Tennis Genitori & Figli – The Bradenton Chronicles

di - 9 Dicembre 2009

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(Foto www.ucsactive.org.uk)

Cari amici di Spaziotennis, è con gran piacere che vi presento una nuova rubrica per il nostro sito.

Si tratta di una sorta di Forum sulle problematiche connesse con la crescita dei giovani agonisti (i rapporti fra genitori e piccoli atleti, la scelta dei maestri, delle Accademie private, dei coach personali, i problemi della preparazione atletica, le scelte di programmazione, l’attrezzatura, le prospettive e lvie seguite dai migliori giovani talenti italiani, da Fognini a Fabbiano, da Quinzi a Miccini, da Martina Trevisan a Martina Zerulo, da Gaio a Maccari, e chi più ne ha più ne metta).

Il Forum nacque esattamente tre anni fa (il 27 novembre 2006) sul blog di Ubaldo Scanagatta (qui potete trovare tutta la sua “storia”) con una discussione nata a margine di un articolo di Stefano Semeraro sui giovanissimi talenti del tennis, che oggigiorno iniziano sempre più precocemente ad allenarsi in modo professionale.

I tanti articoli sull’argomento, le migliaia di commenti scritti da genitori, maestri, dirigenti federali, giornalisti, coach, preparatori atletici professionisti e semplici appassionati hanno consentito di tracciare un quadro molto nitido e preciso – nonostante la frammentarietà e la dispersione inevitabile nello strumento “blog” – dei principali problemi (anche di natura strutturale) che si incontrano nel tentare la via dell’agonismo di qualità nel nostro paese. Insomma,una preziosissima fonte di informazione, di confronto e di ispirazione per quanti, in Italia e non solo, hanno un ragazzino che “vuole provarci col tennis”.

L’animatore principe della discussione è senza dubbio Stefano Grazia, un medico italiano trapiantato in Africa (Nigeria) che racconta con uno stile personale e divertente le sue peripezie per allenare il figlio dodicenne Nicholas, fra Academies di tutto il mondo, ambientazioni esotiche e allenamenti coaggiosamente autogestiti.

Proprio Stefano mi ha contattato, chiedendomi di poter ospitare la sua creatura sul mio blog. Vi presento oggi il primo articolo da lui scritto per Spaziotennis, direttamente da Bradenton, Florida, dove suo figlio Nicholas, ormai affettuosamente noto come “La canaglia di Lagos” frequenta stabilmente da qualche mese la Bollettieri Academy, e dove sta per andare in scena in questi giorni l’Eddie Herr, prestigioso prologo, giocato sui campi dell’Academy, al più importante torneo giovanile del mondo: il mitico Orange Bowl.

Chiudo questa presentazione con un auspicio e una raccomandazione: nell’augurarvi buona lettura, vi prego di notare che su questa piattaforma i commenti vengono passati in automatico (sebbene ci sia poi la possibiità per gli amministratori di operare modifiche e censure). Vi preghiamo quindi di discutere, anche animatamente, ma sempre rispettando le regole della buona educazione e cercando di evitare affermazioni tali da esporre il blog (e il sottoscritto) a problematiche di natura legale.

Grazie a tutti voi.

Alessandro Nizegorodcew

Stefano Grazia
(Stefano Grazia)

TENNIS GENITORI & FIGLI

Mi chiamo Stefano Grazia, faccio il Medico in Africa e ho un figlio, Nicholas, che gioca a tennis e che da quest’anno e’ Full Timer alla prestigiosa Bollettieri Academy in Florida. No, non sono uno di quei bravi e altruisti medici senza frontiere che fanno del bene nei paesi del terzo mondo per un pugno di spiccioli; io sono uno di quelli cattivi, mercenary che lavorano per le Oil Companies: diciamo che ho iniziato a lavorare all’estero quasi 30 anni fa perche’ volevo avere I soldi e il tempo di andare a cavalcare le onde alle Hawaii e che continuo a farlo ora per poter permetere a mio figlio, 12 anni, di allenarsi e studiare negli Stati Uniti. Sono stato in Iraq nell’83, poi in Jamaica per diversi anni, in Saudi Arabia nell’88, in Nigeria una prima volta dall’89 al 93, poi Congo, tre anni in su una piattaforma in Libia, ancora in Nigeria dal 97 al 2003, poi l’Angola per quasi 5 anni e poi il ritorno a Lagos, il buco di culo del mondo, un paio di anni fa. Mio figlio in pratica si considera un africano ed e’ infatti noto nel microcosmo dei blog di tennis come La Canaglia di Lagos. Di lui e di noi ho raccontato a lungo sul Blog diUbaldo Scanagatta, dove coordinavo la Rubrica da me poi battezzata Genitori & Figli. I rapporti con Ubaldo & Co sono rimasti piu’ che buoni ma la natura di un blog di questo genere – la sua necessita’ di un passaggio in automatico dei posts per permettere una maggiore interazione con gli altri bloggers – mi ha convinto a tentare di riproporre su spaziotennis il forum su Figli Innocenti & Genitori Appassionati nella speranza, vedremo poi se vana o no, di rilanciarne i fasti recentemente appassiti. Non so se gli Aficionados mi seguiranno in questa avventura o se continueranno a dialogare su ubitennis: certo e’ che due blog sullo stesso argomento sono troppi e che da oggi c’e’ un nuovo sceriffo in citta’. Fate le vostre scelte e…diamocele di santa ragione!

