Andrea Arnaboldi: “Nel quinto set con Djokovic ho visto Sinner contratto, ma anche i grandi ogni tanto perdono”

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Andrea Arnaboldi - Foto Spazio Tennis

“Nel tennis anche i grandi ogni tanto perdono. E in questo caso perdi contro chi è ancora più grande: Djokovic continua a esserlo. Sinner era favorito, ma incontrare Nole in una semifinale Slam, all’Australian Open e per di più “fresco”, non è mai facile: è un cliente scomodissimo. La sconfitta ci può stare”.

Nell’intervista con il direttore di Spazio Tennis, Alessandro Nizegorodcew, Andrea Arnaboldi ha difeso la causa di Jannik Sinner, eliminato nella semifinale dell’Australian Open 2026 contro il ventiquattro volte campione Slam Novak Djokovic. Nel corso della chiacchierata diversi sono stati i temi toccati: dal percorso di rinascita del numero 1 azzurro alla maturità raggiunta dallo “sfortunato” Lorenzo Musetti – costretto a interrompere il suo percorso nel Major australiano per un infortunio –, passando anche per la favola di Francesco Maestrelli, alla sua prima volta nel main draw di uno Slam, e la similitudine trovata nel percorso di Federico Arnaboldi.

LA RINASCITA DI SINNER E LA FORZA DI DJOKOVIC

Proprio la sconfitta dell’altoatesino è stata analizzata nel dettaglio, ricordando l’incredibile valore dell’avversario dall’altra parte della rete: “Chiunque, a qualsiasi età, se deve giocare un quinto set con Djokovic può pagare mentalmente. Anche Sinner. All’Australian Open lui ha vinto tantissimo, si sente veramente forte. Nel quinto set ho visto Sinner un po’ contratto: giocava corto e Djokovic dominava di più lo scambio. Se gli lasci il comando del gioco, alla fine non la vinci”.

E ora la reazione del nativo di San Candido dovrà essere fuoco e motivazione extra per i prossimi tornei: “I risultati bruciano: la finale di Parigi e questa sconfitta fanno malissimo. Però lui è bravo a restare concentrato sul lavoro: “devo migliorarmi, devo lavorare”. È l’unica cosa intelligente da fare”.

L’ex numero 153 del mondo ha sottolineato poi il parallelismo di quanto successo nella sfida Djokovic-Musetti, facendo riferimento a Wimbledon 2025, quando fu Jannik ad approfittare del ritiro di Grigor Dimitrov: “Mi è sembrata una cosa simile a Wimbledon con Sinner e Dimitrov: lì era durissima, Jannik sentiva che stava perdendo. Dopo l’infortunio di Dimitrov, Sinner ha switchato: nei turni prima non giocava benissimo, da lì in poi è come se avesse svoltato. Secondo me a Djokovic è successa una cosa simile: era già quasi a casa e, mentalmente, è entrato con qualcosa in più”.

FEDERICO ARNABOLDI E IL PARALLELISMO CON MAESTRELLI

Infine, ha poi raccontato del percorso di Federico Arnaboldi (n. 380 ATP), cugino nonché allievo del coach meneghino, impegnato attualmente nei sedicesimi di finale del Challenger di Cesenatico: “Federico ha giocato bene l’anno scorso, soprattutto nella prima parte della stagione. In quel periodo ha espresso davvero un ottimo tennis ed è lì che ha raggiunto il suo miglior ranking. Da lì in poi ha avuto un arresto e poi una discesa in classifica. È una cosa che può succedere ai giocatori in crescita. Sta lavorando molto bene adesso, anche se la classifica è scesa e deve ripartire dalle qualificazioni. Però lo fa con una consapevolezza diversa rispetto a un anno fa”.

Un percorso simile a quello di Maestrelli, riuscito a splendere nel Major down under contro avversari di livello come Lajovico o Atmane: “Sia Maestrelli che Federico si sono ritrovati in alto abbastanza in fretta e magari non erano pronti. Poi inevitabilmente sono scesi, ma possono risalire con una consapevolezza diversa. Quando scendi non disimpari a giocare a tennis. Spesso, anzi, migliori anche a livello tecnico, ma poi in partita non riesci a mettere in pratica quello che stai costruendo”.

L’INTERVISTA INTEGRALE

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