I Palleggi di Hakan Sukur

di - 1 Marzo 2012

di Sergio Pastena

Ci ho pensato, prima di scrivere questo pezzo. Seguo il tennis da tempo, ho una discreta conoscenza storica, ma scrivo cose “teoriche” perché mi manca l’esperienza sul campo: vivendo a Napoli il tennis l’ho vissuto in tv, salvo qualche puntata nei Challenger o al Foro, e sono un pessimo giocatore. E’ per questo che non parlo mai di “Metodi di allenamento” e “Genitori e figli”. Nei commenti del pezzo della scorsa settimana sulla Giorgi, tuttavia, una frase riportata dal buon Nizegorodcew mi ha fatto riflettere: “Da piccolissima la teneva in palestra a fare addominali su addominali fino a portarla alle lacrime e la moglie voleva ucciderlo”. Su quella frase è partito un dibattito, perché c’era chi criticava il padre e chi lo difendeva: mi permetto di inserirmi.

L’inghippo è comunicativo. Quella frase, istintivamente, fa pensare a un padre padrone, a una ragazzina massacrata e a una madre disperata. Perché? C’era uno smile alla fine, si poteva pensare a un padre che dà una mano alla figlia e a una madre arrabbiata per scherzo, della serie “Me la strapazzi sta ragazza!”. La psicologia cognitiva, però, insegna che il cervello memorizza i brutti episodi e ci porta a immaginare il quadro negativo: è la logica su cui si basano i tg, per questo tre quarti delle notizie sono cattive. Chiarito ciò, va detto che è lecito discutere da un punto di vista tattico o tecnico ma non è corretto sparare a zero su un genitore senza conoscerlo, tanto più che Sergio Giorgi tutto mi sembra tranne che un “padre padrone”. Ha più senso, invece, fare riflessioni generali. Ricordate Hakan Sukur, il calciatore ex Inter? Lui è un esempio di campione costruito: il padre lo costringeva a massacranti allenamenti all’alba, prima della scuola. Hakan ancora lo ringrazia e Camila, se sfonderà, ringrazierà suo padre. In fondo alcuni genitori han portato i figli in alto pur non essendo dei tecnici: Piotr Wozniacki era un calciatore ma ha lavorato benissimo con Caroline. E a poco vale dire “Con un coach avrebbe fatto meglio”: i fatti dicono che papà Piotr ha vinto la scommessa.

Io, però, mi chiedo: cosa ne è dell’altra faccia della medaglia? Quanti ragazzi dal talento non smisurato ma buono, che richiederebbe un professionista per essere sviluppato, vengono soffocati dall’ego ipertrofico di un genitore che crede di avere le chiavi della vittoria? E quanti ragazzi non proprio talentuosi sono costretti ad ammazzarsi di lavoro da genitori che spesso, secondo un classico meccanismo junghiano, trasferiscono sui figli i propri sogni? Non sono pochi. Ma qui non ci sono solo i campioni, qui c’è uno sport che ha dei valori, che può essere utile per la crescita dei ragazzi e aiutarli nella vita anche se non vinceranno mai uno Slam. Un gioco stupendo, che non deve essere rovinato da attese eccessive. E’ per questo che non amo parlare del singolo caso ma in generale sostengo che un genitore debba conoscere i propri limiti.

Un genitore deve assecondare le passioni del figlio, sostenerlo e se è il caso farlo valutare da gente esperta. Un genitore deve capire quale coach faccia al caso di suo figlio, ascoltando il ragazzo e filtrando le sue idee al setaccio della propria esperienza. Un genitore deve collaborare con l’allenatore senza perdere di vista la vita del ragazzo, gestendo un complesso equilibrio tra rischi e opportunità: se il figlio ha talento rischierà di più, altrimenti sarà più prudente. Un genitore deve fare tutto questo, e non è poco. Anzi, è tantissimo.

Cosa non dovrebbe fare un genitore? Non dovrebbe mettere becco nella preparazione fisica se ha una vaga infarinatura acquisita in palestra. Non dovrebbe modificare l’impostazione del rovescio se non sa cosa sia un rovescio. Non dovrebbe costringere il coach a forzare i tempi perchè vuole vedere suo figlio vincere. In Italia siamo tutti allenatori, specie nel calcio, ma pochi conoscono il mestiere: son tutti buoni a dire “Metti una punta” ma chi saprebbe gestire l’occupazione degli spazi, sviluppare i sincronismi o valutare l’autonomia di un giocatore? Insomma, anche il peggiore degli tecnici (stavo per scrivere Cavasin… ops, l’ho scritto) ne sa centinaia di volte più di un genitore. Non vedo perché tutto ciò non debba valere per il tennis.