Stefano Grazia
(Stefano Grazia)

TGF 1:The Bradenton Chronicles

Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate

(Dante Alighieri, sommo poeta, coach e titolare di una famosa Tennis Academy)
Non e’ forse vero che il requisito fondamentale perche’ il sogno si avveri e’,

oltre alla capacita’ di sognare, la perseveranza nel sogno?

(Stefano Grazia, al termine del post piu’ lungo della storia

del blog di Ubaldo Scanagatta e del tennis in generale)

di Stefano Grazia

Il giorno piu’ bello della mia vita, a volte mi dico scherzando ma non troppo, e’ stato quando diversi anni fa a mio figlio Nicholas chiesero chi era il suo coach. Eravamo nel residence Atlantico Sul a Luanda, in Angola, e stavamo giocando un torneo di doppio giallo e fra un incontro e l’altro avevo palleggiato per dieci minuti con lui che allora aveva appena compiuto 7 anni. Era la prima volta che gli domandavano una cosa del genere e lui, quasi sorpreso, si volto’ a cercarmi e poi mi indico’ al gruppo degli espatriati che glielo avevano domandato e io mi ritrovai per la prima volta catapultato nello scomodo ruolo di genitore coach. L’estate di quell’anno lo portammo per la prima volta ad un summer camp alla Bollettieri Academy che noi genitori avevamo frequentato diverse volte da adulti e l’anno dopo comincio’ a frequentare un programma chiamato The Strategy Zone condotto all’interno dell’Academy da un certo Lance Luciani e da Margie Zesinger: due volte all’anno io o mia moglie ci davamo il cambio e lo accompagnavamo per un paio di settimane se era a Pasqua o a Natale o per qualche settimana in piu’ se era estate, di solito un paio di volte all’anno. Nelle restanti 44-46 settimane vivendo noi in Africa, prima a Lagos in Nigeria, poi in Angola poi ancora a Lagos, ci arrangiavamo come potevamo ma sempre seguendo le indicazioni dei coach americani ma non disdegnando di confrontarci con altre academies e altri coaches quando capitavamo, sempre piu’ raramente, in Italia: Bob Brett a Sanremo, Luigi Bertino a Marlengo, Giovanni Toni, Cesare Zavoli, Alberto Albertini e il Professor Buzzelli a Bologna. Qua e la’ durante I viaggi in America si faceva una sosta di qualche giorno alla Evert o alla Rick Macci Academy e perfino durante un viaggio in Australia, alla Pat Cash Academy. Cinque anni dopo, nell’agosto del 2009, Nicholas entrava come Full Timer alla Bollettieri Academy. Ed io sto andando ora a trovarlo per la prima volta da quando ci siamo lasciati, con qualche lacrimuccia a stento trattenuta,nel salotto di casa nostra a Lagos. Quel che leggerete di seguito e’ una sorta di Diario delle tre settimane passate a Bradenton, alla vigilia dell’Eddie Herr, uno dei piu’ importanti tornei giovanili della stagione.

