Intervista a Stefano Baraldo: “In questo lavoro si impara qualcosa ogni giorno”

di - 4 Febbraio 2010

Potito Starace, Giacomo Miccini, la preparazione atletica in Italia e nel Mondo, nuove metodologie di allenato, il confronto con i colleghi.. Questi, e tanti altri, sono stati gli argomenti di una interessantissima chiacchierata con Stefano Baraldo, preparatore atletico, in questo momento al lavoro in Cile al seguito di Potito Starace.

baraldo

di Alessandro Nizegorodcew

Allora Stefano, iniziamo da Potito Starace. Mi dicono si sia allenato come mai prima d’ora in questo inverno. Cosa puoi dirci a riguardo? Lo scorso anno si è trovato più volta avanti di un set contro grandi giocatori, salvo poi calare alla distanza. In più volevo chiederti se avete risolto i problemi fisici che si accentuano in Poto quando gioca sul cemento..
Nel 2008 avevamo subito una ingiusta squalifica, poi un’altra botta pazzesca il 25 ottobre 2008 (la morte di Federico Luzzi; ndr)……e quella ci ha devastato! Questa preparazione è stata semplicemente svolta in condizioni normali, quindi lavorando con serenità il risultato è stato decisamente buono. In aggiunta, il livello di fine stagione di Potito ha agevolato il lavoro e questo grazie ad un ciclo di allenamento che si sviluppa durante tutta al stagione da anni. Comunque le 5 settimane di preparazione invernale sono solo una parte del lavoro. Sono sicuramente importanti perché cosi vicine tra loro e lontane dalle gare, ma la gran parte del lavoro si svolge durante la stagione. Per farti un esempio, qui in Cile Poto è in grossa difficoltà fisica poiché gli adattamenti indotti nella prestagionale stanno via via svanendo; quindi ci aspettano almeno 8 giorni di preparazione per ritirare su l’organismo e permettere a Poto di potersi espimere… certo non è così semplice! Ma io trovo tutto questo entusiasmante!!! Per quanto concerne gli acciacchi sul cemento non abbiamo risolto il problema… si ripresenteranno i sintomi e lì si puo fare ben poco. Sono cose complicate. Il rendimento in partita contro tanti giocatori fortissimi: io penso che in quel tipo di partite si vadano a scontrare due gicatori di livello oggettivamente differente… può capitare spesso che il giocatore teoricamente meno forte faccia una buona partenza, ma ci sono dei giocatori che nei momenti importanti esprimono un livello veramente diverso e poi li vedi che pian piano durante il match impongono un ritmo ed un intensità crescenti. Se poi a questo si aggiunge una minor dispersione di punti per errori vari, allora c’è in campo un Top player.

Veniamo al capitolo Giacomo Miccini. Che lavoro stai svolgendo con Jack, che di certo, per usare un eufemismo, non è un fulmine di guerra? Su cosa state incentrando i vostri sforzi?
Miccini è un lavoro complicatissimo e mi intriga molto l’idea di un progetto a lungo termine partendo da un giovane! Io vedo in lui un grande potenziale perché è un grandissimo lavoratore! Mi piace davvero molto come persona!!! Sul resto ci si lavorerà con calma insieme ad Umberto Rianna. Sulla flessibilità è gia migliorato, migliorerà ancora, ma di sicuro non sarà mai un elastico alla Nole… A lui serve per non avere troppi infortuni in futuro, anche se è logico che ogni tanto sarà costretto a piccoli stop… credo sia inevitabile ma controllabile. Poi un po più di ordine con i piedi che non sono eccezionali è indispensabile, ma sul piano della forza fisica allora lì ci sarà da divertirsi! La cosa che poi mi fa star tranquillo è che non ci sono problemi di tempo e scadenze, cosa che con i professionisti invece accade… per Miccini: no stress..

