La grande Italia parla spagnolo

di - 30 Luglio 2013


(Josè Perlas)

di Fabio Colangelo (articolo in collaborazione con Il Tennis Italiano)

Dopo anni decisamente bui per il tennis italiano si può finalmente apprezzare una vistosa e piacevole ripresa. A fare da traino è stato il movimento femminile che ha regalato, e continua a farlo, grandissime soddisfazioni. Federation Cup a ripetizione, titoli e finali al Roland Garros, tre giocatrici nella top 10, sono risultati di valore assoluto.

Gli uomini non sono riusciti in tali imprese, ma dopo anni in cui il nostro numero uno era fuori dai top 50, e la squadra di Davis arrancava tra la serie B e la C, sono arrivate soddisfazioni da non sottovalutare. In Davis siamo tornati a giocarci un posto tra le prime 4, Seppi e Fognini hanno vinto titoli e sono entrati tra i primi 20 del mondo, e Quinzi sta dimostrando coi fatti di avere tutte le qualità per arrivare almeno al livello dei due sopracitati, con la speranza generale che possa anche spingersi oltre.

Dietro ai successi c’è sempre un gran lavoro del giocatore in primis ma anche del suo staff. Analizzando superficialmente si potrebbe quasi dire che il segreto sia la lingua spagnola. Pennetta, Errani hanno raggiunto i loro traguardi con coach spagnoli. Fognini continua a ringraziare l’iberico Perlas per la sua maturazione. Quinzi è seguito da un argentino.

La stessa Federazione Italiana si è affidata ad un altro argentino (Infantino, nella foto a sinistra) per migliorare il proprio staff. Senza discutere la bravura e la qualità degli allenatori di lingua castigliana, abbiamo però avuto la dimostrazione che si possono raggiungere grandi risultati anche con allenatori nostrani, a patto che ci sia pazienza e fiducia nel lavoro che si sta intraprendendo.

La fretta spesso è cattiva consigliera, e i fatti dimostrano che chi ha perseverato ha avuto ragione.Andreas Seppi e Roberta Vinci, come Filippo Volandri anni fa, hanno ottenuto grandi risultati grazie al lavoro con i loro storici allenatori italiani (nella foto un rilassato Max Sartori, coach dell’altoatesino).

Spesso si e’ parlato di mancanza di allenatori di livello in Italia. Se è vero che in certi frangenti si sono fatti degli errori, in altri l’eccessiva fretta nel volere il risultato da parte del giocatore e del proprio entourage ha portato a decisioni quantomeno discutibili. Cercare il meglio anche fuori dai confini nazionali è legittimo, ma la qualità non è solo all’estero. Bisogna solo avere rispetto e fiducia dei coach nostrani come la si da agli stranieri.

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16 commenti

  1. Dario, fidati che l’allenatore è fondamentale! La differenza fra un lavoro ben fatto ed uno mal fatto sta nella possibilità di avere o meno una carriera. Che poi se il giocatore è un brocco non ci sia allenatore che tenga…beh, su questo non ci sono dubbi

  2. cataflic

    dario e Davide…. Ci vogliono inevitabilmente sia l’uno che l’altro e poi anche un po’ di culo 😉
    La capacità di un grande coach è anche quella di attrarre a sè più prospect possibili in modo da aumentare le % di individuare i talenti su cui investire.
    Un genio della preparazione che vive in uno scantinato di un circolo comunale di Passerano Marmorito non avrà mai chances!

  3. “Un genio della preparazione che vive in uno scantinato di un circolo comunale di Passerano Marmorito non avrà mai chances!”

    Valido solo per l’Italia…

  4. Cataflic
    “La capacità di un grande coach è anche quella di attrarre a sè più prospect possibili in modo da aumentare le % di individuare i talenti su cui investire.”

    Io vedo la situazione in modo diverso. Se mi interessa allenare qualcuno, perchè ci vedo del talento, sono io che mi propongo. Se non facessi così vedrei sciupate molte opportunità potenzialmente redditive. Aspetto estremamente importante in questi tempi di scarsità delle risorse.

  5. cataflic

    Davide, sicuramente, ma sarà difficile che magari un genitore si faccia 500 km per portarti a visionare un bambino, mentre a nomi conosciuti li fanno!
    Quindi sarà probabile che tu possa visionare 500 bimbi e un topcoach magari 5000.

  6. Se non ti viene data la possibilità di farti conoscere fra quei nomi non ci entri mai.
    A me sarebbe piaciuto che un coach, fra quelli che fanno un serio lavoro agonistico, mi avesse dato la sua disponibilità ad osservare il mio lavoro sul campo per una settimana e poi mi avesse detto “Fantini è meglio che lei cambi lavoro, perché il pf non lo sa fare”.
    Il problema è che quelli che ho conosciuto non amano chi ha una forte personalità: li cercano abulici, perché hanno la necessità che seguano pari pari i loro dettami e non si permettano di prendere nessuna iniziativa.
    La serietà non paga: se dici che non lavori via mail perché è poco serio, i genitori se ne vanno a cercare uno che lo faccia, mica ti apprezzano per la tua serietà…
    Pensa che c’è un coach non mi dà nemmeno l’amicizia su FB perché la penso diversamente da lui sui lavori lattacidi 🙂
    Strano che il tennis in Italia non evolva culturalmente: con tutta sta apertura mentale e disponibilità al confronto…

  7. cataflic

    Davide…. Ahimè ti capisco perfettamente! Anche io nel mio ambito mi sforzo e mi batto per fare il lavoro come Dio comanda, arrabattandomi tra le necessità reali del cliente, le mie e la fuffa immane che ammanta il sistema e distorce le priorità!!

  8. stefano grazia

    si ma davide, forse il problema e’ semplicemente che un coach ti direbbe: guarda, fantini, tu la PA la sai fare ma come te, e anche me, ce ne sono troppi, 10-20-100 per un lavoro che da da mangiare solo a 3-4… Pensa che c’e’ uno sul lago d’iseo che non e’ ne’ coach ne’ preparatore atletico eppure ne sa quanto noi, e allora, cosa vuoi che ti dica?

  9. susy

    ma ci fate o ci siete, non c’è da meravigliarsi anche lo sport segue i canoni e l’andazzo di questo paese afflitto da provincilismo clientelismo etc…con conseguente mancanza di professionalità degli addetti ai lavori;
    poi lasciamo perdere i tre giocatori nominati altrimenti diventate anche patetici

  10. Giorgio il mitico

    Se quel tipo vicino al lago d’Iseo è chi penso io, è diventato molto bravo studiando di sua iniziativa, chiedendo informazioni a chi ne sapeva molto e prendendo appunti su appunti, inoltre ha una notevole capacità innata di sapere comunicare all’allievo i concetti, le correzioni per il miglioramento del giocatore !

  11. Giorgio il mitico

    Aggiungo : un simile percorso è difficilissimo, significa dedicare tantissimo tempo all’approfondimento, siamo di fronte ad un bravissimo autodidatta , penso ce ne siano pochi in giro come lui.

  12. cataflic

    susy, ma tu che pensi di avere tra le mani una bambina/o dotata la porti a far vedere dai soliti noti, o ti vai a fidare ciecamente di un ” Davide” di turno??
    E se anche pensi di aver trovato una persona valida, poi riusciresti a resistere alle sirene di un centro superpiù, dove, sai, è importante che il lavoro sia coordinato da un’equipe…blablabla??

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