Muguruza e Radwanska e l’occasione da non perdere

di - 8 Luglio 2015

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di Michele Galoppini (@MikGaloppini)

È stato un martedì ricco di intense emozioni quello che ha consegnato alla storia dell’edizione 2015 del torneo femminile di Wimbledon le quattro semifinaliste. E se nella parte alta del tabellone, tutto o quasi, fino a questo step, è andato come sostanzialmente un po’ tutti prevedevano, i risultati della parte bassa sono decisamente una sorpresa, sebbene i nomi che il tabellone tiene ancora in gioco siano tutt’altro che ignoti all’attento pubblico. Anche la pioggia ha tentato di partecipare alla lunga giornata londinese, ma a parte un brevissimo rinvio in apertura, un bel sole ha accompagnato giocatrici e tifosi.

Nella parte alta, i risultati dicono che saranno Serena Williams e Maria Sharapova la due contendenti che si sfideranno per accedere all’ultimo atto del torneo che si giocherà sabato alle 14 ora locale. Serena Williams era favorita d’obbligo del suo quarto, ed il secondo quarto, per mancanza di vere specialiste dell’erba e visti gli ultimi risultati, aveva come favorite Lucie Safarova e Maria Sharapova. Un’uscita della ceca per mano dell’ottima Coco Vandeweghe, ha spalancato il tabellone alla russa, che però oggi ha dovuto combattere e non poco con la statunitense.

Già in partenza, le cose non sono sembrate per nulla semplici per la russa. La Vandeweghe non sfrutta in apertura cinque palle break in due turni di risposta e quando la russa si è portata avanti di un break, sfruttando un maggiore cinismo nei punti importanti, la statunitense ha subito rintuzzato lo svantaggio. È però un ulteriore break a consegnare alla quarta testa di serie il primo set, lanciandola poi in vantaggio per 3-0 e poi 5-3 nel secondo parziale. Arrivano alcuni errori della russa e la Vandeweghe alza il livello del suo gioco, aiutata dal pubblico tutto dalla sua parte e dal suo servizio prorompente: il break viene recuperato, nuove occasioni vengono annullate alla russa e poi il tiebreak è tutto per Coco. Il terzo set purtroppo per lei è però comandato dalla russa e dalla sua maggiore esperienza a questi livelli, ed il match vola via. È stato l’unico match realmente difficile per la Sharapova, che ora attende la sua nemesi.

Serena Williams ha poi nuovamente patito e non poco per portare a casa il suo match, così come era successo al terzo turno contro una mai doma Heather Watson. L’avversaria di oggi era un’ex numero 1, già vincitrice di slam e già vittoriosa contro Serena. Victoria Azarenka ha tentato in tutti i modi di schiacciare la statunitense, portando a casa il primo parziale con un tennis stellare. Ma la reazione, come sempre succede, arriva nel momento di maggiore difficoltà, ed anche il tennis della Williams migliora clamorosamente, tanto da portare il match al terzo e poi chiudere vittoriosa.

Facile vedere ora la Williams in finale. L’erba si adatta molto di più al suo gioco di quanto non si adatti a quello della russa e l’head-to-head è a dir poco clamoroso: Serena ha vinto gli ultimi 16 incontri, ed è dal 2004 che la Sharapova non riesce a vincere uno scontro diretto. Ancora, nella parte alta, a mio parere, non ci saranno affatto sorprese.

Veniamo quindi alla sorprendente parte bassa del tabellone, quella che sulla carta doveva essere decisamente la più difficile da cui uscire vincente, vista la marea di ottimi nomi presenti in tabellone: Wozniacki, Kerber, Bacsinszky, Lisicki, Halep, Makarova, Keys, Kvitova e molte altre. Tutti questi nomi avevano, per un motivo o per l’altro, tutte le carte in regola per accedere alle semifinali, ma sono state altre due giocatrici a percorrere indenni il loro percorso: Agnieszka Radwanska e Garbine Muguruza. Non fraintendetemi, le due tenniste sono notoriamente ottime giocatrici, che nel recente (ed un po’ meno) passato hanno dimostrato di far malissimo a tutte le migliori al mondo. Eppure, la Radwanska, già finalista a Wimbledon nel 2012, sta attraversando la sua peggiore stagione da quando è una top player ed anche nei tornei di preparazione sull’erba non ha certo brillato. E Garbine Muguruza, escluso l’ottimo Roland Garros, viene anch’ella da una stagione forse non ai livelli attesi, ed in più, sull’erba, non aveva mai ottenuto alcun risultato di rilievo, salvo poi sorprendere tutti in questo Wimbledon in cui sta esprimendo un tennis stellare dal primo turno.