Nel tennis non devi essere sempre il migliore: devi solo essere piu’

bravo di qualcun altro in quell determinato giorno

(Brad Gilbert ad Andre Agassi)

Sull’aereo British Airways che da Londra mi portava a Tampa mi sono letto, dopo aver trovato l’ultima copia rimasta in un libreria di Gatwick, uno dei tre piu’ bei libri mai scritti sul tennis: Open, la biografia di Agassi scritta con il premio Pulitzer Moheringer. Gli altri due sono Jimmy Connors saved my life di Joel Drucker e 500 anni di tennis di Gianni Clerici. Ci metterei vicino anche Uncover, la brutalmente onesta bio di Pat Cash e il classico A Handful of Summers di Gordon Forbes, un giocatore sudafricano dei tempi di Cliff Drysdale e Nicola Pietrangeli. E a livello di bio sincere e ricche di informazioni sul tour non e’ nemmeno male Breakpoint, il libro del journeyman Vince Spadea. Sull’aereo avevo con me anche Piu’ Diritti che rovesci di Panatta e ammetto che e’ un libro spigliato e divertente ma il libro di Agassi e’ davvero un’altra cosa: non solo una miniera di informazioni, ma anche un libro vero, una storia di discesa agli inferi e redenzione che non ha nulla da invidiare, in un certo senso, ai classici di fine ottocento.

Ed e’ per questo che ho ritenuto iniziare la mia nuova collaborazione con spaziotennis invitandovi a leggere, o Genitori Appassionati di Figli (ancora) Innocenti!, al piu’ presto Open, l’autobiografia del Kid di Las Vegas, un libro a tratti anche cupo e angosciante ma molto istruttivo e ricco di domande a cui noi dobbiamo essere in grado di dare le nostre risposte. Sul Blog di Ubaldo Scanagatta ne ho scritto parecchio, unica voce,almeno all’inizio, sorta in difesa del Kid di Las Vegas, fino all’altro ieri Guru e Vecchio saggio, poi inopinatamente e sulla base di estrapolazioni anticipate alla stampa, bersaglio di strali lanciati da ogni dove: media, colleghi, fans delusi. A mio avviso tutti un po’ ipocriti. Intendiamoci, il libro non e’ di quelli che appena finito ti inducono a prendere tuo figlio e ad iscriverlo a un corso di tennis. Ma e’ un libro vero, onesto, e a suo modo molto istruttivo. Ero ieri l’altro seduto a fare colazione ad uno Starbuck sulla Cortez, la main street di Bradenton, con Gianluca Quinzi e il figlio Gianluigi, appena rientrati la sera prima con un volo Alitalia via Boston su Tampa. Gli stavo raccontando di Agassi e del suo libro e dei misunderstanding, fraintendimenti, che aveva suscitato il suo ripetere di aver sempre odiato il tennis. Del suo continuare a cercare di confessarlo alle persone piu’ care, vicine, e di non essere mai stato creduto. Fino a quando, incontrata Steffi Graf, lei gli risponde: ‘Ma e’ ovvio, e’ normale. Non e’ cosi’ per tutti?’ A parte questo dicevo, anch’io non saprei dire, giunti a questo punto, se mio figlio gioca a tennis perche’ davvero gli piace o se perche’ ha paura che smettendo mi procurerebbe un dolore quando invece noi stiamo cercando di convincerlo che sarebbe vero il contrario (invece di starcene qui a Bradenton, gli dico, ce ne andiamo a fare windsurf alle Hawaii, prendiamo casa in Jamaica, torniamo in vacanza in Namibia e Australia…!)Gianluca Quinzi mentre parlavo faceva cenni di assenso col capo dicendo che si, in effetti anche lui non saprebbe dire se suo figlio davvero si diverte a giocare a tennis, perche’ e’ un qualcosa che la gente fa fatica a comprendere, che non si tratta piu’ di andare a tirare due palle con gli amici giu’ nel cortile, e’ una questione di livelli e cosi’ come nel caso di Agassi bambino, a un certo punto uno rimane intrappolato dal suo dono, dal suo talento, condannato a perseguire I suoi talenti, e in un certo senso e’ quello che sta succedendo a Gianluigi: ha veramente deciso lui o a un certo punto le cose hanno incominciato a muoversi cosi’ velocemente che non c’e’ stato piu’ tempo per poter decidere altrimenti?

Gianluigi Quinzi
(Gianluigi Quinzi)

