L’erba del vicino… non è l’unica verde

di - 28 Luglio 2015

Erba Casalicolo

di Michele Galoppini (@MikGaloppini) e Giulio Gasparin (@GiulioGasparin)

Con il consueto appuntamento post-Wimbledon del torneo ATP di Newport, nello splendido e storico circolo che da sempre lo contraddistingue, è terminata anche per il 2015 la stagione su erba dei circuiti maggiori. Le verdi (ed anche un po’ beige negli ultimi giorni di ogni torneo) superfici dei campi di questi tornei riservano sempre tante sorprese, sia perché la stagione su erba è diventata di anno di anno sempre più residuale, sia perché la disabitudine generale e la necessità di essere reali specialisti dell’erba la rendono peculiare, e di conseguenza, i tabelloni portano a vincitori che non ti aspetteresti. Si pensi a Nicolas Mahut, vincitore a s’-Hertogenbosch partendo dalle qualificazioni, o a Rajeev Ram, titolato a Newport eliminando già dal primo turno la prima testa di serie John Isner. Così, al femminile le giovanissime Ana Konjuh e Belinda Bencic, a Nottingham ed Eastbourne, hanno sorpreso gli appassionati, mentre le grandi battitrici hanno fatto la voce grossa in numerose altre occasioni.

L’erba è l’unica superficie “naturale” del tennis e le difficoltà nel creare dei buoni campi da tennis si acuiscono se si considera che il verde necessita anche di condizioni climatiche e meteorologiche molto specifiche per poter sopravvivere a lungo termine e concedere all’appassionato di giocarci sopra. Una goccia di pioggia la rende eccessivamente scivolosa, il caldo la fa scomparire troppo velocemente, l’umidità notturna fa slittare ogni giorno “l’ora di apertura”, e così via.

20150629_103423Per questi e per altri motivi, legati soprattutto anche alla tradizione del Belpaese, dove la terra rossa la fa da padrona e il gioco sulle superfici veloci quasi ignoto, gli italiani sono stati raramente dei grandi giocatori erbivori. Roberta Vinci e Mara Santangelo sono forse le uniche delle ultime due decadi a potersi definire specialiste, ed al maschile sono Andreas Seppi e probabilmente Simone Bolelli gli unici, allo stato attuale, a poter pretendere risultati. E così, anche a livelli amatoriali, potersi esprimere od anche solo provare l’esperienza sull’erba è un lusso quasi irraggiungibile. Quasi, poiché noi di Spazio Tennis abbiamo raggiunto una collina a cinque minuti dal Lago di Garda sulla quale sorge, nel comune di Gavardo, un gioiellino chiamato Tennis Club Casalicolo. E dopo la particolare ma piacevolissima esperienza di gioco a piedi nudi e, goliardicamente in onore Wimbledoniano, vestiti di bianco, abbiamo scambiato due parole in un caratteristico cortile con terrazza vista valle con colei che gestisce il circolo e ci ha accolti, Sofia Massolini.

Erba, una superficie che nel mondo si trova poco, ed in Italia pochissimo. Come è nata questa idea?

È nata da un discorso di abbandono dei contadini, che avevano lasciato questi appezzamenti, dove c’erano delle viti e delle piante da frutto che purtroppo nessuno più curava. E da una cena, con un po’ di ubriacatura, è nata l’idea di farci questi campi in erba. Di superfici “classiche” e di circoli tennis qui ce ne sono tanti, quindi per riuscire ad attirare qualcuno in questa località un po’ dispersa l’unico modo era fare dei campi in erba.

Quanto tempo fa ormai?

Questo circolo è nato il 30 maggio del 1991, abbiamo già compiuto 24 anni.

E da quella volta…

20150629_121550E da quella volta i campi sono sempre stati tenuti così. Avevamo provato anche ad avere delle squadre, con cui abbiamo anche giocato il campionato italiano, dove siamo arrivati anche in B2 o forse B1, non ricordo bene. Poi per motivi di lavoro e per un lutto in famiglia, abbiamo abbandonato l’idea delle squadre perché non riuscivamo ad avere tempo a sufficienza, ma per il piacere di Armando abbiamo comunque voluto continuare a gestire e curare questi campi in erba. È la sua passione. È anche un perfezionista, all’inizio è stato un lungo processo. Aveva chiamato più volte il geometra, perché il campo non fosse leggermente in pendenza, doveva essere drittissimo, così come le righe, che abbiamo rifatto più e più volte prima che potessero andargli bene (sorride). Ovviamente, anche sotto il livello del campo c’è e c’è stato un gran lavoro da fare. I campi devono essere molto permeabili, per evitare che l’acqua resti in superficie. Sono vari gli strati sottoterra, tra cui ghiaia e sabbia ad esempio.

E adesso com’è la gestione di questi campi?