Fossi il padre di un baby tennista, quindi, mi fermerei fuori dal campo: una volta scelto un coach, gli darei fiducia valutandolo in base ai risultati, senza sentirmi per questo ridotto all’impotenza. Senza eccezioni, perché il giochetto di trovare scuse per farla fuori dal vaso è vecchio. E cercherei di limitare la pressione: il tennis ha tanto da dare anche a chi non vince, meglio non dimenticarlo.

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35 commenti

  1. Sergio Pastena

    Commento preventivo: questo pezzo, contrariamente a quello di Isner, non è stato scritto con spirito “polemico”, anche perché l’argomento in questione può dare vita a feroci e sanguinarie faide. Quindi, amici genitori, se potete massacratemi con garbo. 😛

  2. alex farol

    gli articoli di Sergio sono sempre una figata. Come si può non concordare con quel che hai scritto? (anche se su cavasin invece si può dissentire). Però guardati attorno, tutti lo sanno come si dovrebbero comportare coi figli per farli crescere bene eppure nessuno (o pochi) lo fanno. Colpa di cosa? Non lo so. Però io ieri ero a fare un torneo di quarta categoria e ho giocato con un under 14 che aveva il papà in tribuna che ogni volta che sbagliava alzava gli ochi al cielo, e che gli metteva una trmenda pressione addosso. Eppure quel papà io lo conosco ed è una bravissima persona, ama davvero il figlio, sbaglia e non si rende conto di farlo. O magari non sbaglia chi lo sa, magari è una mia percezione, magari invece al figlio fa bene avere quella pressione addosso, almeno si impegna nel tennis e non fa danni in giro chi lo sa. Vicino a lui c’era l’allenatrice. Che gli dava consigli, cercava di sostenerlo, spero di reincontralo per vederne i progressi

  3. barbara

    Sergio
    Io allargherei il tema, il problema non e’ il tennis, io vivo in piu’ mondi paralleli avendo due figli con interessi completamente diversi, quello che vedo e’ spesso un’ingerenza eccessiva, nella scuola, nello sport, nella musica etc etc.
    Il tutto fatto da gente che io conosco bene e da adolescente era considerato uno sfigatio e tale e’ rimasto da adulto, sia chiaro che io non misuro il successo o la realizzazione di una persona sulla base del denaro che produce o del matrimonio che ha fatto.
    Il tutto per dire che non e’ un problema de tennis, ma generazionale, di questi genitori che sono estremamente competitivi, ma poco sportivi.
    ora massacrate anche me 🙂

  4. Sergio Pastena

    Innanzi tutto grazie per i complimenti. Condivido le tue considerazioni: è vero che un giocatore che mira in alto deve sviluppare lo spirito da fighter, ma non è certo mettendogli addosso una pressione enorme che questo si svilupperà. Ci sono casi nei quali il senso della sfida e la voglia di vincere sono sostituito dalla paura della sconfitta e del rimprovero paterno. Per fortuna, però, non tutti sono così.

  5. Sergio Pastena

    Concordo anche con te, barbara, il problema ha senza dubbio una matrice sociologica piuttosto consistente. Tuttavia lo sport, per le sue caratteristiche, presta il fianco a certi atteggiamenti. Mi spiego: ho un figlio che vuole diventare pianista. Posso spronarlo, posso incoraggiarlo, a volte posso mettergli troppa pressione addosso. Però non gli dirò mai come suonare il piano.

    Nel tennis, invece, basta essere appassionati e scatta il meccanismo psicologico di dare consigli che, magari, sono totalmente sfasati. Capita anche nel calcio, ma essendo uno sport di squadra l’allenatore fa da filtro in modo più efficace. C’è una differenza che, in generale, non viene colta: a dire “Tizio deve migliorare sul rovescio” son bravi tutti, ad allenarlo in modo da conseguire certi miglioramenti, invece, è buono solo chi ha le competenze per farlo.

