Dimmi per chi tifi e ti dirò chi sei

di - 16 Febbraio 2011

di Sergio Pastena

I tifosi… croce e delizia di ogni sport. Possono combinarne di cotte e di crude, ma se non ci fossero lo sport in questione non esisterebbe. Un universo affascinante e molto vario. Quanti tipi di tifosi ci sono? Abbiamo provato ad abbozzare una classificazione…

L’esteta: è un amante della bellezza che non ha imparato che non sempre il bello vince. Ama il gesto pulito, la tecnica, l’eleganza. Federer è il suo Barcellona, Nadal il suo Mourinho. Ogni volta che il suo pupillo perde celebra il funerale del tennis e si finge disinteressato ai mali ormai incurabili che affliggono questo mondo. Poi dopo un po’, di solito intorno ai quaranta secondi, cambia idea e inizia a sezionare il calendario pensando a quale potrebbe essere l’occasione giusta per ottenere la tanto agognata vendetta.

Il grinta: quando vede Nadal che si smutanda è percosso da una visibile eccitazione sessuale. “Ora gli annulla il match point, ora glielo annulla!”. Nadal annulla, come nel 99,9% dei casi e lui per osmosi urla “VAMOS!” svegliando di colpo il nonno cardiopatico. Rifugge i ragionamenti di tecnica perché il tennis “è questione di palle”. Infatti al decimo match-point annullato sul 47-46 del tie-break pensi “Dupalle”. Un consiglio: comprare subito al nonno dei tappi per le orecchie, altrimenti tira le cuoia prima di Indian Wells.

L’ultrà: è il sottoinsieme ridicolo dei primi due gruppi. Può tifare indifferentemente Federer o Nadal: nel primo caso su dieci parole che dirà cinque saranno “Fuentes”, nel secondo non nominerà direttamente lo svizzero riferendosi a lui alternativamente come “Lo sborone”, “Il piagnone” o, se legge Scanzi, “Indesit”. Intanto Federer e Nadal terminano il match, si stringono la mano sorridenti e pensano alle villazze e alle gnoccone che li aspettano (no, vabbè, Roger solo alle ville). E l’ultrà urla assatanato dal suo monoloculo.

Il tecnico: è un esteta pignolo, trova i difetti anche a chiunque. Guarda un giocatore e parte in sesta: “Palle troppo liftate, mobilità ridotta, seconda in kick debole. Non ha una buona impostazione del rovescio, deve attaccarlo al salto e poi usa l’impugnatura eastern, mentre nel suo caso propenderei per una semi-western bitumata anafestica con scappellamento a destra”. Cosa ha detto? Nulla, ma non importa. Il tecnico ce l’ha lungo, tanto lungo e deve ostentarlo. Giocatore ideale? Non esiste, altrimenti il tecnico che ci sta a fare?

Il virtuosista: altro sottinsieme dell’esteta, solo che ha imparato a perdere. Ha imparato a perdere perché tifa solo per i giocatori belli e (non) vincenti. Quando gli è giunta la notizia del ritiro di Santoro è caduto in depressione, quando ha saputo che giocava a Melbourne ha sgranato un rosario per un mese. Se fosse gay sposerebbe Malisse,  crede che drogarsi significhi sniffare la colla del grip di Llodra e l’ipotesi di vincere proprio non riesce a contemplarla. In buona sostanza è un idiota. Ah, dimenticavo: sono io.

Il tattico: è convinto che grazie alla tattica una pippa possa battere chiunque. Durante i match osserva, alza gli occhi al cielo ed esclama “Ma perchè gli giochi sul diritto? Devi variare, chiamalo a rete, mandagli palle senza peso, stancalo con lo slice e poi attacca!”. Vorresti fargli notare che stanno giocando Nadal e Pere Riba e che quest’ultimo non vincerebbe neanche armato di mitra, ma rinunci. E’ tutto inutile, come è inutile specificare che vorrebbe essere parente di Djokovic a costo di regalargli la figlia minore.

