ESCLUSIVA – Bertolucci: “Raccontare Sinner campione a Roma è l’emozione più grande dopo Wimbledon” (VIDEO)

Redazione
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Jannik Sinner - Foto FITP

Ero andato a cena con Adriano la sera prima della finale e anche dopo. È stata una grande emozione per lui. Ho capito dalla sera prima che era teso ed è giusto che si sia chiusa così questa bella favola tennistica italiana, una degna chiusura del cerchio. È il passaggio dello scettro, ancora più importante del passaggio di testimone ed è giusto che sia avvenuto con Adriano dopo cinquant’anni anche perché a cento non ci arriva (ride, ndr). Cosa vuoi chiedere di più a Sinner. Qualche paura che potesse non farcela c’era, ma alla fine è stata una favola straordinaria“. Ospite della diretta di Spazio Tennis, Paolo Bertolucci ha parlato così in esclusiva del successo di Jannik Sinner agli Internazionali d’Italia con uno sguardo già rivolto a Parigi.

L’EMOZIONE DI RACCONTARE SINNER CAMPIONE A ROMA

Per chi come me ama il tennis, nato dentro un circolo di tennis, è stata un’emozione incredibile. Non riuscivo nemmeno ad aprire bocca un po’ come era successo dopo la vittoria di Jannik a Wimbledon. Quest’anno sarei dovuto essere un po’ più rodato perché ho la fortuna di commentarlo sempre, ma Roma è Roma. Dopo Wimbledon, lui che dopo cinquant’anni vince al Foro era giusto che chiudesse il cerchio. L’emozione la provi per forza anche se sei lontano in cabina di commento. Sono cose che ho avuto la fortuna di vivere in prima persona e che cinque/sei anni fa non pensavo sarebbero mai potute accadere“.

LA SEMIFINALE CON MEDVEDEV

Un set perso e l’impressione di un fisico a corto di energie. Il match con Medvedev ha fatto tremare un po’ tutti, ma Jannik ne è come al solito uscito da campione: In quel match l’ho visto per la prima volta veramente in difficoltà fisica dopo mesi. Ha trovato un avversario che per 40 minuti ha comandato come nessuno mai, mettendolo in crisi su tutto. È come se Jannik fosse stato spaventato e avesse pensato: ‘Cavolo, qui c’è uno che mi sta cucinando come io faccio solitamente con gli altri’. Per fortuna Medvedev non ha tenuto quel livello e Sinner, da fenomeno, lo ha attaccato appena c’è stato un punto sbagliato”.

LA FORZA DI SINNER

Secondo Bertolucci, l’altoatesino ha una tenuta mentale, una tecnica e una assidua ricerca del perfezionismo che lo rende superiore a ogni altro giocatore sul circuito: Sinner è un ragazzo lontanissimo dal classico campione italiano: è serio, preciso, educato e disponibile. Non ha un difetto e l’attesa di 50 anni è valsa la pena. Sinner è uno studente modello: impara dalla sofferenza delle sconfitte, anche se ne subisce solo due o tre all’anno”.

Chi è rimasto indietro, invece, è quella sfilza di giocatori nati negli anni 90′ che non sono riusciti a imporsi come si pensava dopo il ritiro dei Big Four: “Zverev e Medvedev hanno commesso un grave errore: pensavano che, una volta crollato il ‘muro’ dei Big Four, il momento del numero uno sarebbe arrivato in automatico per loro. Invece non hanno lavorato per migliorare il proprio gioco”.

E SU MUSETTI…

“Senza Sinner saremmo tutti aggrappati sulle spalle di Musetti. Lui ha ancora in testa una piccola parte di mentalità giovanile: i punti, il terrore che gli scadano. Ma se non sei a posto a questo livello non passi due turni, non guarisci e rischi la ricaduta. A questi livelli se vai in campo all’80% perdi col 90% dei giocatori”.

IL BINOMIO SINCARAZ

Per Bertolucci il dominio di Sinner e Alcaraz ha ancora lunga vita. Ma già a partire dal prossimo anno ci potrebbero essere dei giocatori pronti per essere i terzi incomodi: “Credo che Sinner e Alcaraz abbiano ancora sicuramente il prossimo anno nel quale possono veramente provare a dominare; da quello dopo secondo me avranno almeno un paio di giocatori che incominceranno a fiutargli il collo, perché è bello ed è sempre così, è un ricambio continuo senza passaporto e senza frontiere”.

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