Internazionali d’Italia 2026, Zverev: “Il tennis deve diventare sostenibile per più giocatori”

Francesco Bruni
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Alexander Zverev - Foto Dubreuil Corinne/ABACA

Non è stato un esordio semplice agli Internazionali d’Italia per Alexander Zverev, ma il numero 3 del mondo è comunque riuscito a superare Daniel Altmaier e a prendersi il terzo turno.

Dopo il match, il tedesco ha parlato in zona mista delle sue condizioni fisiche, ammettendo di non essere arrivato a Roma nel momento migliore. “Va tutto bene, ormai sono abituato a questi ritmi, è da dieci anni che li vivo. Però nelle ultime settimane ho giocato tantissimo e dopo Madrid mi sono un po’ rilassato, finendo anche per ammalarmi. Non è stato semplice gestirlo, soprattutto negli ultimi giorni e durante questa partita”.

L’IMPORTANZA DELLA DIMENSIONE DEI CAMPI

Zverev ha poi affrontato un tema tecnico spesso sottovalutato, ma fondamentale nel suo tennis: la differenza tra giocare sui campi principali e quelli secondari, soprattutto sulla terra battuta. “Sulla terra i campi grandi aiutano tantissimo, specialmente per uno come me che risponde molto lontano dalla linea di fondo. Sul cemento cambia meno, perché si gioca più vicini al campo, ma sulla terra la differenza si sente eccome”.

Il tedesco ha spiegato come la profondità della sua posizione in risposta renda complicato adattarsi a campi con meno spazio dietro la linea di fondo. “A volte anche nei campi di allenamento faccio fatica a giocare punti perché non sento di avere abbastanza spazio per rispondere. Per questo faccio fatica a immaginare di giocare partite importanti su campi piccoli. Sono stato fortunato nella mia carriera a poter giocare spesso sui campi principali e spero di continuare a farlo ancora per tanti anni”.

Tra gli esempi più significativi, anche la Pista Manolo Santana di Madrid e il Court Philippe Chatrier del Roland Garros, dove, secondo Zverev, la differenza negli spazi con gli altri campi è ancora più evidente. “A Roma, e soprattutto a Madrid e Parigi, il Centrale è completamente diverso dagli altri campi, perché puoi stare lontanissimo in risposta se vuoi. Sugli altri campi questo non è possibile ed è probabilmente l’aspetto che cambia di più”.

IL PRIZE MONEY NEGLI SLAM

Oltre al campo, Zverev ha affrontato anche uno dei temi più discussi del momento nel tennis, come la distribuzione del prize money negli Slam. Il tedesco, peraltro, è tra i giocatori che hanno firmato la lettera inviata agli organizzatori del Roland Garros per chiedere una revisione della percentuale dei ricavi destinata ai tennisti. “Non abbiamo parlato di boicottaggio, ma il tema esiste. Se guardi altri sport, la divisione dei ricavi è spesso vicina al 50%. Nel tennis siamo intorno al 15% complessivo tra uomini e donne, e sinceramente non credo sia giusto”.

Secondo Zverev, il problema non riguarda soltanto i grandi nomi del circuito, ma soprattutto i giocatori fuori dall’élite: “Jannik, Carlos o io guadagniamo bene, questo è chiaro. Ma il punto è un altro: oggi forse 150 giocatori nel circuito maschile riescono davvero a vivere di tennis, e nel femminile probabilmente anche meno. Se ci fosse una distribuzione più equa, molti più giocatori potrebbero costruirsi una carriera sostenibile”.

Il tedesco ha infine sottolineato come lo spettacolo prodotto dai giocatori meriti un riconoscimento maggiore: “Penso a finali da sei ore o a partite come quella dello scorso anno tra Sinner e Alcaraz, durata cinque ore e mezza. Match del genere valgono più del 15% dei ricavi. L’obiettivo deve essere rendere il tennis più sostenibile e redditizio per molti più giocatori, non soltanto per i primi cento del mondo”.

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