Andrea Trono, coach di Andrea Pellegrino (n.138 ATP) e Nuria Brancaccio (n.209 WTA), è intervenuto ai microfoni di Spazio Tennis direttamente dal Circolo Antico Tiro a Volo di Roma, dove l’azzurra ha raggiunto la semifinale dell’ATV Bancomat Tennis Open (WTA 125). Il leccese ha parlato proprio di Andrea e Nuria, dalla stagione emozionante del pugliese, capace di raggiungere il primo main draw Slam della carriera, al talento cristallino della campana.
Pellegrino e il suo 2026 da sogno
Trono ha esordito raccontando gli ultimi mesi passati al fianco del pugliese, in cui hanno raggiunto gli ottavi di finale agli Internazionali d’Italia (sconfitta contro Jannik Sinner) e il primo turno del Roland Garros. “Sono state settimane molto emozionanti. Andrea si meritava di giocare un ottavo di finale sul Centrale del Foro Italico contro Sinner per tutto quello che ha fatto in carriera. La qualificazione al tabellone principale di Parigi è stata ancora più emozionante, porteremo questi ricordi con noi per sempre. Ha sposato il nostro progetto a marzo dello scorso anno e si è calato nella nostra realtà con grande umiltà. Abbiamo conquistato la sua fiducia e con ragazzi di 28 o 29 anni non è semplice“.
Il talento di Brancaccio
L’allenatore pugliese ha proseguito parlando del talento di Brancaccio, giocatrice classe 2000 dalle enormi potenzialità, sconfitta in semifinale dalla connazionale Lucia Bronzetti al WTA 125 di Roma. “Nuria farà il salto di qualità quando vedrà in lei quello che noi vediamo in lei. Ha un talento fuori dal comune, nel mondo femminile non è facile vedere quello che lei può fare. Nuria è una giocatrice completa: sa variare il ritmo, sa giocare in tutti i modi, sa usare il back e le palle corte, così come servire in slice o in kick. Alcune volte mette in dubbio se stessa, quando in realtà ha un potenziale incredibile“.
Il “caso” economico fuori dalla Top 100
Trono ha analizzato anche il lato economico del mondo del tennis, sottolineando come ci sia un problema da risolvere per quanto riguarda i guadagni per i giocatori non facenti parte della Top 100. “Io dico che il giocatore 150 del mondo guadagna troppo poco per quello che è. Se sei uno dei primi 150 giocatori del mondo di uno sport, significa che sei un extraterrestre e quindi devi incassare tanti soldi. Non puoi sopravvivere così, c’è qualcosa che non funziona. Le persone dovrebbero vivere quello che vivono questi atleti per capire cosa serva per diventare 150 al mondo“.