Antonio Massara: “Che soddisfazione il mio primo titolo!”

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di Giulia Rossi

Antonio Massara ha recentemente vinto il suo primo titolo Itf da professionista. Classe 1995, originario di Siracusa, il giovane tennista italiano è stato protagonista di una notevole progressione durante il torneo 10.000$ di Novi Sad in Serbia, trionfando dopo essere partito dalle qualificazioni, in una settimana in cui la pioggia ha interrotto bruscamente lo svolgimento regolare dei match. Lo raggiungiamo telefonicamente in Romania dove è attualmente impegnato in altri due Futures.

Innanzitutto Antonio complimenti per la vittoria. Raccontaci come è andata questa settimana e qual è stata la tua progressione.

Sono partito per la Serbia per giocare due tornei. Nella prima settimana non ho disputato un buon torneo ma mi è servito per entrare in confidenza con i campi. Il secondo per me è iniziato il sabato dalle qualificazioni: le prime due partite le ho gestite al meglio senza troppe difficoltà ma l’ultimo turno di quali è stata una vera lotta durata due ore e mezza; alla fine ero molto contento di averla portata a casa perché dopo il primo set perso 6-2 non mi aspettavo certo di ribaltare la partita in quel modo. Al primo turno sono stato fortunato, ho trovato una wild card. Poi ha cominciato a piovere e da mercoledì a sabato non abbiamo mai avuto la possibilità di entrare in campo per tre giorni. Il mio era l’ultimo match di secondo turno in programma, figurati…

Come si gestisce la tensione durante queste lunghe pause tecniche? Come hai fatto a mantenere alta la concentrazione?

L’attesa è stata snervante perché non sapevamo come prepararci fisicamente: ogni volta arrivavamo al circolo, sembrava si giocasse e invece ricominciava a piovere. Fortunatamente la compagnia non mi mancava, c’erano tanti italiani, io ero in stanza con Bortolotti che doveva giocare anche lui al secondo turno e ci siamo sostenuti a vicenda, soprattutto abbiamo cercato di sprecare il meno possibile le energie.

Così ti sono toccati due doppi turni in due giorni, per un totale di 8 ore sul campo in 48 ore.

Il sabato ho raddoppiato: al secondo turno sono riuscito a gestire le forze in funzione di un’eventuale quarto, cercando di risparmiare il più possibile le energie. Nei quarti ho incontrato Petrovic, testa di serie n.4, con cui avevo perso male con un doppio 6-2, infatti all’inizio ero subito 2-0 sotto con palla del 3-0 e ho pensato: “Adesso rivedo la stessa partita di febbraio”. Piano piano sono riuscito a recuperare fino al tie break che purtroppo ho perso. Nel secondo set sono partito subito bene 3-0, ed è andato via abbastanza in fretta 6-2. Nel terzo sul 3-2 per me gli sono venuti i crampi e la partita è fondamentalmente finita lì perché non riusciva proprio a muoversi. Anche lui aveva giocato la mattina, aveva vinto 6-1, 6-1 e pensavo fosse abbastanza fresco, ma sul 5-2 si è ritirato, non riusciva nemmeno ad alzarsi dalla sedia.

E poi domenica la doppietta semifinale – finale.

La semifinale è stata la partita più dura del torneo. Sapevo che il mio avversario (Filip Veger, n.d.r.) era ostico e ci avevo già perso facile, ma credo di aver giocato la mia miglior partita quest’anno. Ho vinto 7-5, 7-5 giocando due ore e un quarto, è stata bellissima ma davvero dura allo stesso tempo. Sul 7-5, 4-3 e servizio ho pensato che stavo per raggiungere la mia prima finale e le gambe mi sono diventate pesanti, ero agitatissimo e ho perso due game davvero brutti. Poi mi sono tranquillizzato, ho ritrovato il ritmo del primo set e l’ho vinta 7-5. È tutta una questione mentale al di là della stanchezza fisica. Ero talmente distrutto che non pensavo di essere in grado di giocare la finale il pomeriggio, oltretutto mi era scesa la tensione e a malapena riuscivo a camminare. Ho provato a gestire al meglio quelle poche ore prima del match, ho fatto stretching, mangiato qualcosina. Non so come ma una volta entrato in campo mi sentivo davvero bene, come se non avessi mai giocato tutte quelle partite. Sarà stata l’adrenalina che mi teneva in piedi ma è uscita la partita perfetta. Il mio obiettivo a dir la verità era provare almeno di stargli attaccato nel punteggio e non perdere troppo male, lui comunque era la testa di serie n.3 (Miki Jankovic, n.d.r.), mai avrei pensato di vincere il torneo.