  6. bogar67

    Grazie Sergio,
    secondo me per essere un padre padrone bisogna anche avere un figlio o una figlia che ti permettono di svolgere questo ruolo, non tutti i bimbi sono di carattere mansueto e disposti ad ascoltare ciecamente i consigli dei propri genitori, la mia ad esempio che come tutti sapete ha solo 7 anni l’ultima volta che mi sono permesso di dare un consiglio durante una gara di allenamento ha smesso di giocare, mi è venuta incontro molto arrabbiata e mi ha dato un colpo di racchetta al gomito che a distanza di un mese mi fa ancora male ne consegue che sono solo costretto ad assecondare la sua passione per questo sport, sostenerla e farla valutare da gente esperta. Al momento il coach che ho scelto fa al caso di mia figlia, collaboro con lui ad esempio nel fare la video analisi e seguirla nei tornei rapportando poi come è andata la gara, poi gestendo un complesso equilibrio tra rischi e opportunità decido come genitore se fare questo o quel torneo e se aggiungere ore di tennis alle ore già programmate, faccio tutto questo, e vi assicuro non è poco anche perchè la sera tornato a casa dal circolo insieme a mia figlia, ho altro pargolo di appena 2 anni che appena mi siedo davanti al pc si presenta con palla di gomma piuma primigi e mi chiede di voler palleggiare, maledetto tennis, chissà dove porterà me e i miei figli!!!

  7. Sergio Pastena

    Mhuahuuhauha. Bogar qui i casi sono due: o non dai più consigli a tua figlia oppure implori l’allenatore di farne una giocatrice di tocco, che se diventa tipo Serena Williams ti fa partire il gomito. 😛

  8. alex farol

    Io allargherei ancora di più il discorso. Non sono papà e la vedo dal di fuori. Il martedì e il giovedi mattina di solito vedo giocare due ragazzi. Vengono col papà, e a volte con un allenatore. quando arrivano io sono lì a fare il muro. Loro non mi cagano, io invece acolto i loro discorsi prima che si comincino ad allenare. Ascolto il papà che ogni tanto parla al telefono e ci rivedo, in questo quadretto, moltissimi dei papà di ragazzi talentuosi. parlano solo di tennis. Anche quando parlando di politica è legata al tennis. parlano di ragazze è legata al tennis. parlano dello zio, se è venuto o meno al torneo. parlano dell’amico di papà che ha più o meno soldi da dedicare alla crescita tennistica dei figli. Parlano dei compiti da fare per la scuola privata in relazione ai tornei o agli allenamenti. La mia paura è che non crescano come uomini ma come professionisti. e che magari poi si vadano a cercare più in là con gli anni la loro adolescenza. Eppure se così non si facesse non sarebbe possibile, a meno di avere davvero un talento allucinante alla federer, emergere nella competizione formidabile che c’è adesso. Come e dove trovare un equlibrio?

  9. Sergio Pastena

    alex: hai presente il colesterolo, che c’è quello buono e quello cattivo? Ecco, un padre che si prodiga in ogni modo per aiutare il figlio è il colesterolo buono: magari può essere monomaniacale, però dà una mano. Un padre che accresce eccessivamente la pressione sul figlio ancora piccolo oppure mette becco in questioni tecniche (se non ha la competenza adatta) è il colesterolo cattivo. Tenendo presente sempre un fatto: oltre al tennis c’è la vita e non basta far continuare il figlio negli studi perché sia pronto ad affrontarla: occorre far sì che la grinta che mette nel tennis riesca a metterla in futuro anche nel resto, perché non tutti diventano pro.

  10. barbara

    Sergio
    Il problema del tennis e’ che si impara da grandi e soprattutto da autodidatta, cosa che non accade in altri sport, questo ingenera in molti la convinzione di capirne, ma soprattutto manca la cultura sportiva che puo’ essere trasmessa solo da chi ci e’ cresciuto con certi valori.
    dico sempre che non sono in grado di esprimere giudizi tecnici, pur avendo giocato da piccola e per diversi anni, eppure sento disamine tecniche fatte da fior fior di salumieri 🙂 con grandissima autorevolezza.
    ecco il tennis permette a tutti di sentirsi dei fenomeni ed ingenera la convinzione in genitori e pseudo maestri di poter diventare grandi coach, se nei tornei si rispettassero le regole e si educassero maestri, ragazzi e di conseguenza genitori, secondo me cambierebbero le cose e ci sarebbero meno esperti.

