Hao, il nuovo marchio tennistico che supporta i giovani

di - 1 Giugno 2015

HAO

di Fabio Ferro

Sito Internet: www.haoroma.com

Stefano VanniniRomano, attore e scrittore, persona simpaticissima e molto disponibile, maestro di tennis e una vita passata sui campi, Stefano Vannini racconta della sua nuova avventura nel mondo dell’abbigliamento, nata quasi per gioco, ma che sta prendendo piede tra appassionati e agonisti. Insieme alla compagna, Luana Bisconti, che cura la parte tecnica dei materiali, fornitori e produzione, propone una linea completa di capi per il Tennis e per il Paddle, per rispondere alle esigenze dei giocatori di tutti i livelli.

Innanzitutto, chi è Stefano Vannini e da dove arriva?
Io ho iniziato presto ad insegnare, a 16 anni, perché ho avuto la fortuna che il mio maestro, Silvano Papi, mi chiese di aiutarlo durante l’estate e io iniziai, come diceva lui, a fare il “lanciapalle”. Io ero un classificato C3 e lui all’epoca seguiva un ragazzo under 16, che giocava un ottimo tennis, poi diventato lo Stefano Tarallo che tutti conosciamo. Ancora non insegnavo, ma ero perennemente in campo e acquisivo tutte le nozioni che Silvano metteva in atto con i suoi assisiti. A 18 anni mi iscrissi all’ISEF, con indirizzo tennis, e l’estate cominciai a lavorare a Roma. Seguivo soprattutto gli under e ciò mi ha consentito di conoscere, fin da piccoli, gli attuali big del tennis italiano e vivere i momenti delle trasferte, dei primi successi e dei sacrifici ai quali si sottoponevano i ragazzi. Ho avuto anche modo di veder giocare un Murray under 14 giocare nei tornei che i miei allievi disputavano. L’ultima collaborazione è stata con Matteo Berrettini fino ad under 14, prima che passasse nelle splendide mani di Vincenzo Santopadre, che io stimo tantissimo. Ho fatto per venti anni il maestro di tennis al Circolo della Corte dei Conti, ma oggi ho cambiato vita e faccio l’attore e lo scrittore. Attualmente faccio molto poco il maestro, mi piace mantenere il contatto con il tennis, non solo attraverso il marchio che abbiamo lanciato, ma anche cercando di stare in campo quando capita. Il mio nuovo lavoro mi dà tante soddisfazioni e sono fortunatamente abbastanza occupato, era il mio sogno fare l’attore e ci sono riuscito, ma è impossibile separarsi dal tennis.

Michele BrunoCome nasce Hao?
Una sera ero lì che scrivevo per creare qualcosa e la mia compagna, che aveva già realizzato una linea di abbigliamento fashion, mi propose di provare a creare una linea di abbigliamento tecnico per il tennis. Io le diedi subito l’ok, perché conoscevo quali fossero le spese a cui va incontro un giocatore di tennis agonistico, oltre che l’amatore che si trova a dover rinnovare l’abbigliamento. Il tennis è già una disciplina di elite perché l’acquisto del materiale, tra completi, racchette corde e palline, è uno dei più alti tra tutti gli sport. Nel calcio basta un pallone, che ha un costo irrisorio, mentre nel tennis una racchetta anche solamente di livello medio è già piuttosto costosa. Mi sono buttato totalmente su questa nuova avventura, perché quando allenavo i ragazzi notavo che le spese per il vestiario erano sempre cospicue e volevo realizzare qualcosa che potesse aiutare soprattutto i giocatori emergenti che hanno bisogno di molti set di abbigliamento a disposizione.

Qual è la mission?
La visione che abbiamo è quella di aiutare i tennisti nelle loro esigenze. Ad esempio, uno dei giocatori che sponsorizziamo aveva necessità di un abbigliamento totalmente bianco, per il dress-code dettato dal circolo dove si allena. Gli abbiamo realizzato una intera linea per necessità ed è rimasto entusiasta del materiale ricevuto. Sono queste le cose che ci auguriamo di riuscire a soddisfare, nel’ottica di avere per tutti, agonisti e non, ottima qualità a buon prezzo. La mia filosofia, come anche quella della mia compagna, che segue il settore tecnico, mentre io seguo il marketing, non è diventare miliardari, non ci interessa, vogliamo accontentare al massimo le persone, magari con il sogno di vedere una ragazzo di talento che usa il mio marchio durante l’ascesa.

