Con la racchetta e lo spartito

di - 5 Marzo 2015
Schonberg gioca a tennis

Schonberg gioca a tennis

di Micol Cavuoto Mei

Chi ha mai detto che un delicato compositore non possa essere anche un atleta promettente? Chi ha pensato che l’animo sensibile di un musicista o di un direttore d’orchestra non possano venire rinvigoriti da una feroce competizione su terra rossa? Chi ha creduto ciò è caduto in errore. Ve ne sono stati moltissimi, tra i compositori più importanti della storia della musica, a dedicarsi anima e corpo anche al tennis. Il primo ad arrivare sul green e l’ultimo a lasciarlo era certamente Benjamin Britten, compositore inglese noto per ‘The Young Person’s Guide to the Orchestra’, lavoro creato allo scopo di educare i bambini alla musica, tra gli altri inserito nella colonna sonora del film ‘Moonrise Kingdom’. Britten fu un vero e proprio fanatico della racchetta, competitivo e determinato a vincere sempre e comunque. Completamente in contrasto con la sua consueta calma e flemma inglese, Britten prendeva assai sul serio i suoi match disputati tra amici. Uno dei suoi invitati addirittura arrivò a dichiarare in tono scherzoso che quandò Benjamin lo batteva, ‘lo batteva’ letteralmente! Proprio come Britter anche il compositore russo Sergei Prokofiev confessava un profondo innamoramento per la racchetta. L’autore della celebre ‘Danza dei Cavalieri’ contenuta nel balletto in quattro atti ‘Romeo e Giulietta’, rivelò i suoi sentimenti quando arrivò a dichiarare: “Le mie preoccupazioni principali sono giocare a tennis e scrivere la musica per l’opera”.Serafima Birman, attrice e regista protagonista indiscussa della cultura sovietica, commentò il temperamento di Prokofiev in qualità di tennista nel suo ultimo match giocato, definendolo ‘un incontro surriscaldato’’, con Sergei pronto a lamentarsi e fare storie con l’arbitro dopo ogni punto giocato. Prokofiev dovette arrendersi alla mediocrità del suo gioco e alla sua incapacità di gestire l’ansia in campo, finendo poi per abbandonare il tennis a malincuore.

Quale duo di amici compositori si divertì a sfidarsi in campo? Senza dubbio Arnold Schönberg e George Gershwin. Molto amici nella vita privata, Schönberg e Gershwin si incontravano almeno una volta alla settimana per sfidarsi sul court. Grazie alla biografia di Gershwin pubblicata nel 2006, ora sappiamo che l’autore della celeberrima ‘Rapsodia in blu’ sul green aveva uno stile definito ‘cavalleresco’, ‘nonchalant’ e sempre orientato a far divertire un pubblico. Al contrario di George, gli amici dell’epoca descrivono Schönberg in campo come ‘troppo ansioso’, ‘eccessivamente carico’ e ‘duro a comprendere che ognuno può pensare ciò che vuole del gioco altrui’. A quanto pare se Gershwin si comportava da novello Federer, Schönberg reagiva invece come un raccattapalle arrabbiato. Arthur, nonostante i piccoli teatrini inscenati sul green, amava profondamente il tennis. Ne era tanto appassionato da renderlo parte integrante del suo lavoro. Schönberg, noto per essere l’inventore della musica dodecafonica, evolve ancora la sua ricerca e coniuga le sue due più grandi passioni quando inventa un nuovo sistema di scrittura musicale trascrivente i punteggi dei match di tennis. Non solo Schönberg ha sentito di farsi influenzare nel suo empito creativo dalla racchetta.

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Qual’è la più significativa composizione d’orchestra ispirata dal tennis? Per la sua carica evocativa e poetica è doveroso rispondere ‘Jeux’ di Claude Debussy. Il balletto ‘Jeux’ viene così presentato al pubblico presente alla prima del 15 marzo 1913 a Parigi:

“La scena è un giardino all’imbrunire; una pallina da tennis é andata persa; un ragazzo e due ragazze la stanno cercando. La luce artificiale proveniente da grandi lampade elettriche spargendo raggi fantastici su di loro suggerisce l’idea dei giochi infantili: giocano a nascondino, cercano di catturarsi l’un l’altro, litigano, si tengono il muso senza ragione. La notte è calma, il cielo é immerso nella pallida luce; si abbracciano. Ma l’incantesimo è spezzato da un’altra pallina da tennis lanciata maliziosamente da una mano ignota. Sorpresi e allarmati, il ragazzo e le ragazze scompaiono nelle profondità notturne del giardino”.

Una vera e propria poesia danzata, ‘Jeux’ suggerisce un’atmosfera incantata, dove tre giovani giocano alla vita e all’amore in un green. Se molti hanno interpretato il tennis come un gioco a somma zero, fatto di aggressività e forza, Debussy ne ha invece colto l’aspetto più intimo e ricercato, la sua bellezza. Il tennis è qui una danza di corteggiamento e di esperimento, un gioco di fate ballerine, uno scherzo, un pretesto per muovere elegantemente il proprio corpo. E così i danzatori in tenuta da tennis coreografati dal grande Vaslav Nijinsky, trasportano il tennis in una dimensione estetica ideale, tanto romantica quanto irriverente.

Debussy stesso investiva molto del suo tempo libero a migliorare il suo dritto e il suo servizio in compagnia dell’amico- rivale compositore Maurice Ravel, uno dei pochi capaci a tenere il suo ritmo e sfidare i suoi colpi.

Un altro compositore dotato di gran senso dell’umorismo e ambizione, desiderò a tutti i costi rendere il campo da tennis il palcoscenico delle sue creazioni, Jean-Baptiste Lully. Il compositore del 17esimo secolo decise di mettere in scena la sua tragedia in musica ‘Cadmus et Hermione’ in un campo di Jeu de paume, l’antesignano del tennis d’oltralpe. Grazie all’aiuto di Carlo Vigarani, importante scenografo dell’epoca, nel 1672 finalmente riesce a costruire il teatro campo da tennis Bel-Air nella prestigiosa Rue de Vaugirard a Parigi.

Quale invece la compositrice donna più coinvolta dalla racchetta? Impossibile non rispondere Ethel Smyth. La compositrice inglese pioniera tra le donne nel mondo della musica e leader del movimento delle suffragette fu un instancabile atleta curiosa. Competitiva, determinata e talentuosa, in gioventù Ethel riuscì a diventare una tennista completa, finendo persino a vincere un torneo femminile che aveva in premio soltanto un libro! Membro entusiasta del Working Tennis Club, Smyth si dedicò allo sport con passione finché non cominciò a perdere gradatamente l’udito dal 1913.

La carrellata dei compositori amanti del tennis è infinita e variegata e dimostra come questo sport sia declinabile in milioni di possibili letture. L’eleganza e la classe che questo sport ha fatto come sue caratteristiche distintive lo hanno reso adatto ad ispirare i più grandi artisti delle note. Sarebbe bello pensare che i giocatori di oggi e domani tengano a mente questa riflessione, privilegiando nel loro gioco ogni tanto un po’ di grazia alla consueta irruenza fisica.

 

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