Giacomo Miccini
(Giacomo Miccini – Foto Nizegorodcew – Challenger Orbetello 2009)

Su Spazio Tennis è nata la “Querelle Stretching”.. C’è chi sostiene che oggi si tende a limitarlo prima di una gara, come c’è chi sostiene che si invece fondamentale nell’allenamento e anche prima delle competizioni.. Insomma, qual è il tuo pensiero a riguardo? In generale, ci sono novità nella preparazione atletica nel tennis o metodi di allenamento prima ritenuti fondamentali e oggi in disuso?
Con qualche secolo di ritardo rispetto alle discipline orientali e alla danza in generale, ormai credo che si possa affermare che sia più indicato introdurre il concetto di flessibilità anche nel tennis. Questo, a parer mio, è il presupposto di base per strutturare un training a qualsiasi livello. Lo ha dimostrato bene il Doc. Pilates (per citarne uno) e le varie metodiche fisioterapiche più in voga come la PNF ed il metodo dei Newyorchesi Wartons’ o anche il metodo girotonico e tanti altri. A me piaciono molto i metodi usati nelle arti marziali come il Jojitzu in grande sviluppo in Brasile, la stessa Capoeira, ma poi come dimenticare lo Yoga o il taoista ThaiChi Chuan. Vi sono troppi davvero troppi metodi interessantissimi dai quali prendere spunto. Fatto sta che la flessibilità è comprensiva dell’elasticità tissutale e della mobilità articolare ed è sicuramente un approccio piu’ complesso e quindi anche piu’ efficace al fine di migliorare la funzionalità a qualsiasi livello. Personalmente ho anche provato a non fare stretching in un gruppo che ho allenato per un anno nel 2002, e non ho visto poi grandi disastri, di conseguenza penso che la flessibilità sia da considerarsi un aspetto coordinativo piu’ che meccanico. Di sicuro io sono contrario allo stretching “parlato” della serie che è un momento dove chiaccherare del più e del meno nelle pause della seduta di training. Lo stretching va fatto al caldo, attivo o passivo che sia. Se ci si trova outdoor in un clima freddo io consiglio di farlo al caldo e se possibile addiritura dopo la doccia. Poi non bisogna assolutamente improvvisare… Prima del match va bene, ma io preferisco i movimenti preparatori ed ondulatori alle classiche posizioni statiche. Attenzione allo stretching dinamico e brusco, che in realtà provoca un aumento del tono muscolare piuttosto che una vera e propria spremitura profonda e omogeneizzazione delle fibre. La flessibilità va programmata a tavolino con delle progressioni estremamente personalizzate proprio come l’allenamento delle altre variabili dell’allenamento. Attualmente è forse l’aspetto che curo di piu’ sia nei training di potenziamento sia nei recuperi. E’ biomeccanica applicata allo stato puro. Mi appassiona.