Il violento: il teorico del tennis “3 round su 5”, ama vedere palle scagliate a velocità non concepibili dall’uomo. Un diritto di Del Potro gli accelera i battiti, gode a vedere l’avversario di Soderling che fa destra-sinistra e poco importa se intanto la moglie, stufa di un marito maniaco del tennis, fa su-giù col vicino. E’ fatto così. In questi giorni è in fibrillazione perché Raonic ha vinto il primo torneo. Se osservi che il canadese tecnicamente è discreto lui annuisce poco convinto e pensa: “Chi se ne fotte, guarda che fucilate spara”.

L’ammeregano: è un sottoinsieme del violento. Se quest’ultimo, infatti, tollera la tecnica se accompagnata dalla forza bruta, l’ammeregano gode nel vedere braccianti mancati vincere tirando macigni col servizio. Il suo profeta è Roddick, Karlovic gli sta simpatico ma “Peccato che non sia nato a Milwaukee”, quando ha visto Isner andare in finale a Washington dopo 137 tie-break si è commosso. Se messo alle strette si trincera dietro un “Però Isner un po’ è migliorato”. Grazie al cazzo: come poteva mai peggiorare?

Il genitore: ha un figlio o una figlia che giocano a tennis e quindi capisce quanto sacrificio ci voglia per questo sport sia da parte del ragazzo che da parte del genitore, in termini economici e di tempo. E’ appassionato, quasi sempre sportivo, disposto ad imparare. Nessun difetto? Dipende. Il suo idolo è Murray perché si identifica con la madre e la cosa è comprensibile, tuttavia (non me ne voglia il genitore, si scherza) provare simpatia per “Judy la iena” che urla come un’invasata è umanamente impossibile. Nun se pò fa.

Lo psicologo: per lo psicologo ci vorrebbe uno psicologo. E’ talmente fanatico della forza mentale da farsi piacere persino Ferrer perchè “lotta su ogni palla”. Se guarda un match di Seppi ogni punto perso è una “seppiata”, se guarda Fognini ogni break subito è l’inizio del solito black-out. E’ talmente fastidioso che uno di questi giorni il buon Andreas lo sentirà, si rivolgerà alla telecamera e urlerà: “Ma posso anche io prendere un break semplicemente perché lui ha giocato meglio, grandissimo rompicoglioni???”.

Il nostalgico: in realtà adora il tennis attuale, ma per partito preso deve sostenere che si stava meglio quando si stava peggio, anche se il peggio era Ferrero numero uno. Appena Federer si ritirerà lui, che non lo ha mai cagato di striscio, comincerà improvvisamente a rimpiangerlo. Ha visto McEnroe vincere il doppio a San Josè ed ha avuto una crisi mistica per la gioia, spera intimamente che Muster torni a giocare nei tornei Atp e faccia il mazzo a tutti gli stupidi tennisti di oggi. Il problema è che neanche Muster lo spera.

Il cosmopolita: ama le storie di tennisti sconosciuti da paesi sconosciuti, quelle che colpiscono al cuore. Amava Dustin Brown, ma da quando non batte più bandiera jamaicana ai suoi occhi si è trasformato da simpatico rasta a sadico nazista. Tifa Dimitrov perché e bulgaro, Ouahab perchè è algerino e Berankis perché è lituano, e fin qui ci potrebbe anche stare. Tuttavia tifare Muller o Lisnard perché sono un lussemburghese e un monegasco, manco fossero nati in una capanna di Khartoum, pare eccessivo.

Il FITicista: in fondo in fondo lo ammiro. E’ come tifare Juventus nel calcio, non è semplice: ti odiano milanesi, romani, napoletani, fiorentini, genovesi e tutti i torinesi di sponda granata. Ma il FITicista va avanti indomito, disconosce Soderling perché ha scelto Pistolesi, parla di “frutti della programmazione” quando un italiano vince un Future e vorrebbe uccidere senza processo chi rifiuta una convocazione in Davis. Salvo poi prendersi una fetta di merito che nessuno gli ha dato se quest’ultimo fa buoni risultati.

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