US Open 2025, ritiro Shelton: era lui il terzo incomodo che tutti aspettavano?

Daniele Testai
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Ben Shelton - Foto Geoff Burke-Imagn Images/Sipa USA

Ben Shelton si ritira dallo US Open 2025, sfortunato nell’episodio dell’infortunio alla spalla sinistra che lo ha costretto ad alzare bandiera bianca contro Adrian Mannarino a fine quarto set sul punteggio di 6-3 3-6 6-4 4-6. Poche settimane fa campione a Toronto, dove ha conquistato il primo Masters 1000 della carriera, fino al terzo set una domanda è stata inevitabile: Shelton aveva le carte per inserirsi davvero nella corsa al titolo e impensierire il duo Sinner-Alcaraz?

La risposta, almeno per questa edizione dello Slam newyorkese, non l’avremo. Eppure, i motivi per crederci non mancavano. L’americano possiede i mezzi tecnici per impensierire chiunque, persino Sinner e Alcaraz, grazie a un mix di servizio, potenza e atletismo fuori dal comune. Inoltre, giocare sul cemento di casa, davanti al pubblico newyorkese, avrebbe potuto dargli quella spinta emotiva che in tornei di questo livello fa la differenza. Poi, la personalità non gli manca: Ben ha già dimostrato di non soffrire la pressione e di sapersi esaltare nelle partite importanti.

NON CHIAMATELO PROMESSA

Tutto ciò ha fatto sì che il classe 2002 non sia più soltanto una promessa del tennis mondiale, ma una realtà ben concreta. Un rivale che neanche Jannik e Carlos possono permettersi di ignorare. Nel 2025 le promesse hanno sempre più lasciato spazio ai fatti. Shelton è diventato più riflessivo in campo: accetta con pazienza gli scambi da fondocampo, non si affida più soltanto a colpi spettacolari o alla forza bruta del servizio, ma ha imparato a ragionare, a scegliere i momenti in cui accelerare e a sfruttare la varietà del proprio repertorio. Un’evoluzione che lo ha reso molto più competitivo, soprattutto contro avversari abituati a giocare a ritmi altissimi.

Il servizio resta naturalmente il suo marchio di fabbrica: con punte che raggiungono e spesso superano i 240 km/h, lo statunitense dispone di una delle armi più devastanti del circuito. A questo si aggiunge un dritto esplosivo, capace di fare male anche da posizioni complicate. Ma la vera crescita si è vista in altri aspetti: durante l’ultima off-season ha lavorato duramente sul rovescio, il suo colpo più fragile, riuscendo a dargli maggiore solidità. Questo gli ha permesso non solo di reggere meglio negli scambi prolungati, ma anche di presentarsi più spesso a rete in condizioni favorevoli, sfruttando una naturale predisposizione al gioco offensivo.

I LIMITI RESTANO, MA L’ANNO DELLO SLAM SI AVVICINA

In caso di successo ci sarebbero stati anche dei motivi in grado di frenare gli entusiasmi del pubblico di casa. Gli Slam, con la formula dei tre set su cinque, non perdonano cali di concentrazione: affrontare per ore Sinner o Alcaraz significa mantenere un’intensità mentale e fisica costante, senza pause, senza cedimenti. Ed è proprio qui che si annida il dubbio principale. Ben è migliorato, ma sarebbe bastato per reggere la maratona di un grande torneo?

A sua volta, la diagonale del rovescio mancino resta il suo punto debole: nonostante i progressi, è un’arma meno affilata rispetto a quella dei due favoriti. In definitiva, Shelton non è ancora l’uomo da battere, ma è diventato l’uomo da temere. Forse non è pronto a spodestare subito i due dominatori del circuito, ma è ormai chiaro che Sinner e Alcaraz dovranno fare i conti anche con lui. Se non sarà questo US Open, il tempo gioca comunque dalla sua parte.

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