ESCLUSIVA – Gaia Sanesi, dall’agonismo a un nuovo metodo di allenamento

Luca Innocenti
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Gaia Sanesi in campo al circolo Plebiscito di Padova

Gaia Sanesi, ex giocatrice WTA classe 1992, voleva solo “giocare a tennis”, così a 13 anni si è trasferita negli Stati Uniti per inseguire il sogno di diventare una giocatrice. Ha raggiunto la vetta del tennis professionistico, spingendosi fino alla posizione numero 294 al mondo, vincendo 5 titoli ITF in singolare. La sua è una storia di amore per il tennis e competenze, prima acquisite e poi messe a disposizione dei più giovani, sempre nel solco della passione e della voglia di conoscere ogni dettaglio di questo sport, tanto da aver messo a punto un nuovo metodo di allenamento.

Il sogno americano

A 13 anni il mio circolo organizzò due settimane presso l’Accademia di Nick Bollettieri – racconta Gaia Sanesi in esclusiva a Spazio Tennis -. Fu un maestro a propormi di rimanere, per convincere i miei genitori feci 15 giorni di sfinimento nei loro confronti”. Risultò decisivo anche l’intervento dei genitori di Giacomo Miccini (oggi professionista nel padel) che, sottolinearono: “La peggior cosa che può capitarle è imparare l’inglese”.

Iniziò così il rapporto tra Gaia e gli Stati Uniti. Durò fino ai 17 anni, poi si spostò in Spagna, ma gli States erano nel destino di Sanesi. “Prima dei 20 anni ero già in classifica WTA, durante il periodo in Spagna scalai la classifica e mi allenavo con giocatrici professioniste di altissimo livelloricorda l’ex giocatrice, oggi Maestro Nazionale certificato FITP presso il circolo “Plebiscito” di Padova. Nel gruppo di lavoro, infatti, figuravano giocatrici del calibro di Anabel Medina (best ranking al numero 16 WTA). Un periodo intenso e di altissimo profilo, che consentì a Sanesi di allenarsi anche con la squadra di Billie Jean King Cup spagnola e “fare da sparring nei Grandi Slam”.

Il ritiro…

Furono i guai fisici a stoppare l’ascesa della tennista toscana, che ricorda: “Presi la mononucleosi e per due anni fui irriconoscibile, non vincevo una partita e non avevo più energie”. La malattia, inoltre, impattò anche la sfera persona di Gaia: “Non mi riconoscevo nemmeno come persona”. Così decise di tornare in Italia e provare a riprendere la racchetta a casa, a Prato. Due titoli ITF consecutivi la convinsero che fosse la decisione corretta.

Proprio sul più bello però, la sfortuna si intromise nuovamente tra Gaia e la scalata nel tennis mondiale. “Sono quasi tornata a best ranking, ma un brutto infortunio al gomito mi ha impedito di continuare a giocare” ricorda Sanesi. Nonostante l’impattante guaio fisico – “Ho parzialmente rotto un tendine e intaccato la cartilagine-, Gaia non ha gettato la spugna. Dopo un anno e mezzo di cure, riabilitazione e ritorno al tennis giocato, fu un banale incidente a farle prendere la decisione del ritiro: “Presi una busta della spesa al supermercato e il braccio mi tremava, l’infortunio aveva intaccato la mia vita quotidiana”.

… e la ripartenza

Si rese necessaria un’operazione e lì cominciò la seconda avventura di Sanesi nel mondo del tennis: “Feci riabilitazione ed iniziai ad insegnare, allenando sia ragazzi Semi-Pro che Professionisti”. I risultati furono buoni fin da subito: “Primi punti ATP e WTA, alcuni best ranking”. Da quel momento non ha più smesso. Attualmente, a Padova, segue soprattutto due gruppi femminili: ragazze del 2009 e del 2013 (tra cui Teresa Novello, atleta di interesse nazionale). Nel 2025 ha lavorato anche con una giocatrice professionista, Quinn Gleason, che proprio quell’anno ha raggiunto il best ranking in doppio alla posizione numero 60 del mondo.