Cosa proponete di preciso? Su cosa puntate riguardo all’abbigliamento?
Hao propone tutto l’abbigliamento per il tennis, che sia in campo o fuori, dal completino alla tuta, al giubbotto, o alla calza tecnica, sempre con l’obiettivo di mantenere innanzitutto l’eleganza, la pulizia delle linee e una impronta Istant-classic. Battiamo molto sui capi bianchi per l’abbigliamento tecnico, perché è il colore del tennis, quello più richiesto ed anche il più elegante, cerchiamo di creare un fit che sia comodo, che dia facilità nei movimenti e che si presti all’uso intensivo, abbinato alla massima resa e al minimo impaccio. Ma, allo stesso tempo, i tennisti ci chiedono scelte innovative e fresche. Enrico Sellan e Matteo Contino HAOCiò impone una qualità alta, ricerca di materiali e una diversificazione dell’offerta nella linea. C’è, quindi, il classico bianco, ma proponiamo molto anche i colori fluo che sono richiesti più di quanto si immagini. Per i pantaloncini, al momento, proponiamo soltanto il bianco, ma stiamo studiando quali siano le migliori tinte di blu e nero per integrare il catalogo. È un marchio giovane, che sta crescendo insieme ai tennisti che lo scelgono, assecondando le necessità e le richieste. Quello che sarà sempre inalterato, è l’impronta che voglio dare ad Hao, ovvero la predominanza del bianco e la pulizia delle linee dei capi, perché vedo il tennis come quello di Wimbledon. Inoltre, Hao veste anche gli atleti del Paddle, con una linea totalmente dedicata. Non potevamo sottovalutare il fenomeno di questo sport, parente strettissimo del tennis e praticato da molti tennisti, che si sta espandendo davvero in modo incredibile.

Molti investono sulla microfibra, ma il cotone?
Io ho giocato una vita con il cotone e venivo da questa esperienza, ma quando giocavo io non esisteva la microfibra. È innegabile che la microfibra sia maggiormente utile durante un match, si bagna meno, aiuta a stare comodi e per più tempo, traspira e consente di indossare il capo per più tempo, ma deve essere di buona qualità e il nostro impegno è in questa esatta direzione. Ma il cotone resta richiestissimo soprattutto per il materiale da allenamento. È molto difficile che ci si alleni con la microfibra e le t-shirt di cotone vanno sempre per la maggiore. Non solo, anche per le tute ci richiedono soprattutto cotone e felpa, a dimostrazione che non si può cedere totalmente al sintetico e ci vuole ricerca e cura dei particolari per fornire un materiale all’altezza. L’esempio del nostro impegno è il test che stiamo svolgendo con i calzini tecnici. Ne abbiamo 10 tipi in prova e ancora non abbiamo decretato quale sarà quello scelto per la nostra linea. È così che intendiamo Hao, cura, passione e attenzione massima, che sia un amatore o un professionista.

Mattia Bedolo HAOVista l’attenzione ai giovani e agli emergenti, avete già sponsorizzato alcuni tennisti?
Abbiamo fatto un investimento su alcuni atleti agonisti, in diverse zone d’Italia e ne cerchiamo altri da sponsorizzare. A esempio, Hao veste già due atleti di Bassano del Grappa, Frakie Salviato, classificato 2.2, e Mattia Bedolo, un under 18 emergente. Su Roma abbiamo Jacopo Berrettini, under 18 emergente, fratello di Matteo, oltre al maestro e classificato 2.4, Michele Bruno, che allenavo quando era ragazzo e che è l’atleta più grande di età che ci rappresenta. Michele ha solo 25 anni e questo la dice lunga sull’attenzione di Hao rispetto ai tennisti giovani ed emergenti. Grazie a loro si avvicinano i primi contatti e abbiamo potuto sviluppare i prodotti secondo i feedback che riceviamo. Sono felice quando mi dicono che il materiale è buono e che sono molto soddisfatti. So anche che alcuni di loro hanno creato un Gruppo Whatsapp che si chiama “HaoTeam”, il che mi rende orgoglioso perché creano un’identità. Oltretutto, abbiamo già avviato la collaborazione con alcune scuole-tennis, che oggi vestono Hao.

Che cosa significa Hao? Come è nato il nome del marchio?
Perché la mia compagna è di Milano e quando mi chiama io ho il vizio, da romano, di rispondere “haò” e lei era rimasta colpita da questa espressione. L’abbiamo modificata in Hao, suonava bene e ci è piaciuta da subito. Oltretutto, tre lettere e una grafica buona ci hanno reso facile il compito di rispettare anche le norme che la Federazione impone per la grandezza dei loghi sulle maglie utilizzate in gara. Molto spesso è capitato, quando seguivo i miei ragazzi in trasferta, che i giudici imponessero di cambiare le maglie, quando i loghi erano troppo invasivi. Insomma, Hao è nato subito bene.

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