Ouahab, la salita e il “Maghreb Sfigato”

di - 9 Marzo 2011

di Sergio Pastena

Diciamola tutta. Se metti in fila nello stesso torneo Dancevic, Soderling e Gasquet ma poi ti fai uccellare da Dabul, il rischio di passare per fesso è elevato. Lo è ancora di più, se vogliamo, se superi Dustin Brown e Rafael Nadal per perdere da Todd Reid. I tornei giovanili, però, sono così: le differenze di età finiscono col pesare molto e anche un anno e mezzo può essere un macigno. Per fare fuori certa gente, però, anno in più o in meno qualcosa devi averlo di speciale e gli occhi degli addetti ai lavori fatalmente ti cascano addosso: è il caso di Lamine Ouahab, ventiseienne algerino che da juniores ha raggiunto le semifinali al Roland Garros e la finale a Wimbledon.Non sempre nel tennis le promesse vengono mantenute: basti pensare a Carlos Cuadrado, spagnolo vincitore di quell’Open di Francia che però tra i professionisti non è mai entrato nei 200. Eppure eppure… il buon Lamine non può essere neanche definito un fallimento.

Come detto, Ouahab è algerino. Per inciso, algerino di Algeri, un po’ come un romano de Roma in salsa araba. Tennisticamente l’Algeria fa parte del cosiddetto “Maghreb sfigato”. Il “Maghreb figo”, a dire il vero, si riassume in una nazione: Marocco. Arazi, Alami, sua maestà El Aynaoui, anche oggi che è tempo di vacche magre riescono a tirare fuori un El Amrani abbastanza competitivo. Grasso che cola, insomma. Poi ci sono le altre: Egitto, Tunisia, Algeria, che a turno provano a produrre qualcosa di buono. L’Egitto, a dire il vero, avrebbe avuto El Shafei, numero 34 del mondo nel 1975 con un titolo in singolare e vari in doppio: parliamo però di mesozoico. Il miglior giocatore prodotto recentemente è Karim Maamoun, che ha già dato e a stento in carriera è entrato nei 300. Stesso discorso per la Tunisia con Jaziri, 27enne che arrivato nei 300 si è impiantato lì con un best ranking di 288. L’Algeria aveva avuto Saoudi, capace di arrivare “addirittura” fino al numero 212.

Ora, potrete capire che nel vedere Ouahab battere Soderling e Nadal qualche algerino si sarà fregato le mani. All’epoca, ovviamente, il nome di Rafa Nadal non faceva ancora “tremar le vene ai polsi”, ma comunque era un prospetto interessantissimo ed estremamente precoce. Ouahab, sfortunatamente, era diverso da loro: fosse stato un ciclista sarebbe stato il classico passista. Arriva la salita e lui va su, regolare, con la sua andatura, aumenta la pendenza e un po’ si impianta, ma non smette di andare e piano piano recupera la sua velocità di crociera. Questo ha fatto Ouahab: mentre i “grimpeur” che lui batteva quando la strada era ancora pianeggiante cominciavano a scalare il ranking spingendo rapporti mostruosi, lui andava avanti pian pianino, un traguardo per volta.
Comincia a bazzicare seriamente il circuito nel 2002, raccogliendo subito qualche punto: i tennisti che lo eliminano nei primi Futures rispondono ai nomi di Oscar Hernandez, Rafael Nadal (che si vendica della sconfitta di Wimbledon) e Fernando Verdasco. Sono tutti ancora lì, in gruppo. Tempo un anno, però, e Nadal è già nei 100 e bazzica abitualmente i tornei del circuito maggiore. Stesso discorso per Verdasco, che scollina il traguardo dei Top 100 nel settembre del 2003. Il passista Ouahab, intanto, continua a salire regolare: la prima finale Futures (in Jamaica!), la prima vittoria a Sidj-Fredj, nella sua Algeria, all’inizio del 2003, l’ingresso nei 500 e la prima partecipazione a un Challenger a Valladolid (becca Garcia-Lopez, con gli spagnoli gli dice proprio male).
A quel punto, a ridosso dei 300, è il momento di pensare ai Challenger: la salita è più ripida, ma mentre Lamine continua col suo passo succede qualcosa. Gli si “buca una gomma”, infortunio al gomito e operazione. I gomiti e i tennisti, rapporto tormentato. Pensando ai tanti carneadi del “Maghreb sfigato”, gli appassionati algerini si toccano gli zebedei. Nel 2005 Ouahab è scivolato addirittura oltre il numero 500 ed è possibile un mesto abbandono (storia conosciuta che tocca a centinaia di sconosciuti, nel tennis d’oggi). Poi tira giù un filotto di tre Futures in Marocco e pensa che “Sì, si può fare”: riprende a collezionare punti, vince altri due tornei in Algeria. Ad Algeri batte in finale Saoudi, è il passaggio di consegne (anche se il collega più esperto dopo una settimana gli renderà pan per focaccia). Il 2005 si chiude nei 300 e nel 2006 Ouahab ha un altro passo: esordio nel circuito maggiore (wild card a Casablanca) ma, soprattutto, prima vittoria Challenger a Tunisi (eliminando Lisnard, Vagnozzi, Ascione, Vanek e, soprattutto, El Aynaoui).Bis a Montauban, in Francia, i primi 150 si avvicinano, ormai Ouahab è un habituè dei Challenger e comincia a subodorare i tornei del circuito maggiore. A quel punto, inevitabilmente, si impianta. Il 2007 è il suo annus horribilis: una serie di brutti risultati lo sbattono di nuovo tra i 300 e, sfiga su sfiga, quando riesce a qualificarsi per un Challenger in Sud Africa becca al primo turno Ljubicic, all’epoca numero 24 fresco eliminato agli Australian Open (ndr: in fondo per andare da Melbourne a Rotterdam è sempre bene passare per Città del Capo che è la via più breve).

