Brixen Tennis Cup 2016, Marco Girardini: “Siamo pronti alla 3a edizione”

di - 30 Giugno 2016

Circolo2 - Copia

di Michele Galoppini

È tutto pronto per la terza edizione della Brixen Tennis Cup, il torneo Tennis Europe under 12 che prenderà il via il 2 luglio sui campi del Circolo Tennis Brixen Bressanone sotto la guida di Marco Girardini, direttore del torneo. Due giorni di qualificazioni, che si terranno il 2 ed il 3 luglio, precederanno il tabellone principale, che comincerà il 4 luglio per completarsi, con le finali, domenica 10 luglio. La competizione sarà disputata sia al maschile che al femminile.

Tanti gli iscritti per questo evento incastonato nella splendida cornice delle alpi dell’Alto Adige e ovviamente è numerosa la partecipazione azzurra, che cercherà di riprendersi il titolo dopo il doppio titolo per i colori stranieri dell’edizione 2015: furono Melodie Collard dal Canada (nazione anche quest’anno presente con una spedizione numerosa) ed il danese Elmer Moller (che quest’anno si sta comportando egregiamente tra gli under 14, dove ha vinto 4 tornei senza lasciare un set per strada, nonostante i suoi 12 anni) ad alzare i trofei, bloccando Lisa Pigato e Luca Nardi, i migliori azzurri, allo scoglio delle semifinali.

Per poter presentare al meglio l’edizione 2016 della Brixen Tennis Cup, abbiamo interpellato il direttore Girardini, che ci ha parlato dell’evento, delle difficoltà organizzative e del tennis under 12.

Tutto pronto per la terza edizione della Brixen Tennis Cup, ed anche quest’anno c’è una lista di giocatori molto interessante.
“Questo è il terzo anno che lo organizziamo e siamo molto contenti che anche quest’anno gli sponsor, l’amministrazione e le istituzioni del Comune, della Provincia e della Regione ci abbiano dato il loro sostegno. Il primissimo ringraziamento va a loro, poiché senza di loro e senza il supporto indispensabile del circolo non saremmo in grado di portare avanti questa bella esperienza. Anche quest’anno, il campo di partecipazione è un campo di partecipazione importante: abbiamo come sempre il gruppo di ragazzi segnalati dalla Federazione, ma abbiamo anche rappresentative internazionali. C’è una rappresentativa del Canada, sempre molto forte che lo scorso anno aveva portato alla vittoria al femminile Melodie Collard, poi ci sono quella austriaca, francese, russa, a cui vanno aggiunti dei rappresentanti di Lituania, Estonia, Svizzera, Repubblica Ceca ed anche altre nazioni, quindi parliamo di un torneo che internazionalmente è apprezzato.”

Quali sono i punti di forza del vostro evento?
“Uno dei nostri punti di forza si trova certamente nel fatto che noi diamo ospitalità a tutti i ragazzi che partecipano al torneo, sia alle rappresentative ufficiali sia a tutti i singoli partecipanti al tabellone principale. Le rappresentative ufficiali hanno inoltre l’ospitalità fino a che l’ultimo membro del team perde. Questa è una nostra caratteristica peculiare, poiché non tutti i tornei si organizzano in questo modo: la maggior parte dei tornei under 12 dà ospitalità solo alle rappresentative ufficiali, ma non a tutti i partecipanti al main draw come noi, e con ospitalità si intende vitto e alloggio. Poi il torneo si trova in Alto Adige in una location molto bella, l’hotel stesso è molto accogliente ed è un tre stelle superior con piscina.”

Quali sono le principali sfide organizzative per un torneo under 12 di tennis, soprattutto considerato che ha anche lo svantaggio di passare maggiormente inosservato rispetto ai tornei professionistici?
“Il problema più grande è sempre riuscire a vendere il torneo agli sponsor, il loro reperimento è sempre difficile in generale ed in questo periodo ancora di più. Gli investitori attualmente hanno poca voglia di investire in un evento che oltre ad un ritorno di immagine a loro non dà. Questo è vero a livello di tornei professionistici ma ancora di più per un torneo under 12. Uno degli sponsor che ci è stato maggiormente vicini in questi anni è l’Azienda Turistica di Bressanone, che ci dà un contributo molto importante capendo che col nostro evento possiamo far lavorare gli hotel e favorire il turismo del luogo. Il Comune ha fatto molto, soprattutto nel primo anno, quando il circolo aveva bisogno di importanti migliorie strutturali per ospitare un torneo internazionale e grazie al Comune ci siamo modernizzati, ed assieme al Comune anche Provincia e Regione. Non meno importanti sono poi gli sponsor cosiddetti tecnici, che con un aiuto ‘materiale’ più che finanziario ci permettono di abbattere i costi in maniera decisiva. Per fare un esempio, ci sono sponsor che ci danno pasta, carne e cibo più in generale, che ci risolvono un problema, cioè quello di fornire i pasti.”