Anche il tabellone che hanno dovuto affrontare è stato degno di nota. Per la Radwanska, già il primo turno era ricco di insidie, contro la Hradecka con cui non aveva mai vinto nei precedenti match, prima di affrontare una specialista erbivora come la Dellacqua e poi eliminare una lanciatissima Jankovic, che ha ritrovato ottimo tennis ed aveva appena eliminato la vincitrice dell’edizione 2014, Petra Kvitova. Garbine Muguruza era invece inserita nella parte sicuramente peggiore del tabellone: ha eliminato, tra le altre, Wozniacki e Kerber, due giocatrici dirette contendenti al titolo finale.

Ed oggi le avversarie non sono state da meno. È stata una lunghissima lotta quella che ha premiato la polacca contro la giovanissima Madison Keys, già semifinalista agli Australian Open. Dopo aver vinto il primo parziale al tiebreak e tenuto in parità il secondo set fino al 3-3, la Radwanska ha subito l’accelerazione della Keys, che vinto il secondo parziale per 6-3, ma ha poi ceduto alla distanza ai colpi elaborati e sopraffini della polacca. Più semplice, ma solo stando al risultato e non alla lotta profusa, il match della Muguruza, contro la sorpresa più grande della stagione 2015: Timea Bacsinszky. Il match è terminato 7-5 6-3.

E sabato, a questo punto, in finale, una tra Radwanska e Muguruza potrà contendersi il primo titolo slam della carriera. Una seconda occasione per la polacca, nuovamente sull’erba londinese, mentre una prima finale assoluta sarebbe per la spagnola, che già si era avvicinata al Roland Garros dello scorso anno allo step finale, prima di cedere alla Sharapova.

Una chiave comune che ha permesso alle due semifinaliste di raggiungere questo livello è un’estrema solidità, ritrovata dalla Radwanska dopo mesi appannati e forse mai avuta dalla giovane spagnola, raramente così brava ad esasperare le sue avversarie con buone difese e soprattutto tanti attacchi planati costantemente all’interno del rettangolo di gioco, migliorando forse uno dei pochi aspetti che ancora rendeva la Muguruza una giocatrice più facilmente battibile. La spagnola ha dimostrato peraltro decisi miglioramenti anche nell’efficacia al servizio ma soprattutto in quella alla risposta, ottimamente calibrata e gestita, per far male senza rischiare eccessivamente.

La polacca ha invece finalmente ricominciato a mandare in confusione le sue avversarie con il suo gioco complicato e fastidioso, smettendo sostanzialmente di mettere in confusione se stessa. L’erba aiuta i suoi colpi piatti e spesso tagliati; le sue strenue difese sono perfettamente bilanciate da buoni attacchi, mirati e precisi, mai esagerati e rischiosi; ed anche il suo servizio, sebbene lontano da quelli potenti e distruttivi di alcune sue colleghe, è tornato ad essere efficace grazie ad ottimi piazzamenti della pallina a velocità discretamente elevate.

Difficile prevedere chi potrà raggiungere la finale. I precedenti sono in parità e sul 2-2, tutti giocati sul cemento. Due quelli giocati in questa stagione ed entrambi vinti dalla Muguruza nei primi tornei dell’anno, ma nel momento forse peggiore della stagione della polacca. Considerate anche le caratteristiche di gioco mostrate nel torneo, le due giocatrici tendono ad annullarsi a vicenda: gli ottimi attacchi della Muguruza verranno spesso difesi dalla Radwanska, che però non potrà semplicemente affidarsi alla difesa in quanto la spagnola ha dimostrato ottima solidità anche in attacco. Ed allo stesso modo gli attacchi della Radwanska dovranno essere maggiormente rischiati, poiché la spagnola ha dimostrato ottime capacità difensive raramente viste da parte sua. E lo stesso discorso vale un po’ al servizio: le buone prime della Muguruza difficilmente saranno efficaci con la Radwanska come lo sono state con tante altre giocatrici, e quindi bisognerà essere prontissimi in uscita dal servizio a ribattere risposte profonde sebbene non potenti; e le risposte della Muguruza al servizio meno potente della polacca difficilmente saranno vincenti, poiché la Radwanska sarà sempre velocissima in uscita dal servizio, pronta a recuperare le bordate della spagnola.

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