ESCLUSIVA – Petrone: “Con Arnaldi è stato un bellissimo percorso, grande attitudine al lavoro”

Francesco Petrucci
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Alessandro Petrone e Matteo Arnaldi - Foto Nizegorodcew

Dietro la crescita di Matteo Arnaldi, passato in pochi anni dai margini del circuito alla top 30 mondiale, c’è anche la mano di Alessandro Petrone. Un percorso lungo, costruito giorno dopo giorno, che racconta molto del lavoro dietro le quinte del tennis moderno. Intervistato in esclusiva da Alessandro Nizegorodcew per Spazio Tennis, Petrone ha ripercorso le tappe di questa scalata e si è soffermato anche sul momento del movimento azzurro, sempre più ricco di protagonisti come Jannik Sinner e Lorenzo Musetti.

LA FORZA DI SINNER

Le recenti sconfitte di Jannik Sinner contro Novak Djokovic all’Australian Open e contro Jakub Mensik nell’ATP 500 di Doha hanno acceso diverse critiche. Secondo Alessandro Petrone, però, si tratta di passaggi normali nel percorso di un giocatore di altissimo livello. Anche perché la risposta è arrivata subito, con il successo al Masters 1000 di Indian Wells che ha cancellato ogni dubbio: “Le sconfitte capitano, ci ha abituato troppo bene. Si è ripreso subito, questa è la sua più grande forza. Riesce a tenere un livello medio altissimo, anche quando non è al top”.

Petrone è inoltre uno dei pochi italiani a vantare uno score positivo contro il classe 2001. L’allenatore ha ricordato con il sorriso il primo incrocio, nel 2018, quando ebbe modo di osservare da vicino il talento dell’altoatesino, riuscendo anche a batterlo: “Si vedevano grandi potenzialità, aveva già un gran rovescio. La sua attitudine fuori dal campo era differente”.

LE DIFFERENZE NEL MOVIMENTO AZZURRO

Il classe ’91 ha poi elogiato il lavoro della Federazione Italiana Tennis e Padel, capace negli ultimi anni di far emergere diversi talenti, soffermandosi in particolare sulle annate 2001 e 2002. Un gruppo ricco, in cui, oltre a Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, figurano anche Mattia Bellucci, Luciano Darderi e Flavio Cobolli.

Proprio all’interno di questo gruppo, Petrone aveva inizialmente valutato la possibilità di avviare un percorso con più di uno di loro, prima di legarsi definitivamente a Matteo Arnaldi: “Nel 2021 volevo cominciare ad allenare un ragazzo di diciott’anni e provare a portarlo più in alto possibile. Mi sarebbe piaciuto collaborare con Mattia (Bellucci), con cui avrei dovuto fare una prova, Luciano (Darderi) e Matteo (Arnaldi). Con quest’ultimo direi che è andata bene (ride ndr)”.

Guardando al presente, la leadership di Sinner e Musetti ha contribuito ad abbassare la pressione su gli altri altri italiani, permettendo loro di crescere con maggiore serenità. Un contesto molto diverso rispetto al passato, come sottolineato dallo stesso Petrone, in cui emergere era più complesso anche per via delle aspettative: Ragazzi come Quinzi, Baldi, Napolitano e Donati sono stati meno fortunati, anche a causa di problemi fisici. Sono arrivati tutti vicino alla top 100, ma non hanno avuto intorno a loro un terreno fertile per crescere e vedevano molto lontani giocatori come Fabio Fognini e Andreas Seppi. Ciò comportava maggiore pressione”.

LA FINE DI UN LUNGO VIAGGIO

A cinque mesi dalla separazione, l’allenatore ha voluto ringraziare Matteo Arnaldi per i quattro anni e mezzo trascorsi insieme. Un percorso intenso, fatto di crescita continua, su cui Petrone si è soffermato anche dal punto di vista tecnico, evidenziando i principali aspetti su cui hanno lavorato nel tempo: “Con Matteo è stato un bellissimo percorso, la sua attitudine al lavoro dà una grande mano negli allenamenti. Nei primi anni abbiamo dovuto lavorare molto a livello tecnico. Il rovescio lo ha avuto sempre molto naturale, ci siamo concentrati molto sul dritto e sul servizio”.

LA VITTORIA IN COPPA DAVIS NEL 2023

Nel novembre 2023 l’Italia è tornata a conquistare la Coppa Davis a 47 anni dall’ultima volta. La squadra, composta da Jannik Sinner, Lorenzo Musetti, Lorenzo Sonego, Simone Bolelli e Matteo Arnaldi, ha superato in finale l’Australia grazie ai successi di Arnaldi contro Alexei Popyrin e di Sinner su Alex de Minaur, evitando così il doppio decisivo, sulla carta favorevole agli australiani.

Un ricordo ancora vivido per Alessandro Petrone, presente al fianco di Arnaldi durante quella settimana: “Era la mia prima partecipazione alla fase finale di Davis. Non c’erano alte aspettative e altre nazionali erano favorite. Matteo non stava bene all’inizio, ma nella partita in finale con Popyrin ha dato fondo alle sue energie, è stato bravissimo”.

Quella edizione ha rappresentato anche la definitiva consacrazione di Sinner. Emblematica la semifinale vinta contro Novak Djokovic, con tre match point annullati: “Stare una settimana con Jannik mi ha fatto capire la caratura della sua persona, oltre che della sua forza in campo. Anche nelle partite di burraco non voleva mai perdere, è un vincente”.

L’INTERVISTA COMPLETA  

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