  11. Stefano Grazia

    Sergio, la questione come forse saprai ( :)) e se non la sai fattela speiegare da ale, e’ abbastanza annosa, diciamo che dura da sei anni almeno, da quando su ubitennis fu pubblicato un articolo di semeraro sui bambini prodigio come Jan Silva, alcuni sciagurati risposero e poi arrivai io al numero 32, se ricordo bene, col post piu’ lungo della storia dei blog di tennis … e da allora gli sciagurati di post ne han scritti migliaia e io pur cambiando blog,da ubi a ST, e il nome alle mie rubriche,da Bradenton Chronicle a Colpo di Grazia a Saghe Mentali, ho cercato di coordinare fino a che, venuta a mancare la materia prima, mio figlio, ho lasciato ad altri oneri e onori … questo per dire che abbiamo scritto di tutto e di piu’ ma credo che quello per cui ci siamo piu’ battuti e’ stato appunto il pregiudizio del meglio orfani contrapponendo invece la ricerca del Dialogo e della Collaborazione partendo da una realta’ poco accettata e cioe’ che al Maestro Scoglionato, detto anche Pierino, quello da SAT col telefonino sempre in mano, e’ sempre da preferire il Genitore Appassionato che, se sara’ anche ILLUMINATO certamente si dara’ da fare per studiare o aggiornarsi e confrontarsi non per sostituirsi ma appunto per poter essere in grado di scegliere …. La cosa di cui comunque io mi vanto di piu’, e che mi viene dai piu’ riconosciuta, e’ quella di aver coniato il Postulato ” Ci sono Genitori e Genitori e ci sono Coaches e Coaches… E quindi io sono proprio d’accordo con quanto scrivi all’inizio e cioe’ che troppo spesso si finisce per generalizzare e giudicare senza conoscere … Alla fine il mestiere di Genitore rimane il piu’ difficile , secondo solo a quello di Genitore di tennista… quello davvero, soprattutto agli ocvhi di chi guarda il dito e non la luna,qualunque cosa faccia sbaglia… e’ sicuramente vero che per un Yuri o un Jim Evert ci sono centinaia di genitori che non sono riusciti a portare i propri figli laddove magari forse, ma non e’ detto, un coach avrebbe potuto ma appare evidentissima come in nessun altro sport la straordinaria importanza nel tennis di un genitore in grado di passare col figlio/a quel tempo necessario a stimolare, attraverso ripetizioni infinite, noiose per quanto giocose, la famosa mielina…se e’ vero, come e’ vero, che dal punto di vista tecnico un giocatore impara tutto quel che deve imparare prima dei 12-14 anni…. Comunque, non vorrei ripetermi :)!

  12. Sergio Pastena

    Vero, e in questo c’entra anche l’ambiguità di cui ti parlavo prima. Tutti o quasi riescono a vedere i limiti di un atleta, solo alcuni riescono a capire su quali bisogna intervenire più urgentemente, pochissimi sanno intervenire in maniera efficace.

  13. Sergio Pastena

    @Stefano: le cose che hai scritto per me sono pacifiche, come avrai capito le mie critiche sono rivolte al genitore che, non sapendo di tennis, pensa di reinventarsi coach come se fosse una roba facile. Ok che l’amore di un genitore porta lontano (vedi la storia dell’olio di Lorenzo) ma, come tu stesso hai detto, l’inghippo è quando un genitore pensa di sostituirsi ai coach anzichè aiutarli. Su questo punto, quindi, mi sembra che ci troviamo.

    L’altro fronte che ho provato ad aprire nell’articolo, del quale sicuramente avrete già parlato tanto (ripeto, è la prima volta che mi avventuro in questo tema) è la questione della “creazione” del campione. Nello specifico, trovare un bilanciamento tra talento/potenziale e passione, tra lo spingere il ragazzo verso il tennis perchè “è bravo” e il mantenere una visione lucida che permetta di capire quanto il ragazzo gioca a tennis perché gli piace e quanto per fare piacere al genitore.

    Ho visto tanti avvocati figli di avvocati e nipoti di avvocati che poi son finiti in banca perché l’avvocato non volevano farlo e si erano iscritti a giurisprudenza dietro pressione dei genitori. Un mio ex collega giornalista, che ora lavora nel mondo della comunicazione, è un fenomeno paranormale coi numeri ma non so quante volte l’ho sentito dire che se si fosse iscritto ad ingegneria o matematica sarebbe stato un uomo infelice perchè i numeri li odia.

