Genitori & Figli: Parola al maestro Bedolo


(Umberto Bedolo – Foto Nizegorodcew)

Intervista di Giuseppe Andriani

Umberto Bedolo, ex tennista (C1) e attuale maestro al Tennis 2000 di Padova, padre di Mattia e Camilla, due promesse del nostro tennis, ci ha raccontato del rapporto con i suoi figli e delle speranze che ripone in loro, oltre che del ruolo del maestro e il rapporto con i genitori.

Come sta andando la carriera di Mattia?
Beh, secondo me molto bene. In questi giorni sta giocando in Portogallo e aspettiamo i risultati, ma siamo molto contenti di come sta andando.

Ormai non lo segui più tu, giusto?
No, ormai è un anno che lo segue Maurizio Lazzaroni. Io non posso più ormai, è giusto che sia seguito da un’altra persona più adatta al ruolo, io sono un maestro di circolo, non un coach, ci ho provato per un po’ però adesso è giusto che lo segua lui che ha più esperienza in tornei internazionali e tante altre piccole cose. Finché ci sono riuscito è stato bello, una bellissima esperienza, siamo andati all’estero, passavamo tanto tempo insieme ed era davvero appagante. Dopo mi sono accorto di non esser più in grado di gestirlo, era giusto che fosse allenato da un coach, non me la sentivo più né tecnicamente come maestro, né come padre, è giusto che faccia la sue esperienze con un altro allenatore, anche se ora stiamo di meno insieme, spesso è lui che mi chiede “Papà mi accompagni tu?”, ma è giusto così. Io mi arrangiavo, cercavo di fare tutto il possibile, però avevo sempre paura di sbagliare, i miei errori sarebbero ricaduti su mio figlio. Meglio così.

Qual è il tuo ruolo oggi quindi, tra maestro e aspirante coach?
No, ora voglio portare mia figlia agli stessi livelli di Mattia, e magari anche più alti, perché no… E’ bello svincolarsi un po’ dal circolo, andar via, fare nuove esperienze, però poi mi blocco, non so dove andare, come comportarmi. Il mio lavoro è il maestro. Noi arriviamo fino a un certo punto, poi però non è più il nostro compito e affidiamo i ragazzi ad altri.

Nemmeno in un futuro ti interesserebbe diventare coach?
Beh sarebbe anche l’ora. Dovrei lasciare il circolo e tutto, ma a 45 anni è difficile. Forse dovevo farlo prima. Può essere una bella esperienza, però non è un lavoro da improvvisare. Bisogna informarsi, fare corsi, e qualcuno l’ho fatto. Però bisogna studiare bene, per questo dico che dovevo farlo prima, a 20-30 anni, quando hai un po’ più di coraggio e spensieratezza. Ora è più difficile, speri sempre che arrivi il ragazzo che fa il salto di qualità e magari speri di andare a livelli più alti e guadagnare qualcosina.

Da un esperto come te, ci aspettiamo un commento sull’attuale situazione del tennis in Italia, tra juniores e livelli professionisti, e quel salto di qualità che tarda ad arrivare…
In Italia ci sono sempre stati e ci sono buoni ragazzi, buone promesse. Ma i circoli possono dare poco a questi ragazzi e se non sono ben seguiti non riescono ad emergere. Hanno bisogno di una preparazione particolare, ben fatta, curata tatticamente e studiata sia dal punto di vista atletico che da quello tecnico. Qui di coach non ce ne sono molti, così i ragazzi vanno in giro a prendere batoste, senza esser ben supportati, e rischiano poi di crollare psicologicamente e indebolirsi o smettere addirittura.

Ci vuole segnalare qualche promessa del suo circolo? Qualcuno dei suoi ragazzi insomma…
Ho avuto molti ragazzi bravi, e la maggior parte li ho passati a Maurizio Lazzaroni, come mio figlio. Attualmente alleno Riccardo Roberto, che è un classe ’97 di classifica 3.3, poi Marco De Rosa che è un ’98 molto bravo. Oltre a mia figlia ovviamente. Il livello nel circolo non è da Pro, ma quasi. Punto ai piccoli e poi li lascio ad altri come dicevo prima. Ci sono 3-4 buonissimi ragazzini però sono ancora troppo piccoli, vogliamo fare grandi cose per loro, se hanno la volontà e la costanza negli allenamenti sono sicuro che faremo bene.

Poi un commento sul rapporto maestro-genitori, ora che è nella doppia veste di padre e di maestro…
Nella mia professione vedo spesso genitori che si aspettano tanto dagli altri e pensano di avere il fenomeno in casa. Ma i ragazzi per esplodere devono avere qualcosa dentro, sia loro che i genitori, non devono cercare qualcosa negli altri, devono crederci loro fino in fondo. Vengono spesso genitori a lamentarsi se sei rigido o per altri motivi, hanno poca fiducia negli altri. Vanno a tutelare il ragazzino che invece deve imparare dal maestro, per fare il salto di qualità. Poi magari non gli va bene nessuno e cambiano continuamente, e questo non aiuta i ragazzi.

Infine, speranze e sogni di un maestro e di un padre di due bellissime promesse…
Vorrei che i miei figli facessero ciò che gli piace. Mattia ora sta facendo molti sacrifici, e noi con lui, anche economici. Poi c’è lo studio, deve spesso recuperare perché parte e sta fuori settimane. Se vogliono fare questo io e mia moglie diamo loro l’opportunità. Sogno che diventino buoni giocatori, poi dove arrivano non si può sapere, vedremo… Intanto spero che tra qualche anno mi intervisterai nuovamente e io ti parlerò più di Camilla, come oggi ti ho raccontato di Mattia.

La speranza è anche la nostra.

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