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Si sente purtroppo parlare, ogni tanto, di spiacevoli situazioni causate dai genitori al seguito dei figli impegnati nello sport. Qual è la sua esperienza nella Brixen Tennis Cup?
“I ragazzini non possono ovviamente venire a giocare da soli, c’è sempre il team ma quasi sempre anche la necessaria figura del genitore. E grazie alla nostra location ed all’estate, spesso tutta la famiglia arriva al seguito dell’atleta. È una situazione inevitabile, più che in altri sport, e certi genitori sono come in tutti gli altri sport meno bravi che altri. Nel tennis le trasferte posso essere lunghe, ed un ragazzino di 11 o 12 anni ha bisogno del genitore assieme a lui. Onestamente, io ho sempre trovato utile e necessaria la presenza di un genitore con il ragazzino, per questi piccoli atleti sono un supporto. Sono quei genitori con passione e sacrifici, economici e di tempo più o meno libero, a permettere ai loro figli di crescere, di partecipare ai tornei, ed a permettere a noi maestri di averli con noi per tre volte a settimana e nelle trasferte per le competizioni.”

Quanto è realmente importante, in prospettiva futura, una vittoria in un torneo under 12 rispetto alla costruzione tecnica e mentale del giocatore?
“In completa sincerità, che un bimbo vinca un torneo under 12 conta poco o nulla per il suo eventuale futuro da professionista. Però questi tornei sono molto importanti per allenare, o meglio stimolare, la competizione, cioè la voglia di vincere, la voglia di combattere su ogni punto. Non esistono campioni che all’epoca dei 12 o 14 anni non erano competitivi in questo senso. Questa voglia di vincere va stimolata e coltivata, che poi si vinca o si perda è molto meno importante. Vedo tanti piccoli atleti che a prescindere dal risultato escono dal campo contenti: è un aspetto positivo a livello sportivo, ma in prospettiva futura non è l’atteggiamento giusto. Chi ho notato, in generale, avere l’atteggiamento più giusto sono gli atleti che vengono dall’est Europa o che comunque hanno origine est europea. Anche gli atleti più vincenti delle nazioni cosiddette occidentali hanno spesso origine est europea e questo è vero soprattutto nel tennis. Le qualità naturali contano tantissimo, ma atteggiamento e mentalità sono aspetti ancora più importanti, che possono ovviamente essere allenati tanto quanto si allena l’aspetto tecnico.”

Qual è la situazione italiana dei giovanissimi tennisti, rispetto a quelle internazionali?
“Il problema dell’Italia è da tanti anni sempre lo stesso. Abbiamo tantissimi ragazzi che dal punto di vista tecnico ed agonistico non hanno nulla da invidiare ai pari-età europei o mondiali, ma che purtroppo faticano ad affrontare due step molto importanti della crescita di uno sportivo: il passaggio dalla scuola media a quella superiore ed il passaggio da junior a pro. Nel primo passaggio è la scuola italiana che ostacola, perché il nostro sistema di istruzione non è per nulla di supporto all’attività sportiva dei ragazzi, mentre il secondo passaggio è inevitabilmente problematico, anche se per fortuna la Federtennis negli ultimi anni ha fatto una scelta importante a riguardo: supportare gli atleti non più fino ai 18 anni, ma anche nella fase decisiva tra i 18 ai 24 anni, e questo supporto è quello più importante di tutti, perché quel passaggio è quello più problematico. Tanti degli atleti che giocano oggi gli under 12, a 18 anni avranno già smesso, mentre tanti atleti a 18 anni staranno provando a diventare tennisti senza essere passati per gli under 12. Quello è il momento chiave.”

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