    Insomma: a tuo avviso, per quella che è la tua esperienza di genitori, come si fa a mantenere sempre il contatto con la realtà in modo da evitare pericolose distorsioni che potrebbero incidere sulla vita, non solo sportiva, del ragazzo? 😉

  14. Stefano Grazia

    Difficilissimo piu’ nella creazione di un atleta che di un avvocato…in fin dei conti per l’avvocato, o medico, o ingegnere, hai tempo fino a 18-20 anni, e in fondo a quell’eta’ uno puo’ avere anche abbastanza personalita’ da decidere da solo…a 18 anni invece non puoi piu’ decidere che da grande vuoi fare il campione sportivo, nemmeno di formula uno, figuriamoci di tennis, e’ gia’ troppo tardi, lo e’ anche a 14 anni, lo e’ gia’ a 10-12 anni, e quindi il grande inghippo o il grande Catch 22 e’ tutto li’…ve lo ricordate no il libro zcomma 22 di joseph heller ( tseh, figuriamoci…)… comunque il comma 22 recita: chi e’ pazzo puo’ essere esentato dalle missioni di volo in tempo di guerra ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo in tempo di guerra non puo’ essere pazzo…
    E questa e’ la grande verita’, che noi Genitori di tenjisti siamo sempre stati irrimediabilmente fottuti fin dai fottutissimi inizi…E solo pochi, pochissimi si salvano…E quasi tutti non per meriti propri, anche se amano pensare di essere stati migliori degli altri, ma solo per volgarissimo culo… una volta riconosciuto questo, continuero’ sempre a credere che un Genitore Illuminato e’ sempre meglio di un Maestro Scoglionato ma l’ideale sarebbe il connubio fra il primo e un Carlos Rodrigues …

  15. Stefano Grazia

    Domani magari ri-approfondiamo ma nel frattempo…ma chi c@$$* e’ Hakan Sukun? mi sa che ero all’estero e non c’era anche eurosport, espn e skysport…mai coverto …

  16. Sergio Pastena

    Suvvia, il più grande calciatore turco della storia! Ex centravanti dell’Inter, riuscì a fare vincere una Coppa Uefa al Galatasaray e a portare la Turchia al terzo posto in un mondiale. Giocatore abbastanza forte, anche se fuori dalla patria non ha mai reso al meglio. Ma era pur sempre turco, oh! 😛

  17. “Cosa non dovrebbe fare un genitore? Non dovrebbe mettere becco nella preparazione fisica se ha una vaga infarinatura acquisita in palestra. Non dovrebbe modificare l’impostazione del rovescio se non sa cosa sia un rovescio. Non dovrebbe costringere il coach a forzare i tempi perchè vuole vedere suo figlio vincere”

    Posso metterla nella bacheca del mio circolo?

    Qualche mese fa una madre di un bambino di 7 anni “aggredì” il maestro di suo figlio perchè si era permesso di farlo giocare con le palline di gommapiuma. “Mio figlio è capace a giocare! Perchè lo fate giocare con le palline dei piccoli?” Non sono mancati nemmeno i suggerimenti per il sottoscritto nel campo della preparazione motoria, perchè lei l’anno prima “con i balzi a rana aveva ottenuto ottimi risultati”! (Alcune fonti informative mi hanno rivelato che effettivamente il bambino gracida nel sonno…).
    Richiamata all’ordine non s’è persa d’animo ed è tornata alla carica perchè secondo lei suo figlio doveva giocare e allenarsi solo con quelli più forti di lui, altrimenti non imparava. Io le ho risposto che anche gli altri ragazzi volevano giocare con quelli più forti, e quindi non volevano giocare con suo figlio…Ho ottenuto un grande risultato: non mi ha più rivolto la parola (ergo, non ha più rotto i cog….ni).
    Inutile dire che la suddetta ha portato il figlio a gracidare…pardon, a giocare, in un’altra scuola, con grande sollievo di tutto lo staff tecnico. Dopo nemmeno una settimana ha chiesto di tornare da noi, che ci siamo ben guardati dal riprenderlo. Dispiace per il bambino ma noi non possiamo farci niente: il suo destino è già segnato…..

  18. Sergio Pastena

    Ecco, la frase “con i balzi a rana aveva ottenuto ottimi risultati”, riferita a un bambino di 7 anni, mi fa gelare il sangue. Non per i balzi a rana, ma per la parola “risultati”. Ha sette anni, cazzarola! L’unico risultato apprezzabile che si può ottenere a quell’età è che il bambino si diverta, socializzi e apprenda le basi dello sport.

    E su questo, sia chiaro, non transigo neanche a fronte di considerazioni come “Il tennis va così” o “E’ per il suo futuro”, anche se si è di fronte a un Federer in fasce. La sola idea di dover “programmare per risultati” un bambino di sette anni mi fa lo stesso effetto delle baby-miss che a dieci anni si truccano e vanno a fare i concorsi.

  19. bogar67

    Stefano Grazia veramente non conosci Hakan Sukur?