Quanto conta la predisposizione al lavoro dei tennisti? Quanto è importante la voglia di sacrificarsi di un atleta? Un preparatore deve essere anche un motivatore? In alcuni casi c’è davvero poco da fare?
Io non faccio distinzione tra preparazione atletica e tecnico-tattica. Per me le due cose vanno di pari passo. Io credo che il compito del Fitness Trainer sia quello di favorire ciò che il Coach ed il giocatore decidono di sviluppare. Non c’è gerarchia, ma i ruoli in un team non si devono mai scavalcare. Il Tennis non e’ uno sport di prestazione. Il Tennis e’ un gioco sportivo e ci sono molte componenti in più. Tante volte si ottengono più risultati curando dei dettagli riconducibili alla Tecnica e/o Tattica, piuttosto che rendere un giocatore un Atleta nel vero senso della parola! Io di tennisti ne conosco tanti e di nessuno protrei dire che, allenato per fare uno sport di prestazione, otterrebbe dei risultati di alto livello (ad esempio nell’Atletica Leggera). Detto questo è evidente che il preparatore fisico è anche motivatore. Il tennista vive di sensazioni! Quando si sente bene ha un rendimento migliore! Certe volte servono mesi, altre volte bastano due settimane. Tornando alla Preparazione Invernale, io credo sia utile per creare la mentalità giusta e la fiducia in se stessi che poi sono presupposti per la vittoria e di conseguenza la Confidenza. Ovviamente l’aspetto fisiologico e lo stimolo all’adattamento li sto dando per scontati, in pratica per fare un bel lavoro fisico bisogna far leva sulla testa, sulla motivazione, sull’energia! Lavorando con una buona predisposizione si ottengono risultati più duraturi rispetto agli adattamenti strutturali che dopo 3 o 4 settimane vanno via via calando progressivamente. Se mi venisse chiesto di dare un cosiglio generale, direi che per un Tennista è importante l’equilibrio in generale (parlo di mente e corpo), quindi direi di non far mancare mai la positività e l’incitamento! BIsogna porre obiettivi raggiungibili e far visualizzare il risultato che si vuol ottenere: che si tratti di forza o resistenza, flessibilità o perdere peso. Costruire un’immagine giusta per poi fargliela trasferire in tutto anche dopo la seduta atletica. Il risultato sarà che sia in campo che fuori il tennista lavorerà continuamente per raggiungere l’obiettivo. Usiamo i canali sensoriali prima dei pesi ecc. Altro consiglio, mai confrontare la valutazione oggettiva (parlo di test) con altri Tennisti o atleti di vertice di altri sport, ma attenersi a quello che è il progetto di crescita individuale ed il monitoraggio. Io credo che se si desidera veramente una cosa e che se essa è oggettivamente realizzabile, non ci sia forza più grande della motivazione! Sarà la motivazione a farti incontrare le persone giuste ed in alcuni casi più che un preparatore fisico c’è piu bisogno di altre figure fondamentali come lo Psicologo o in linea piu generale una guida, che sia un partner, che sia un genitore, che sia uno sciamano ecc… ma una guida ci vuole. In definitiva mi piace ricordare che le risposte ci sono sempre, basta farsi la domanda giusta.

Per concludere questa interessantissima intervista Stefano, ti chiedo.. A livello alto di circuito Atp, vi scambiate impressioni tra preparatori? Che tipo di rapporto c’è? Ci si scambia qualche consiglio? E’ importante poter accrescere la propria esperienza confrontandosi con il lavoro degli altri colleghi?
Il bello di questo lavoro è che ti da la possibilità di osservare. Se si ha un buon senso critico e se si è un minimo creativi e quindi si ha anche una cultura sportiva di base, si impara ogni giorno una cosa in più. Sono 10 anni che faccio questo mestiere, da 4 lo faccio “on tour”. Grazie a mio Padre in primis e poi a tanti altri ho avuto la possibilità di imparare attraverso le esperienze altrui. Ascoltando, sperimentando su di me e sugli altri, studiando tanto. E poi quando ho un dubbio ho un grande vantaggio in mio padre Luciano e Bruno Anzile (storico preparatore degli sport invernali plurimedagliato) per quello che è la preparazione e l’allenamento in generale. Con i colleghi di tutto il mondo sia in ATP che in WTA siamo amici. Ci accomunano tante cose e tante difficoltà inerenti al lavoro e allo stile di vita. Anche i Coaches sono una fonte incredibilmente grande di esperienze e metodologie. Ci conosciamo praticamente tutti. Con i colleghi Italiani c’è un rapporto che in altri sport è difficile creare. Sembra che tutti abbiano capito che se tra due persone ci si scambia un euro, entrambi rimaniamo con un euro. Se invece ci scambiamo un’idea, alla fine entrambi abbiamo due idee sulle quali lavorare. Nei tornei hai la possibilità di stare a contatto con tutti! E’ bellissimo! Nelle palestre o nei campi c’è sempre qualcuno che si sta allenando, basta mettersi li e osservare in silenzio senza interrompere mai quella magia che si viene a creare in quei momenti perfetti di collaborazione tra le peresone! La discrezione è alla base del rispetto del lavoro degli altri. Magari alla sera c’è più occasione di far due chiacchere. Una cosa ho notato, quando ero in America con Flavia ed ero a stretto contatto con gli spagnoli: non finivano mai di parlare di Tennis. Noi in questo siamo più chiusi, ma credo sinceramente che siamo sulla strada giusta… anche se certamente più lunga.

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