La Svolta di Simone

di - 15 Ottobre 2010

Simone Bolelli

Intervista Esclusiva realizzata da Valentina Clemente per Tennis.it

Tirrenia (Pisa) – Una lunga riflessione e una scelta necessaria. Di comune accordo Simone Bolelli e Riccardo Piatti hanno interrotto il loro rapporto di coaching poiché questo non rispettava più le esigenze del tennista azzurro. In esclusiva a Tennis.it, Simone ha raccontato la chiusura di questo difficile capitolo, che l’ha visto scivolare al numero 110 della classifica Atp, e l’avvio di una nuova avventura che ha preso il via in questa settimana al centro federale di Tirrenia, seguito dal suo preparatore atletico Marco Panichi e sotto la supervisione di Renzo Furlan.

Innanzi tutto puoi raccontarci come siete giunti alla conclusione del rapporto con Piatti?

Ho deciso di interrompere questa collaborazione perché Riccardo quest’anno, per vari impegni, non è riuscito a seguirmi abbastanza. Quindi nella situazione in cui mi trovo oggi, al numero 110 del mondo, ho bisogno di una persona che stia con me 24 ore su 24. Lui segue già Ljubicic e non poteva dedicarmi il tempo che reputo necessario al mio allenamento.

Sei a Tirrenia, la scelta è legata anche alle possibilità di allenarti su diverse superfici?

Si qui c’è un po’ di tutto: terra, veloce, indoor e sicuramente come struttura è ottima. C’è la pista di atletica, c’è la palestra, ci sono i dottori, i fisioterapisti. Per me Tirrenia ora è un punto d’appoggio, ho appena interrotto il rapporto con il mio allenatore e in una situazione del genere ti ritrovi praticamente da solo, iniziare da zero sarebbe difficile. Invece qua ci sono tanti ragazzi con cui allenarmi e poi Renzo che mi sta dando una mano in campo. Non sono solo, ho una struttura su cui posso contare e che ha le carte in regola per farmi ritrovare lo spirito giusto.

Hai parlato con Furlan della situazione? Ti sta dando dei consigli?

Si adesso stiamo cercando di lavorare un po’ insieme. In queste giornate passa molto tempo con me in campo e mi dà consigli sia a livello tecnico che tattico. Diciamo che è una situazione temporanea, in attesa di trovare un coach che possa venire in giro con me per i tornei.

Quanto è importante per te la presenza di un coach durante i tornei?

Per me è molto importante perché quando sei in gara, sia che tu perda sia che tu vinca, il coach sa dirti cosa hai fatto bene e cosa hai sbagliato, ma capisce soprattutto su cosa bisogna lavorare. Se lui non è lì con te, tu puoi raccontargli la partita, però non è la stessa cosa.

Quali sono le caratteristiche che cerchi in un allenatore?

Prima di tutto è fondamentale il livello umano. Deve essere una persona con cui vado d’accordo, qualcuno che sappia anche ridere e scherzare. Una persona che si possa dedicare a questo lavoro con passione e che ami in maniera profonda il tennis. Mi piacerebbe avere accanto qualcuno che sia già arrivato a grandi livelli con altri giocatori.

Hai mente qualche nome? Qualcuno a cui pensi o che ti piacerebbe…

Sinceramente per il momento non ho nessuna preferenza in particolare. Per ora starò un po’ alla finestra, cercando di valutare bene le cose. Ma a parte questo non c’è nulla di pianificato.

Questo momento di rottura può essere letto anche come un momento di svolta? Nel senso credi che il cambiamento ti possa dare nuove energie e stimoli per puntare in alto?

Beh sicuramente ho nuovi stimoli, situazioni diverse. Cambiare ogni tanto fa bene, ti dà motivazioni che possono aiutarti a fare qualche passo in più. Adesso io sono sereno, questa settimana mi sono allenato bene e mi sento confidente.La prossima settimana giocherò al Challenger di Orléans, un torneo difficile,e se verranno fuori buoni risultati significa che siamo sulla strada giusta. Ci sono in palio tanti punti e può essere il modo giusto per dare al via ad un nuovo capitolo.

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