    Mi vedo un pò nel post 8 di Alex Farol, ho colleghi di lavoro che giocano a tennis disposti ad assorbirsi ore di tennis di mia figlia raccontato da me ma prima o poi mi diranno che palle o cambieranno strada quando la mattina mi vedranno 🙂 🙂 Per quanto invece la ricerca della propria adolescenza, torniamo al discorso del padre padrone, ma sapete quante volte ho cercato in questi anni di dissuaderla dall’andare a giocare, due-tre anni fa erano pianti oggi solo calcia nelle mie ginocchia ed urla.

  20. Stefano Grazia

    Guardate che se cominciamo con gli aneddoti sui genitori, ce ne sono parecchi che fan rabbrividire anche su Maestri, Coaches e Preparatori Atletici …Ci sono Genitori e genitori, Maestri e Maestri, Coaches e Coaches, Preparatori e Preparatori,perfino Dirigenti e Dirigenti …

  21. tilden

    Sono d’accordo con SG, ma in fondo i risultati dei genitori sono stati sempre superiori, perché ci mettono quel ganello di follia che i maestri non possono metterci. Vorrei sempre ricordare la storia di Richard Williams , mai giocato a tennis in vita sua , che mise incinta apposta la moglie per fare due figlie tenniste numero 1 del mondo. Lui ci é riuscito proprio per quel fuoco interiore quella fllia che puo’ avere un genitore e non un maestro.

  22. Maurizio

    Nel nuoto un bambino ed un papà alla ricerca di una scuola con sbocco agonistico che si rivolgessero alla Canottieri Aniene di Roma o al DDS di Milano, troverebbero già tracciato in quelle vasche il percorso che porta ad un onorevole attività nazionale ma anche a chi lo volesse e ne avesse le capacità a livello internazionale.
    Questo percorso codificato non esiste nei circoli di tennis (Dav ide metti anche questo appeso sul circolo ndr), è di appannaggio di pochissimi professionisti.
    L’italia non ha una strada maestra, non ha svilippato la sua ricetta, bisogna bussare alla porta dei singoli cuochi sperando di trovare quello giusto….e di poterselo permettere.
    Questo è un estratto di un articolo non di un genitore talebano ma di Enzo Anderloni direttore di “Il Tennis Italiano”, qualche mese dopo aver incontrato un manipolo di genitori che non ha trovato punti di riferimento certi per avviare i figli alla pratica agonistica.
    Sergio, nel frattempo qualcosa è cambiato, ma i cambiamenti sono ancora molto lenti e la situazione nella maggior parte d’Italia è ancora così.
    Il potere vi vuole ignoranti, perciò studiate. Giosuè Carducci 1880.

  23. atti

    Una situazione che, stranamente, è accentuata nel tennis, molto meno in altri sport…chissa perché ?
    Cioè le storie alla Hakan Sukur raramente capitano nel calcio, mentre rileggendo la biografia di tanti campioni di tennis, spesso hanno un percorso poco educativo, se visto alla luce dei benpensanti e moralisti di facciata.
    Evidentemente c’è allora un certo rischio di eccesso insito in questo percorso ?

    Come mai succede così spesso nel tennis il fai da te, il genitore che prende in mano la situazione ?
    Possibile che ci sia una piu’ alta concentrazione di genitori imbecilli rispetto ad altri sport ?

    Il motivo è molto piu’ semplice, solo nel tennis, in Italia, l’amatore puro e il giovane agonista sono gestiti dalla stessa persona.
    Solo nel tennis non si riesce a stabilire una prospettiva che porti a selezionare un certo numero di ragazzini, a seguirli in modo corretto, ad aiutarli e sostenerli adeguatamente.
    Nel tennis tutto è possibile e niente è irrealizzabile a priori….quindi spazio alla fantasy !!!
    Non ultimo, i costi, quando paghi profumatamente un servizio, ovviamente stai molto piu’ attento a cosa ti viene offerto in cambio…

    Siam mica qua a… a spiegar la Fisica Quantistica al “Trota”…

  24. Stefano Grazia

    la verita’ potrebbe essere l’opposto: nel tennis la concentrazione di genitori geni e’ superiore a quella di altri sports 🙂 ! forse perche’ pescano magggiormente’ in ambienti piu’ poveri culturalmente’ … ma questa spiegazione e’ in conflitto con i mike agassi, jim pierce, richard williams, dokic etc che controbilanciano i dr bartoli, i dr lisicky, gli ing sharapov, etc etc….