Ma un passista è un passista. Ouahab capisce che anche l’altra sponda del Mediterraneo ha il suo fascino e comincia a fare la spola tra Futures maghrebini e Challenger italiani: fa quarti a Torino, finale a Napoli, vince un paio di tornei in casa e a fine 2008 entra nei 200. Prova senza tante aspettative le qualificazioni per gli Australian Open e mette in fila Guez, Montcourt e Sweeting dopo tre autentiche battaglie. Al primo turno Florian Mayer lo massacra, ma un altro pezzo di storia è fatto: Ouahab è il primo algerino in uno Slam. L’onda lunga dell’entusiasmo lo assiste durante il circuito Challenger marocchino: semifinali a Meknes e finale a Marrakech, sfiora la qualificazione al Roland Garros e, con le semifinali ad Orbetello, dopo poche settimane tocca un impensabile 114 nel ranking. Lo sforzo è tanto, si ferma un attimo per riprendere fiato ma dopo pochi mesi, nel 2010, indovinare cosa succede?

Ancora una volta a tradirlo è il telaio. Da qualche mese l’algerino è sostanzialmente fermo: di recente ha provato a qualificarsi per il Challenger di Casablanca, ma anche lì s’è infortunato. Ha perso tanti punti. Però, però… non dimentichiamo che parliamo di un ragazzo classe 1984. Un po’ di strada davanti ancora ce l’ha, Nadal e gli ex sodali del circuito juniores lo guardano dalla vetta e lui non ci arriverà mai. A metà 2009, dopo aver battuto Mahut nelle quali dell’Open di Francia, dichiarava di essere stato frenato dagli infortuni e di aver seriamente rischiato di smettere, anche perché un algerino nel tennis non ha lo stesso supporto che hanno i colleghi in Marocco. Tutto vero, ma quello che non sapeva è che la sfiga stava per tornare a fargli visita. Chissà però che, a forza di spingere in salita col suo passo, dagli e dagli Ouahab non riesca un giorno a diventare il primo Top 100 del “Maghreb sfigato” da trent’anni a questa parte…

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4 commenti

  1. monet

    ragazzi questo ha una mano d’ro ma è grasso quanto me!!! è per questo che si infortuna spesso,gioca da dio ma si allena da pollo……

  2. Sergio Pastena

    In effetti non sembra proprio un figurino… anche se di solito il peso eccessivo ti stronca le gambe, lui il primo infortunio grave lo ha avuto al gomito. Peccato, però: come hai detto tu gioca bene e speravo entrasse almeno nei cento.

  3. anto

    Mi ricorda il doppista israliano Amir Hadad,,,ve lo ricordate…detto anche cinque pance…….

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