a servire sul 5-3. Gente che non conosce Nadal, evidentemente: a prescindere dal fatto che nel quinto sarebbe stato strafavorito, il parziale di tre punti del maiorchino che lo ha portato a servire per la Davis sul 6-5 non è stato affatto sorprendente. E persino il break di Del Potro e il tie successivo vinto a zero dal mancino di Manacor rientrano nei suoi standard: partite del genere Nadal alla fine le vince e le vince generalmente in questo modo, salvo che non abbia di fronte Djokovic.
All’Argentina, così, è rimasta ancora una volta in gola la sua prima Coppa Davis. Dopo il doppio di ieri i più smaliziati sapevano benissimo che quel 5-10% di possibilità rimasto ai sudamericani dipendeva solo da una vittoria veloce di Del Potro. Il singolo decisivo, infatti, probabilmente avrebbe visto in campo Nalbandian, uno che la Davis la sente tanto e che al meglio è più forte di Ferrer (che, comunque, certo non sarebbe partito battuto).
Così non è stato, per la Spagna missione compiuta. Poco da dire riguardo i capitani: anche la decisione di Tito Vazquez di mandare in campo Monaco è inappuntabile da un punto di vista strategico.

Restano tre cose:
1) Il solito immenso cuore di Ferrer, capace contro Del Potro di portare a casa il “vero punto della vittoria”;
2) Un’Argentina che perde ma a cui va dato l’onore delle armi, a partire da Monaco che si è sottoposto senza battere ciglio al martirio per “ragioni di stato” passando per il doppio per arrivare a un Del Potro che ha davvero dato tutto;
3) Una nazionale, quella spagnola, che continua a fare paura. Prima nettamente nella classifica per nazioni, tre trionfi negli ultimi quattro anni (cinque dal 2000), è espressione di un dominio che va al di là del “fattore Nadal” se è vero che, nel 2008, il trio Ferrer-Lopez-Verdasco andò a prendersi l’insalatiera in Argentina.

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