Il Secondo Tragico Bernardo


Ho un’impressione. La mia impressione è che Bernard Tomic a livello inconscio soffra non poco la presenza di Nick Kyrgios.
Oddio, forse non ci sarebbe neanche bisogno di specificare “a livello inconscio”, perché i due se le sono suonate (verbalmente) in maniera abbastanza cosciente negli ultimi anni. Nel 2015 Kyrgios che difende Groth da Tomic che lo attacca per il suo gioco, nel 2016 Tomic che dà del malato immaginario (in maniera per niente velata) a Kyrgios, quest’anno il buon Nick che critica Bernard per la sua assenza in Davis. Eppure, secondo me, oltre che le parole pesano i personaggi.
Chi segue lo scribacchino qui presente sa che con Kyrgios non sono mai stato tenero: non mi piacciono certi suoi atteggiamenti, sono stato contento delle sanzioni Atp e in un articolo, ovviamente in maniera provocatoria, tirai in mezzo persino la fisiognomica per via della sua faccia da bulletto di quartiere. Proseguendo nel gioco, potrei dire che se Kyrgios ha l’apparenza del bad boy al massimo Tomic sembra un membro del Bullingdon Club, ovvero quel club di inglesi figli di papà (tra i membri Cameron e Boris Johnson) che andavano in giro a spaccare vetrine dei negozi per mostrare al mondo che anche i ragazzi ricchi “ciannotantarabbia”.
L’atteggiamento di Tomic è da par suo: di recente si è presentato in conferenza stampa a Wimbledon regalando perle tipo “Il tennis mi annoia“, “Gioco perché dopo non dovrò lavorare“, “Non ho motivazioni“, “Non mi interessa arrivare ai quarti o uscire al prossimo turno“. Solitamente dopo esternazioni del genere viene fuori la difesa d’ufficio del “Partito Anti-Ipocrisia” che dice “Almeno è onesto, dice quello che pensa!“. Vero, ma regge fino a un certo punto. Voglio dire… se domani mattina andassi alle Poste, saltassi la fila di prepotenza e dicessi ai pensionati “Vado prima io perché sono più forte, voi non avete il coraggio di reagire e di voi non me ne frega niente“, sarei indubbiamente limpido e cristallino nei miei pensieri. Ma sarei anche uno stronzo, o no?

Ecco, lungi da me voler insultare Tomic, ma mi si permetta di dire che le sue esternazioni in conferenza stampa sono state, oltre che autolesioniste, particolarmente odiose. No, il confronto con Kyrgios non lo regge: Nick non sarà un vero “bad boy” ma quanto meno è uno che si infoja, mentre Bernard sembra avere la classica indolenza di chi sa che tutto gli è dovuto. Precoce tennisticamente, Tomic ha bazzicato i Futures solo per qualche mese e appena sedicenne è salito ai Challenger, senza mai o quasi dover passare per le forche caudine delle qualificazioni nonostante il ranking basso. Troppo bravo, troppo forte, troppo predestinato. E ora, a 24 anni, effettivamente si comporta da giovane vecchio in un tennis nel quale i vecchi sembrano sempre più giovani. E poco sembra entrarci, stavolta, la figura comunque ingombrante del padre: fosse focoso come lui, Tomic dovrebbe entrare in campo masticando femori, invece riesce a risultare più insopportabile di un Donnarumma che salta l’esame di maturità per andarsene a Ibiza. Almeno lui ha 18 anni e in quanto a professionalità è avanti anni luce rispetto a Frà Bernardo.

La Head lo ha disarcionato, cancellando la sponsorizzazione. Questo dice tutto. Non si tratta tanto di etica quanto di sostenibilità dell’investimento: spendere soldi per un giovane ricco e scazzato che resta nel circuito come se stesse facendo un favore a qualcuno è chiaramente un autogol, tanto varrebbe sponsorizzare Joffrey Baratheon di Game of Thrones. Ecco, il suo problema forse è questo: un Kyrgios avrà i suoi lati negativi ma è commercialmente valido. In Davis ce la mette tutta, in campo si incazza, a volte sclera e senza dubbio deve maturare ma, cazzarola, è uno tifabile. Al momento, parenti stretti a parte, credo che a tifare per Tomic sia una ristretta setta di appassionati fatta da quelli che si sono disperati quando Joffrey è stato tragicamente stroncato da un’indigestione di peperonata al plutonio.
Sveglio come Marzullo in overdose di tranquillanti, carismatico come un filetto di sgombro, simpatico come una comitiva di turisti giapponesi che ti intralcia il marciapiede quando sei in ritardo al lavoro.
Levatemelo dal campo visivo, please.

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