Benjamin Becker: “Nell’ATP i campi sono tutti ugualmente lenti”

di - 17 Novembre 2015

Becker

Di Giulio Gasparin

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L’anno scorso, di questi tempi, Benjamin Becker si era portato alle porte dei primi 30 del mondo, avvicinandosi a quel gotha del tennis a cui spesso è stato comparato per via di vittorie di spessore e successi inaspettati. Il nome e la nazionalità sono stati quasi un peso sulla sua carriera, perché se ti chiami Becker e giochi a tennis in Germania è come se ti chiamassi Tomba e volessi fare lo sciatore in Italia. Lui poi ha dovuto sempre convivere con quella vittoria che mise fine alla carriera di Andre Agassi e le aspettative di un movimento intero, abituato a grandi successi, ma a cui mancava il grande campione. La forza di Becker però è stata proprio nella sua capacità di essere più forte delle pressioni a lui attorno, anche più forte delle convinzioni di molti. Un esempio lampante la potenza e la precisione del suo servizio, forse l’arma migliore del suo bagaglio tecnico solido ma non letale: nonostante l’altezza limitata a “soli”, per così dire, 178cm, la sua prima di servizio viaggia spesso ben oltre i 220km/h con precisione chirurgica.

Dopo i fasti del 2014, però, per il tedesco è arrivata una stagione complicata, per un forma che stentava ad arrivare e poi un brutto infortunio al termine di un match spettacolare con Fernando Verdasco al Roland Garros, da cui è uscito vincitore 10-8 al quinto, ma anche incapace poi di giocare il turno successivo e poi trovare una vittoria fino a 10 settimane più tardi, ad Atlanta. Nell’ultimo periodo però sono tornate le vittorie e con queste anche la fiducia, quella che a 34 anni lo spinge a voler continuare almeno ancora un anno, perché la passione è tanta.

Oggi a Brescia ha vinto una partita dura contro il connazionale Daniel Brands, anch’egli al rientro ad alti livelli dopo una serie sfortunata di infortuni e problemi di salute (su tutti la mononucleosi), ma che conferma l’ottimo stato di forma raggiunto nell’ultimo periodo.

È stato un match duro, lungo e combattuto punto a punto da entrambi. Alla fine però su questi campi così veloci dipende tutto dal servizio, non è vero?

Sì, infatti. Poi lui serve veramente forte ed è difficilissimo riuscire a rispondere. All’inizio mi sono trovato in grande difficoltà in risposta, ma più giocavo, meglio riuscivo a trovare il ritmo e alla fine sono riuscito anche a trovare i due break, uno nel secondo e uno nel terzo. Poi su questa superficie quando prendi un break di vantaggio sai che ce l’hai in tasca, perché è così difficile rispondere che sai che devi “solamente” servire normalmente e tenere il vantaggio. Alla fine ce l’ho fatta e ne sono felice.

Recentemente hai giocato in diversi tornei indoor, sia nel circuito ATP che in quello Challenger. Pensi che i campi qui a Brescia siano tra i più veloci di quelli che hai testato?

Questo è sicuro, ma mi piace che sia così, anche perché porta un po’ di varietà nelle superfici. Al momento nel circuito ATP sembra che tutte le superfici siano uguali: stessa velocità, tutte lente. Per questo mi piace quando si cambia, perché superfici diverse portano diversi risultati e stili di gioco. Forse sono di parte perché a me piacciono le superfici veloci, ma alla fine penso che facciano il bene del tennis, per cui spero che arrivino altri tornei come questo.

Siccome hai parlato di gran servizi, Fognini ha recentemente detto che è troppo basso per poter servire forte come i giganti Isner e Raonic. Tu sei più piccolo di lui, ma servi costantemente oltre i 220km/h. Cosa pensi di questa cosa?

A dire il vero penso che sia una cosa individuale. Alla fine puoi sempre lavorare sul tuo servizio, anche se ovviamente se sei basso non puoi avere gli stessi angoli dei giganti, per cui è più difficile. Però ci sono tanti ottimi battitori che sono più o meno alti come me: Berankis, Almagro…anche loro battono molto bene e poi comunque penso che Fognini se la cavi bene, non direi che ha un brutto servizio, anzi, direi che è più che ok!

L’anno scorso di questi tempi eri vicino ad entrare tra i primi 30 del mondo, quest’anno però è stato più difficile e segnato dagli infortuni. Puoi dirci qualcosa a riguardo?

Sì, purtroppo mi sono fatto male a Parigi, durante il Roland Garros e poi mi ci è voluto molto per rientrare in forma, anche perché non sono più un giovanotto. Mi ci sono voluti un paio di mesi, anche perché ho giocato nonostante il dolore e forse non l’avrei dovuto fare. Però sai, poi il ranking è fatto di tutta la stagione ed io all’inizio non ho giocato bene, poi l’infortunio ed a volte ci si mette anche un po’ di sfortuna: ti basta perdere un paio di partite lottate e perdi anche la sicurezza che hai in te e diventa difficile giocare come l’anno prima. Però in quei momenti devi stare lì, lottare e trovare soluzioni. In questo finale di anno sto giocando bene e spero di portare queste sensazioni all’anno prossimo.

Parlando di età, dici di non essere più un giovincello, quindi dove trovi le motivazioni per continuare?

È sicuramente dovuto al fatto che mi diverto a giocare e a viaggiare. È il mio lavoro ed è tanto che lo faccio, quindi non sono pronto a smettere. Ora che sono di nuovo in salute e non ho infortuni complicati, magari qualcuno più piccolo ma niente di che, mi sento che mi muovo bene e riesco a combattere anche con i più giovani, quindi finché mi diverto continuerò a giocare.

In Germania ora avete un paio di nomi interessanti tra i ragazzini. Cosa pensi del movimento tedesco? Lo stesso Brands con cui hai giocato qui non è così giovane, ma ha perso un paio di stagioni a causa degli infortuni, per cui può essere considerato tale.

Sì, lui infatti è ancora giovane, poi è stato sfortunato con gli infortuni e la mononucleosi quando era tra i primi 50 del mondo. Oltre a lui poi ci sono un paio di giovani che stanno uscendo come Marterer e poi ovviamente Zverev. Spero che possano portare avanti la tradizione tedesca, perché anche se non abbiamo avuto un top 10 ultimamente, abbiamo sempre molti ragazzi tra i primi 100. se riuscissimo a piazzarne uno o due nei 10 farebbe benissimo a tutto il movimento.

Mi hai detto che continui a giocare perché ti diverti, ma non è che ci sia qualche obiettivo nella tua testa per la prossima stagione?

No, cioè, al momento penso che il mio obiettivo principale sia di stare in salute, perché alla mia età è fondamentale. Poi, come ho detto, continuare a divertirmi, anche quando devo fare dei sacrifici per trovare la motivazione. Il prossimo anno vedrò come va e poi prenderò una decisione quando sarà arrivato il momento..

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