Ed ora se c’è qualcuno che vuol giocare può venire qui senza nessun problema, ovviamente sottostando alla regola dei piedi nudi. Se qualcuno vuole avere il piacere di provare l’erba, noi diamo questa possibilità.

Come avviene la preparazione di questi campi?

Innanzitutto in primavera i campi vanno scarificati e lì comincia il lavoro della preparazione. Vanno poi seminati, concimati. Poi si comincia a tagliare tutto e livellare i campi, ributtando terra, sabbia e torba, poiché la scarificatura rompe il terreno. Viene nuovamente seminato, concimato, gli si dà da bere, bisogna sempre tener tagliata l’erba all’altezza giusta, tutte le settimane la tagliamo due o tre volte e quindi vanno ridisegnate le righe che scompaiono tagliando l’erba. Poi tutte le sere vanno innaffiati, a seconda del meteo.

Sembra che i costi di manutenzione siano abbastanza elevati.

Sono abbastanza elevati, esatto. Poi, come quest’anno che c’è stata tanta pioggia, si forma anche il muschio e vanno dati i giusti prodotti. Dopo 10 giorni di forte caldo è comparsa una malattia dell’erba in certi punti e quindi sono serviti altri prodotti per quella. Si erano anche schiariti, quindi sono stati necessari dei prodotti per ridare sostanza e colore al prato. Le necessità sono molte, ed è per questo che questi campi sono così pochi (sorriso). Che io sappia ci sono dei campi nel veronese ed a Roma, ma sono abbastanza sicura ce ne siano pochi altri a disposizione. Inoltre i prati vanno tagliati con delle attrezzature specifiche, che tagliano precisamente al millimetro.

Come è nata la regola del gioco a piedi nudi?

È nata perché quando in passato venivano in questo piccolo circolo ad allenarsi anche giocatori e campioni che volevano prepararsi per Wimbledon, c’era tra i tanti anche Riccardo Piatti, l’allenatore di un ragazzo italiano di allora, di cui però non ricordo il nome. E parlando con Armando gli disse che l’unico sistema per mantenere bene i campi per più tempo era quello di far giocare tutti  a piedi nudi. Da allora, detto fatto, l’obbligo di giocare a piedi nudi è diventato valido per tutti.

Ci sono anche altre attività nel circolo, a parte il gioco delle persone che vogliono provare i campi?

20150629_121306No, questa è casa nostra ed a parte gli amici ed i giocatori che vogliono provare non ci sono attività. Anche i tornei non ci sono più. Era venuta recentemente l’idea di fare un torneo amatoriale, per chi avesse voluto provare o su invito, ma è difficile trovare un buon numero di persone, anche perché in tanti non vogliono proprio giocare a piedi nudi. Ma al contrario di quanto si pensi, giocare a piedi nudi è ottimo. Innanzitutto, con le scarpe sbagliate si ha poco equilibrio e si tende a scivolare molto, cosa che invece non succede col piede scalzo, che dà tantissima stabilità, non ti fa scivolare e soprattutto porta a migliorare molto la sensibilità. In tanti, anche tra i professionisti, si allenano a piedi nudi proprio per ritrovare o migliorare la sensibilità, il piede a contatto col terreno ti permette di sentire meglio i tuoi movimenti, usare piccoli passi e veloci per avvicinarti alla palla, bilanciare meglio il tuo corpo nei movimenti e nei colpi.

Tornei invece della FIT sono stati fatti?

Ora non più, anche perché c’è tutta una lunga procedura da seguire. Già all’inizio era stato difficile, perché in Federazione non erano previsti campi in erba, quindi quando abbiamo fatto la richiesta si sono trovati spiazzati, perché non esisteva alcuna regolamentazione per i campi in erba.

Avete creato un caso in Federazione in pratica.

Sì sì, ci hanno detto ‘aspettate un attimo che portiamo la cosa in consiglio e facciamo delle regole’. Non esisteva niente a riguardo effettivamente, e quindi anche grazie a noi in Federazione sono comparse delle regole per quanto riguarda i campi in erba, prima non c’era niente.

Voi che l’erba la conoscete, come ci si adatta a questa superficie?

Serve un gioco molto particolare. Sarebbe un gioco da serve&volley, ma poi ognuno cerca di adattarsi a modo suo. Ho visto tanti giocatori che restano sempre a fondo campo, e se hai potenza puoi restarci tranquillamente. Ho visto giocatori potentissimi ed a quel punto riesci benissimo anche da fondo. Il rimbalzo poi è diverso, molto basso, le piccole buchette ti fanno rimbalzare la palla in maniera sorprendente, ve ne sarete accorti anche voi, a volte la pallina va da tutt’altra parte (risata). È una superficie molto particolare.

© riproduzione riservata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *