Mikael Pernfors: 52 candeline e tanti ricordi

di - 16 Luglio 2015

Mikael Pernfors

di Paolo Angella

Oggi è il cinquantaduesimo compleanno di Mikael Pernfors, uno dei grandi protagonisti del tennis svedese degli anni ottanta, che, subito dopo Bjorn Borg, ha sfornato una serie di grandi talenti come Anders Järryd, Henrik Sundström , Jonas Svensson, Joakim Nyström, Kent Carlsson, fino ad arrivare ai mostri sacri Stefan Edberg e Mats Wilander, facendo della squadra svedese una delle più forti compagini di Coppa Davis di quegli anni.

La storia di Mikael è un po’ diversa da quella di tutti i suoi compagni di Coppa Davis, perché, da Malmö in Svezia, dove è nato ed ha vissuto il periodo dell’infanzia, si è trasferito negli Stati Uniti per studiare, in particolare ha scelto l’Università della Georgia e i primi importanti successi nel mondo tennistico li ha ottenuti proprio nel College Tennis statunitense. Nel 1984 e nel 1985 è riuscito nell’impresa di vincere due titoli NCAA consecutivi, cosa riuscita fino a quel momento solo a Denis Ralston.

Fino al 1986 Pernfors ha limitato molto la sua attività tennistica, preferendo concentrarsi sugli studi, ma proprio in quell’anno, a sorpresa, ha iniziato a inanellare una serie importante di buoni risultati in tornei statunitensi (semifinali a Memphis, quarti a La Quinta, Atlanta e Indianapolis) che gli hanno consentito di arrivare a ridosso dei primi trenta giocatori al mondo.

A questo punto arriva la svolta con il miglior risultato della carriera, la finale al Roland Garros del 1986. Infilò due settimane strepitose, piegando avversari del calibro di Edberg, Jaite, Becker e Leconte, prima di essere nettamente superato dall’allora imbattibile Ivan Lendl con il netto punteggio di 6-3 6-2 6-4.

Il resto della stagione lo vide esprimersi su livelli medio-alti, accedendo ai top ten (best ranking n°10 il 22 settembre del 1986) e diventando protagonista della finale di Coppa Davis persa per un soffio con l’Australia, sull’erba di Melbourne (batté McNamee e perse da un grande Cash, sciupando un vantaggio di due set a zero).

L’anno seguente giocò buoni tornei, ma senza mai riuscire ad arrivare in fondo. I migliori risultati del 1987 sono stati le semifinali di Menphis e Tokyo. Ma quell’anno verrà ricordato nella carriera di Pernfors per un incredibile match contro l’allora trentacinquenne Jimmy Connors negli ottavi di finale a Wimbledon. Pernfors si è trovato avanti 6-1 6-1 4-1 e sembrava avere saldamente in pugno la partita, ma improvvisamente il grande Jimbo non ha più sbagliato nulla e Mikael perse 18 dei 25 successivi game e fu sconfitto al quinto set per 1-6 1-6 7-5 6-4 6-2.

Sempre a livello di top 20 l’anno seguente (il 1988) con la finale persa a Memphis contro Agassi, un ottimo torneo giocato ad Indian Wells (batté anche Edberg) e, dopo un infortunio che lo fermò per qualche mese, i suoi due primi titoli ATP, quelli di Los Angeles (su Agassi) e Scottsdale (su Layendecker).

Nel 1989 inizio a perdere qualche decine di posizione nel ranking e non ebbe risultati di rilievo, il 1990 invece si ricorda nella carriera di Pernfors per essere stato involontario protagonista di una delle pagine più incredibili della storia del tennis: la squalifica di John McEnroe per intemperanze varie e reiterate agli ottavi di finale degli Australian Open di quell’anno. McEnroe, in vantaggio di due set a uno inizia a dare i suoi soliti segni di nervosismo, e urla contro un giudice di linea che, secondo lui, ha sbagliato la chiamata. Si prende il primo warning. Due game dopo Mac lancia la racchetta violentemente a terra e viene graziato dal giudice di sedia. Poco dopo però la scena si ripete con un nuovo lancio di racchetta che viene distrutta. A questo punto scatta il penalty point che coincide con il break a favore di Pernfors. SuperMac si infuria, chiama il supervisor e invece che calmarsi continua ad inveire contro tutti. Conciliabolo tra giudice arbitro, giudice di sedia e supervisor e viene decretata la squalifica di John McEnroe. Quella è stata la prima squalifica di un giocatore per cattiva condotta in un torneo del Grande Slam nell’era open.

Pernfors poi ai quarti di finale perse con Yannick Noah e in quell’anno iniziò una lenta caduta in classifica che sembrava portarlo verso il ritiro fino a quando nel 1993, tra la sorpresa generale riuscì ad imporsi ancora in un torneo ATP, a Montreal, in finale contro Todd Martin. Si ritirò definitivamente nel 1996.

Giocatore solido da fondo campo, con un robusto rovescio bimane, Pernfors si trovava a suo agio sul cemento e sulla terra rossa, ma aveva sempre mostrato un buon adattamento anche all’erba.

Come la maggior parte degli svedesi che hanno dominato in quel periodo storico, anche di lui si ricorda la signorilità e grande flemma sia fuori che dentro il campo da gioco.

Buon compleanno Mikael !!!

© riproduzione riservata

2 commenti

  1. cataflic

    Insomma….una grande “spalla” per attori più importanti!
    Quella con Jimbo fu veramente epica!

  2. bernie

    N. 1 in classe e stile sul campo. Quando vestì Nike era splendido.
    Svedese americanizzato.
    Lo adoravo e ancora adesso solo a sentirne il nome mi accendo di ricordi.
    Sul 4-1 per lui quella volta spensi il televisore e me ne andai (probabilmente a giocare….) contento del risultato.
    Quando tornai a casa erano ancora in campo………

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