C’è stato un momento durante la finale in cui hai pensato: “Ecco sto per vincere il mio primo titolo…”?

Durante la partita ho cercato di non pensare mai alla vittoria, perché generalmente se lo fai sei perduto. A un certo punto stavo avanti 4-3 nel secondo e mi ha sfiorato il pensiero: “oddio, sto per vincere il mio primo titolo da professionista”. Pensa che il mio miglior risultato erano due quarti di finale raggiunti quest’anno! Solo sul 6-4, 5-4 30-0 ho cominciato a realizzare davvero. Sul 40-15 quando lui ha steccato il dritto non ci potevo credere. Mi sono levato una grandissima soddisfazione dopo tantissimi sacrifici, anche durante il torneo non ho mai mollato un punto… dai un po’ me lo meritavo!

Chi ti allena e chi ti segue durante i tornei?

Io mi alleno a Siracusa con Paolo Cannova e Nico De Simone i maestri del circolo. In genere ai tornei mi segue sempre Paolo, ed è una fortuna enorme. Fino all’anno scorso ero aiutato dalla Federazione a livello economico, quindi con quei soldi i miei genitori potevano permettersi di farmi accompagnare sempre dal maestro. Per me è fondamentale avere una persona che conosco, che mi vuole bene e che mi supporta, quando sei in un momento di difficoltà ti basta un’occhiata a bordocampo e ritrovi fiducia. Da quest’anno però viaggio maggiormente da solo: solo quattro volte sono riuscito a portarmi Paolo. Dopo un po’ la mancanza di casa si fa sentire: questa è la sesta settimana che sono in viaggio. Ma è la vita che mi sono scelto, cerco stringere i denti anche quando davvero non ce la faccio più.

Quali sono i prossimi tornei in cui sarai impegnato?

Farò un altro torneo in Romania, ieri ho perso al primo turno perché ero davvero troppo stanco a livello mentale, ora ho quattro giorni per riposarmi, posso cercare di gestire le energie e dare il massimo nel prossimo. Quando torno in Italia faccio una settimana a casa e poi volo in Sardegna a Santa Margherita per disputare alcuni Futures. E poi dipenderà tutto dalla classifica che avrò, deciderò insieme al maestro dove andare a giocare, se continuare su terra o provare sul veloce.

Questa vittoria ti ha dato una bella spinta, hai dei nuovi obiettivi per il futuro?

Non mi aspettavo proprio questa vittoria e sento che mi ha dato tantissima fiducia in me stesso. Sì, aver fatto un grande balzo in classifica vuol dire giocare più tornei nel tabellone principale ma non mi piace dire: “voglio chiudere la classifica nei primi 500, il mio obiettivo è quello”, il mio obiettivo è dare sempre il massimo in tutti i tornei in cui gioco. Se giochi bene la classifica arriva da sola, è solo una conseguenza… certo non ti nascondo che chiudere l’anno sotto i 600 non mi dispiacerebbe assolutamente!

Cambiando completamente argomento, il nostro collega Matteo Mosciatti ci suggerisce di chiederti la definizione di “doppio femminile a livello Itf” che hai coniato qualche anno fa…

(Ride di gusto) Sì, Matteo lo conosco molto bene, siamo molto amici abbiamo giocato spesso tornei insieme… quando c’erano i doppi femminili io li chiamavo “singoli a ostacoli”:  le ragazze a rete sono degli ostacoli per le ragazze dietro che tirano solo incrociato. praticamente un singolo incrociato con un ostacolo in mezzo! Ma non è mia l’ho mutuata dal mio maestro, eh…

In bocca al lupo ad Antonio per la sua carriera e grazie per la sua disponibilità!

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