Sempre con Luca Quinzi ci trovavamo poi d’accordo su un altro fatto e che e’ un luogo commune del tutto infondato quello di ritenere avvantaggiato, all’inizio, il ragazzino proveniente da famiglia agiata e magari con un background culturale di un certo livello rispetto magari al ragazzino dell’est o al sudamericano senza un soldo con genitori che vivono di espedienti. In effetti, detta cosi’ puo’ suonare male, ma in realta’ l’argomento era saltato fuori da una mia osservazione e cioe’ che i Quinzi, entrambi laureati, secondo me erano ‘culturalmente’ svantaggiati al momento di dover prendere a 14-15 anni certe decisioni che contemplino l’abbandono degli studi rispetto a dei genitori che hanno potuto prendere certe decisioni, magari anche sulla pelle dei propri figli, perche’ in fondo anche l’alternativa di avere il figlio maestro di tennis al circolo di Casalecchio di Reno era comunque un salto in avanti. Mi diceva il papa’ di Gianluigi che di questo ne aveva proprio discusso con Piatti che una volta si era lasciato sfuggire: eh, beato tuo figlio pero’ che ha una estrazione familiare borghese e benestante mentre Ljubcic l’abbiamo scovato sotto le bombe… Eh no, tuonava Quinzi, ma secondo te, chi ha piu’ da perdere, mio figlio che poteva essere avviato a una economia e commercio e poi lavorare con me in azienda oppure, in generale, il figlio di un notaio o di un farmacista, tutte professioni ereditabili a patto di prendere una laurea, o un Ljubcic che scappato dalla Guerra era ben felice di dormire per tre anni sulle panche di uno spogliatoio?

Secondo me e’ proprio un fatto culturale: nel nostro piccolo noi ci chiediamo spesso: siamo ancora in tempo? Siamo ancora in tempo a scendere dal carrozzone e inviare nostro figlio al college? Perche’, parliamoci chiaro, e con tutto lo scarso significato che noi abbiamo sempre attribuito al pezzo di carta nella valutazione finale e individuale di chi ci stava davanti, per due genitori entrambi laureati, noi in medicina e geologia, i Quinzi in ingegneria e farmacia, avere un figlio non laureato e che non avendo sfondato come giocatore deve ripiegare a fare il Maestro a Latina o a Vattelapesca, il contraccolpo psicologico non sarebbe forse cosi’ drammatico ma sicuramente non potremmo nasconderci la consapevolezza di un fallimento. (Che il resto e’ tutta letteratura)

Certo, a boccie gia’ giocate quando a 18 anni e con un futuro magari promettente, ci sara’ bisogno di viaggiare per catturare punti preziosi, i soldi certo faranno la differenza, ma prima, quando si tratta di decidere ? Chi parte svantaggiato: il figlio di un maestro o di un operaio che attraverso una carriera sportiva ha come prospettiva quella di diventare pro o in alternativa di rimanere nell’ambiente come maestro o coach, o il figlio di Quinzi? Chi ha piu’ da perdere? Io da quando mi sono infilato in questa avventura sono spesso venuto a contatto non dico con loschi figuri ma con una miriade di personaggi dai lavori incerti o marginali, capaci di raccontarti di essere arrivati in America dieci anni prima con 700 dollari in tasca, capaci di essere molto vaghi nel rispondere alla domanda su come ti guadagni da vivere (un po’ come nel film di Nanni Moretti: vedo gente, faccio cose…)… Jim Pierce, Richard Williams, Stefano Capriati…secondo voi chi aveva piu’ da perdere, loro o Luca Quinzi? Il mio, lo so, e’ un discorso che puo’ apparire un po’ spocchioso e arrogante ma io ne faccio anche una questione culturale … il background culturale e una laurea in tasca il piu’ delle volte sono un’arma in piu’, il grimaldello per aprire certe porte, il paracadute per attutire le cadute e poi poter ripartire… Altre volte pero’ costituiscono invece un freno: non e’ solo nello sport ma anche nel mondo nello spettacolo… intraprendere la carriera di attore o musicista in una rock band e’ sempre stato piu’ facile per chi non proveniva da una famiglia con due genitori laureati, studi classici, ottime se non nobili frequentazioni. Mettiamola cosi’: certe porte magari si aprono per tutti ma solo chi non ha nulla da perdere o da vergognarsi e’ disposto a oltrepassarle. Per un Luca e Carlotta Quinzi la carriera che il figlio va ad intraprendere ha un senso solo se il figlio entrera’ come minimo nei top 30 e per di piu’ comunque per lui ci sara’ comunque posto in azienda, ma per Stefano Grazia e Gabriella Garuti, uno medico figlio di un dottore in agraria l’altra geologa figlia di un medico e professore universitario e di una diplomata alla scuola d’arte ha davvero un senso avere il figlio intraprendere una strada che tutt’al piu’, al massimo, potrebbe vederlo magari capace di arrivare borderline nei cento ? E poi ? (Lei e’ un gentleman? Cazzo, non si vede?) Vedere anche un noto ex Top 20 fare marchette a un circolo di Bologna allenando vecchie signore e panzuti ragionieri non e’ stato certo d’ispirazione … Ma se sei condannato dal talento, cosa fai?

