La famiglia Ymer: dall’Etiopia per salvare la storica scuola svedese

di - 28 Ottobre 2016
Mikael e Elias Ymer - Foto Brigitte Urban

Questa storia nasce da molto lontano, forse per caso. Nel 1987 in tanti abbandonavano l’Etiopia, ormai martoriata dalla guerra civile, per rifugiarsi in Europa verso i paesi del nord. Uno dei più accoglienti era la Svezia, meta scelta dalla famiglia Ymer per ricominciare da capo.
Probabilmente Wondwosen Ymer, dopo un buon passato da mezzofondista (specialità etiope per eccellenza), immaginava lo stesso destino per i piccoli Elias e Mikael, ma le alternative che offriva un contesto variegato come la Svezia rendevano tutto più imprevedibile. Ad arricchire questo quadro c’è un televisore, le trasmissioni di tennis che Wondwosen guardava di tanto in tanto e Andre Agassi. Grazie a questa combinazione il tennis entra in casa Ymer.

Dopo quello che è successo nell’ultimo ATP di Stoccolma, giocato nella scorsa settimana, papà Wondwosen in cuor suo si sarà tranquillizzato dal non poter mai vedere i suoi due figli in una 10.000 metri alle olimpiadi e probabilmente avrà continuato a ringraziare Andre Agassi, perché i suoi Elias e Mikael hanno vinto il torneo di doppio giocando insieme e se consideriamo che i due hanno rispettivamente 20 e 18 anni, c’è da star tranquilli per un futuro molto roseo.
Questa vittoria, colta nel torneo di casa grazie ad una wild card per il tabellone principale, è sorprendente se pensiamo che entrambi i fratelli Ymer non avevano giocato insieme neanche un 15 di un doppio ufficiale e nei loro primi anni nel professionismo non c’erano ancora state affermazioni in questa specialità, nemmeno nel circuito dei Futures.
Inoltre per farsi largo nel torneo hanno dovuto affrontare nomi che, nel doppio, non sono affatto banali: Rojer, Fleming, Bopanna o Matkowski. Eppure i fratelli Ymer sono riusciti a riportare due svedesi al successo nel doppio di Stoccolma dopo 18 anni d’assenza, riuscendo a fare i miracoli nei primi due turni (con due tie-break finali vinti 11-9) e venendo fuori alla distanza con un’autorevole semifinale vinta contro Bopanna/Huey 6-3 6-4 e una finale senza storia contro Pavic/Venus dove hanno lasciato solo due giochi agli avversari.

Ma al di là del singolo torneo o della poca esperienza, è molto evidente il talento di questi due ragazzi che ormai sono visti in Svezia come le uniche possibilità di ripresa. La crisi del movimento è particolarmente profonda: l’ultimo tennista nella top 100 è stato Soderling nel 2012 e comunque nel suo periodo di massima affermazione predicava praticamente da solo. Gli anni delle quattro finali in Davis tra il 1994 e il 1998 o l’era dei numeri 1 inaugurata da Borg e proseguita da Wilander ed Edberg sembra essere archeologia.
I fratelli Ymer sembrano rappresentare il primo vero spiraglio di ripresa. Scovati e seguiti da Magnus Norman, hanno avuto entrambi un buon percorso nel circuito junior e sembrano avere tutte le carte in regola per proseguire la loro crescita.

Al momento è stato Elias a fare più notizia: oltre ad aver avvicinato la top 100 in primavera, si è fatto notare soprattutto in Italia vincendo i Challenger di Caltanissetta e Barletta, mentre nei tornei più importanti saltano all’occhio le sue quattro qualificazioni in tutti e quattro i tornei dello Slam del 2015, la vittoria contro Kyrgios nell’ATP di Barcellona, il quarto di finale a Gstaad e due buone semifinali raggiunte nei Challenger francesi di Aix en Provence e Bordeaux battendo in entrambe le occasioni Rosol.
Per Mikael invece, dobbiamo aspettare un po’ di più per capire quale impatto può avere nel professionismo, ma i primi segnali avuti sono senz’altro notevoli. La settimana appena trascorsa a Stoccolma non è stata positiva solo per il doppio, ma anche nel tabellone del singolare (grazie ad una wild card) Mikael si è fatto strada sorprendendo Verdasco con un secco 6-2 6-1 per poi cedere sotto i servizi di Karlovic in tre set. Una vittoria che ha permesso l’ingresso nei primi 500 del mondo, a testimonianza che la strada da fare nei Futures e Challenger è ancora lunga. Tra l’altro il suo mondo nel professionismo non è iniziato in maniera casuale: dopo aver vinto la sua prima partita in un futures svedese è stato costretto subito al derby in famiglia perso 6-4 7-5 con il fratello più grande, sfida che si è riproposta nelle qualificazioni dell’ultimo Challenger giocato a Brescia dove Mikael era riuscito a strappare il primo set ma fu costretto al ritiro nel secondo.

Per quanto la loro somiglianza sia evidente, il loro tennis lo è molto meno (e in questo si avvicinano in parte alle differenze dei fratelli Zverev). Di Elias al momento abbiamo ammirato un tennis particolarmente esplosivo e solido, non a caso i suoi risultati migliori vengono dalla terra rossa. Il gioco di Mikael, invece, è molto più pulito e tecnico nei movimenti con una notevole bravura nel disegnare il campo. Il tratto comune che li avvicina è sicuramente una velocità impressionante nel coprire le zone del campo frutto soprattutto di un fisico leggero e predisposto alla reattività.
Il loro squillo a Stoccolma si è fatto sentire e probabilmente tra qualche anno il ritorno della Svezia nel World Group passerà dalle loro racchette.
Papà Wondwosen può mettersi comodo e lasciar perdere il mezzofondo, anche perché quando scegli una nazione come la Svezia per ricominciare, tra le tante opportunità bisogna mettere in conto quella di affacciarsi su una delle migliori tradizioni tennistiche del mondo. Nel 2006 si era aperto un nuovo spiraglio con il terzo bambino, Rafael, ma anche lui è stato rapito dalla pallina gialla.

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