Nikoloz Basilashvili, l’ambasciatore del Caucaso

di - 19 Novembre 2014

Nikoloz Basilashvili

di Salvatore Greco (ha collaborato Daniele Sforza)

C’è una leggenda georgiana molto amata dai suoi abitanti: racconta che Dio, dopo aver creato il mondo, durante il famoso settimo giorno si riposò e consumò anche un lauto pasto, finito il quale scrollò le briciole sulla terra appena creata e caso volle che finissero proprio sulla Georgia. Per cui tradizione vuole che oggi la prelibata cucina georgiana altro non sia che l’eredità delle briciole del pasto divino cadute sul Caucaso. La Georgia, insomma, è una terra che va fiera della sua ricchezza culinaria oltre che dei suoi vini e persino di un tipo particolarissimo di acqua minerale che viene esportata in tutto il mondo. Naturalmente la Georgia è anche una repubblica ex-sovietica, senza dubbio tra le meno ricche e le più martoriate, dove la possibilità di emergere in uno sport come il tennis è difficoltosa sia per la presenza non certo capillare di strutture adeguate sia perché l’opinione che si ha del tennis, in un Paese ancora legato a certi schemi ideologici, è quella di un passatempo borghese, sicuramente meno dignitoso della lotta o del sollevamento pesi – veri e propri sport nazionali assieme all’onnipresente calcio.

Questa introduzione è necessaria per capire Nikoloz Basilashvili, il più forte tennista di tutta la Georgia, impresa che potrebbe sembrare non impossibile visto e considerato che ci sono solo tre giocatori del Paese caucasico tra i primi 1000 ATP, ma proprio questo dato invece rende significativa la sua presenza sul circuito e anche su palcoscenici slam (ovviamente, per la sua classifica, a livello di quali). Intercettato dai microfoni di Spazio Tennis ad Andria, dove sta giocando il locale torneo Challenger, Basilashvili non ha certo nascosto le difficoltà di emergere nel nostro sport in un Paese in cui il tennis gode di scarsa considerazione e poche strutture, ma continua ad allenarsi e a vivere a Tbilisi, anche se ha passato un periodo di quattro anni negli Stati Uniti.

La carriera da numero uno del suo Paese, ma sempre intorno al 200 del mondo, porta Basilashvili a spasso per Challenger, Futures e –quando la classifica lo permette- qualificazioni di tornei ATP e dello slam. Il tennista georgiano, a margine del match vinto contro Berrettini nel primo turno di Andria, ha confessato una certa insoddisfazione per la sua stagione, vissuta proprio ai livelli citati ma con qualche delusione in più del previsto anche per via di un infortunio alla spalla: un anno iniziato con la promettente vittoria in un Futures tedesco indoor a gennaio e la semifinale conquistata a febbraio nel Challenger di Astana, fermato solo da un giocatore nettamente oltre il suo livello come Andrej Golubev, a maggio conquista anche il tabellone principale di un torneo ATP, il 250 di Bucharest, ma dopo tre vittorie nelle quali si arrende di fronte al lituano Berankis al primo turno. A giugno ha conquistato il secondo titolo Challenger della stagione, sul cemento outdoor in Uzbekistan, ammettendo con molta sincerità ai nostri microfoni che il livello di questi Challenger asiatici non è competitivo come quello dei pari livello europei dove in effetti ha giocato molto nella seconda parte della stagione senza mai vincere più di due partite di fila in un main draw, ma si è preso una piccola soddisfazione vincendo un match di quali a Flushing Meadows prima di soccombere in due set contro lo sloveno Aljaz Bedene.

Sembra un tennista molto onesto Basilashvili, ben piantato sui fondamentali, servizio e diritto su tutti e ben cosciente dei propri obiettivi e delle proprie possibilità. “Conto di fare bene, la prossima stagione giocherò le qualificazioni agli Australian Open e spero di farlo anche in qualche torneo ATP”, se la cosa gli riuscisse potrebbe migliorare il suo best ranking di 198 e, chissà, magari entrare anche stabilmente nei primi 200. Non moltissimo, certo, ma vista la situazione attuale del tennis in Georgia, Basilashvili e tutto il movimento tennistico nazionale potrebbero ripensare alla leggenda tanto cara al loro popolo, accontentarsi delle briciole cadute dal banchetto divino dei grandi tennisti ATP e farsele bastare. Perlomeno per ora.

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