Gleason, statunitense, riporta al legame tra Sanesi e gli Stati Uniti che non si è mai esaurito del tutto. A partire dal 2024, infatti, l’ex giocatrice è diventata direttrice del programma junior del circolo Siasconset Casino di Nantucket (Massachusetts). Descrive così il suo ruolo: “Ho la responsabilità di un intero settore giovanile, dai ragazzi universitari che si approcciano ai Challenger fino ai bambini di 5 anni”.

Allenare con il proprio metodo

La sua dedizione al tennis è tale da aver messo a punto un proprio metodo di allenamento. È nato dalla sua tesi per il corso da Maestro Nazionale FITP, sviluppata assieme ad Erik Crepaldi. Il metodo e la tesi si chiamano “Giocatore consapevole” e si basa sull’utilizzo della mindfulness per aumentare la consapevolezza dei giocatori. “La tesi vuole che il giocatore, fin dal primo palleggio, sia perfettamente consapevole di ciò che gli accade e si abitui ad osservare e riconoscere le sue sensazioni, il suo corpo e i colpi, senza che ci sia un input del maestrospiega Gaia.

In questo modo si evita che l’allievo, dopo un lavoro specifico su qualche fondamentale, vada in campo e non applichi quanto appreso se non su feedback del coach. “Capita che dopo un lavoro specifico, ad esempio sul tenere appoggi più larghi, l’allievo vada in campo e dimentichi tutto, ‘Giocatore consapevole’ vuole evitare proprio questo” spiega l’ideatrice del metodo, raccontando da dove è nata l’idea. Il metodo ha ricevuto l’apprezzamento di diversi colleghi che tuttora lo applicano, ma non è finita qui. Difatti, la voglia di studiare e capire il tennis di Sanesi è sconfinata. Attualmente sta lavorando ad uno studio sul servizio assieme a Fabrizio Ornago: “Vogliamo capire come l’eccessiva ripetizione del movimento al servizio, a lungo andare, possa causare danni ed infortuni alla spalla”.

Mettere gli allievi nella condizione di stare bene

Questa voglia di miglioramento e di conoscenza si accompagna ad un bagaglio immenso di esperienze tennistiche ed umane, che Gaia cerca di trasmettere ai suoi atleti. “Non consiglierei ad un mio allievo di andare negli Stati Uniti a prescindere, ma non glielo impedirei qualora se la sentisse” dice l’allenatrice. Prosegue poi motivando il suo punto di vista: “Ho imparato che ogni giocatore rende meglio quando viene messo nelle condizioni di stare bene, a me faceva stare bene essere assieme ad altri ragazzi che sognavano di giocare a tennis come me. Però non è detto che valga per tutti, ognuno ha le sue caratteristiche e le sue necessità, che vanno rispettate”.

Un elemento che torna spesso nel racconto di come Gaia intende il ruolo di maestra ed istruttrice, è quello del feedback. Si arrabbia, infatti, quando i genitori si intromettono troppo. Non per una questione di ego, ma perché le sta a cuore la crescita dei suoi allievi: “I genitori partono dal più nobile degli scopi, che è fare il bene dei loro figli, ma non tutti capiscono che bombardare i ragazzi di consigli e feedback è controproducente”. L’idea di Gaia, infatti, è quella di consentire ai giovani di crescere con una guida, ma in modo autonomo. La illustra così: “Hanno bisogno di imparare anche da soli e soprattutto di ragionare con la loro testa”. Con questo approccio, perfettamente coerente con il metodo “Giocatore consapevole”, sono i ragazzi stessi a dare dei riscontri all’allenatore: “Imparano ad adattarsi da soli e capire cosa fare per migliorare”.

Gaia Sanesi in campo al circolo Plebiscito di Padova
Gaia Sanesi in campo al circolo Plebiscito di Padova

Quella di Gaia Sanesi è indubbiamente una storia di passione genuina per il tennis, che ha saputo modificarsi e trovare un proprio posto anche quando il sogno degli Slam e del circuito WTA è svanito. Una passione che si è alimentata passo dopo passo, esperienza dopo esperienza e che è la sintesi di metodi di allenamento, sistemi sportivi e sociali di tre parti diverse del mondo. Il tutto a disposizione dei ragazzi e delle ragazze del domani. Non male per una ragazzina che doveva solo imparare l’inglese.

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