  25. Tanti sono i mali del tennis italiano. Uno di questi, che non capirò mai (bugia, l’ho capito da un pezzo :D) è il rifiuto totale, per non dire il terrore, di condividere le proprie conoscenze tecniche fra colleghi. La scorsa estate ho aperto un blog sulla preparazione fisica, dove si parla esclusivamente di tennis. Non c’è un solo banner pubblicitario, i contributi sono liberamente consultabili e persino scaricabili, non è richiesta nemmeno la registrazione! Insomma, metto a disposizione il mio lavoro (ovviamente quando ho tempo per scrivere…) gratuitamente e per tutti. Cosa ci guadagno? Beh, ovviamente è un modo di far conoscere agli altri il mio lavoro e la mia persona, ma tutto qua. In cambio ho chiesto a tutte le professionalità che ruotano nel tennis di inviarmi un loro contributo: io ti dò qualcosa di mio e tu, se lo vuoi, mi dai qualcosa di tuo. E tutti ci arricchiamo e così il movimento cresce. Sapete quanti contributi ho ricevuto in un anno? ZERO! Nessun preparatore fisico, nessun medico sportivo, nessu maestro o istruttore mi ha mandato un solo rigo e nemmeno una segnalazione di un evento! L’unico a segnalarmi qualche pezzo interessante è stato l’amico Damiano Fiorucci, uno dei pochi che si possa definire preparatore fisico professionista di tennis in Italia, uno che tra l’altro c’ha molto da fare (beato lui…).
    E fin qua niente di nuovo sul fronte occidentale. Se non che siamo giunti al paradosso che l’altro giorno, navigando sul web, vengo a conoscenza di un’Accademia di tennis che opera in una realtà in questo momento molto in auge. Visito il loro sito web e la loro pagina Facebook. Decido di pubblicare questo annuncio sulla loro pagina:
    “Se vi fa piacere potete visitare il mio blog sulla preparazione fisica nel tennis …. .com. Niente pubblicità, niente registrazione, solo contributi tecnici liberamente consultabili e scaricabili da tutti”.
    Un paio di giorni dopo vado a vedere se per caso qualcuno ha apprezzato, magari con un ringraziamento. Con sorpresa non trovo più il post. Ho pensato che forse FB se lo era perso. Ieri pubblico un link al mio ultimo lavoro. Anche questa volta post cancellato!!! Non che mi aspettassi un ringraziamento, ma che fossi un pericolo per loro non me lo aspettavo di certo! Non ci avevo proprio pensato… Sia mai che si venga a sapere che in Italia ci sono preparatori fisici o colleghi in genere che si occupano di tennis! La parola d’ordine nel tennis italiano è censurare la “concorrenza”, in altri sport è condividere per arricchirsi. Per carità: ognuno sulla sua bacheca è libero di scriverci quello che vuole e di rifiutare qualunque contributo, ma non posso fare a meno di sentirmi un pò triste…
    Nel tanto vituperato calcio esistono DECINE di siti aggregatori di contenuti tecnici, dove ognuno può arricchirsi e aggiornarsi grazie ai colleghi e se vuole, ed è in grado, può dare anche il proprio di contributo. Molti sono gratuiti.
    Nel tennis la condivisione è considerata un pericolo per il sistema (e per il proprio portafogli). Se qualcuno legge un articolo sulla preparazione fisica nel tennis magari gli viene voglia di chiedere un pf al proprio circolo e in quel caso…apriti cielo!!! Poi i maestri guadagnano meno…
    Negli altri sport si cerca di aggiornarsi e di migliorare le proprie conoscenze. Nel tennis italiano l’obiettivo è di mantenere tutti, genitori in modo particolare, nella più assoluta ignoranza, perchè è attraverso l’ignoranza che si può speculare.
    Conosco ottimi maestri di tennis e maestri mediocri: ma TUTTI sono campioni nel vendere la propria professionalità e nel denigrare quella degli altri, quando minacciosa per i loro guadagni. E molti di loro lo fanno con classe, perchè se la vendi bene, anche la merda ha il colore della Nutella.
    E intanto viene pubblicata l’ennesima intervista di un nostro tennista che ricorda le sue vittorie più prestigiose: peccato si chiamasse Adriano Panatta e fosse il 1976. Il nostro ambasciatore più prestigioso è ancora Nicola Pietrangeli: per carità, le vittorie non hanno tempo nè si cancellano, ma temo che fra trent’anni la Schiavone rilascerà interviste in cui narrerà dell’ultima volta che un nostro rappresentante ha vinto uno slam.

    AUGURI AL NOSTRO TENNIS E AVANTI COSI’…CHE MI VIEN DA RIDERE.
    P.S.1: non nomino l’Accademia in questione perchè non vorrei essere querelato per mancato rispetto della privacy. Perchè questo vogliono le nostre strutture: la privacy più assoluta in modo che nessuno venga a disturbare il tuo lavoro con quel virus terribile che si chiama CONOSCENZA…
    P.S.2: quando la odori o la assaggi la merda ha sapore ed odore divresi dalla Nutella. Ecco perchè ci tappano il naso e ci tolgono il cucchiaio…

  26. ADDIRITTURA

    …ha ragione da vendere Davide: non c’è condivisione ecco perchè il business della formazione ,forum, corsi d’aggiornamento e quant’altro funziona.Almeno uno che ha passione ci và, si aggiorna e talvolta può confrontarsi con i top-coach italiani o stranieri e si può affrontare anche il discorso PA…
    Però solo una cosa mi sento di dirLe:il bambino/kermit andava riaccettato.Che colpa ne ha lui della mamma petulante e saccente capitatagli in sorte?Non crede?

  27. Sergio Pastena

    Io l’avrei ripreso e avrei cominciato a supercazzolare la madre. “Signora, da domani lo alleniamo col passo dello gnu”.

  28. cesare veneziani

    @Stefano 21:un coach mediocre rovina un tennista (e comunque lo puoi sostituire con uno migliore, se non ti soddisfa), un genitore mediocre rovina una persona (e non lo puoi sostituire). Pensaci.
    PS: chi ti dice che la Bartoli senza quel matto che le calpesta l’ombra non diventava 3? E magari la Capriati non si devastava la vita con quella miriade di pazzie? E la Hingis?
    Ripeto, coach e genitori su due barche diverse, a mio parere.

  29. @Addirittura
    Per quanto mi riguarda la riflessione non è mancata, anzi! Ma siccome non sono io che decido e nessuno ha chiesto il mio parere, le conclusioni me le sono tenute per me. Io avrei parlato con la madre e chiarito le condizioni. Hai ragione, i bambini non c’entrano nulla, mai…
    Quando mi occupavo di calcio facevo sempre una riunione con tutti i genitori ad inizio anno, coinvolgendo tutto il mio staff. Si spiegavano obiettivi, regole e si rispondeva a domande e richieste. Se le cose andavano bene (ed è sempre stato così, perchè quando chiarisci all’inizio poi uno non può dire “ma io non lo sapevo”) ok, altrimenti si indiceva un nuovo incontro.
    Nel tennis…………………………………….

  30. Un esempio di cosa succede negli altri sport:
    -preparazionefisica.it: DECINE di video di altissimo livello, visionabili in modo assolutamente gratuito su youtube, in cui i preparatori di volley mostrano come lavorano, senza segreto alcuno! Loro non hanno paura che qualcuno li copi, anzi, è ciò che vogliono! E allenatori e preparatori italiani, proprio perchè SI SA come lavorano, sono considerati i migliori al mondo e siedono SU TUTTE le panchine di TUTTE le migliori squadre europee e del mondo! Ma parliamo di uno sport in cui l’obiettivo è la QUALITA’ DELLA FORMAZIONE, non lo stipendio di fine mese…

  31. Giorgio il mitico

    Davide hai ragione, anche tu fai paura, sai che ho sentito dire dell’esistenza di un’accademia in cui si sostiene che l’età giusta per INSEGNARE la battuta è intorno ai 16 anni ?

    Sai che fra le ragazzine che vanno per la maggiore ce n’è una con una battuta molto, ma molto casuale ?

    Qui mi fermo.

  32. @Giorgio
    Si, il mio esempio voleva sottolineare una cosa diversa. Magari in quell’Accademia di cui parlavo il livello della formazione è elevatissimo: io questo non lo so. Quello che mi premeva sottolineare è che il tennis è l’unico sport che spinge perchè non cambi nulla, che non vuole evolvere perchè non conviene ai circoli e alle altre strutture formative e che fa di tutto perchè i “nuovi” metodi e mezzi non siano conosciuti, soprattutto se non sono appannaggio dei maestri. In tutte le altre discipline maggiori condividere le conoscenze è considerato non solo un’esigenza, ma un piacere. Il fatto è semplice: la torta del tennis è allettante e i maestri non la vogliono dividere con nessuno! Non con i preparatori fisici, non con i mental training, non con qualsiasi altra figura o persona. E se i genitori chiedono, loro sanno sempre come replicare. Se poi entriamo nel merito tecnico di come lavorano certe accademie che ho conosciuto….beh, lasciamo perdere, facciamo notte!

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