Un’altra che e’ stata condannata dal suo talento e’ colei che chiamano, qui all’Academy, la Nuova Maria: Maria Shiskhina, una bambina russa del 98 che e’ ospite ormai da anni alla Bollettieri e, come cliente IMG, ha uno Staff tutto dedicato a lei. Gia’ un paio d’anni fa, quando ancora nemmeno sapevo chi era, l’avevo indicata a Nicholas, allora nel pieno della sua immaturita’ fisiologica da bambino, come esempio da seguire (cosa che lui si e’ sempre ben guardato dal fare, sia ben chiaro) sul campo: una vera piccola professionista con un comportamento e un controllo da far sfigurare anche Borg. Luca Quinzi l’ha vista forse di sfuggita e non ne e’ rimasto impressionato, mi dice che la Zerulo in Italia ne fa un sol boccone, ma secondo me la devi guardare durante un match…Di solito le fanno fare, lei che ha 11 anni, i Tornei U16 della zona e spesso li vince ma all’Eddie Herr giochera’ nell’U12 e sara’ sicuramente uno dei personaggi che seguiro’ con piu’ curiosita’. Mi piacerebbe capire, alla fine, chi ha visto piu’ giusto: Luca, che ha certamente una conoscenza di giovani talenti maggiore della mia o io, che forse mi baso sull’istinto o sull’intuito, ma che avendola vista giocare abbastanza spesso e non solo in allenamento, ho sempre invitato Nicholas, fin da quando ancora nessuno ne parlava, a guardarla e ad imitarla nel suo comportamento in campo. Oggi si stavano allenando, lei e la Vecchia Maria, separati solo da un campo vuoto in mezzo e mi chiedevo, guardandole, se erano conscie l’una dell’altra. Lo era certamente la Nuova Maria che ad ogni colpo lanciava una furtiva occhiata alla sua destra dove, una decina di metri oltre, la Vecchia Maria si stava allenando con Nakamura, il guru dell’IPI, il Programma di Preparazione Atletica di tutti gli sport praticati all’IMG Academies e, secondo Luca Quinzi, il vero asso nella manica, una delle ragioni per venire a Bradenton. Certo, se sei un IMG Client puo’ anche essere cosi’, la situazione e’ invece un po’ diversa se sei uno dei 180 che pagano affinche’ quei 20 possano ottenere una scholarship. Lo spiegavo a un certo Zoran, nativo di Belgrado e trapiantato in Canada’, che mentre stavo aspettando mio figlio impegnato in alcuni allunghi con Stacey, uno dei luogotenenti di Nakamura, mi chiede se ho idea di dove potesse essere il gruppo di suo figlio che partecipava al programma questa settimana come Short Timer. Accertato che invece io ero il Genitore di un Full Timer ne approffittava per chiedermi cosa ne pensavo dell’esperienza e se ne ero soddisfatto. Gli spiegavo subito che dipendeva da chi era tuo figlio, se era uno di quelli che accedono al programma d’Elite-un Quinzi o una Shiskhina o anche un Alex Sendegeya, uno di quelli insomma che hanno le spese pagate e che allora si possono anche permettere di pagare di tasca propria qualche lezione privata extra per correggere questo o quel difetto e magari si pagano Nakamura ‘one on one’ tre volte alla settimana se gia’ non ce l’hanno assegnato dall’IMG, be’, e’ un discorso, altrimenti e’ chiaro che bisogna saper distinguere, identificare cio’ di cui hai bisogno e capire se questo e’ il posto dove in questo momento tuo figlio deve essere. In pratica gli rifilavo il mio solito discorso, propinato anche ai genitori di Filippo Remondini, l’unico altro italiano U12 in tabellone all’Eddie Herr, incontrati oggi alla vigilia della competizione, sul fatto che la Bollettieri e’ uno strumento che ti viene messo a disposizione: sta poi a te riuscire ad accordarlo e a suonarlo secondo le tue esigenze e le tue capacita’. Noi in effetti continuiamo a credere di aver fatto la scelta giusta e che in questo momento Nicholas debba essere in nessun altro posto che qui ma non siamo cosi’ fessi da non capire il business che ci circonda e di cui anche noi siamo vittime. Zoran mi guarda un po’ sorpreso e poi mi stringe la mano ringraziandomi: in tre minuti, mi dice, mi hai spiegato tutto con l’ onesta’ e la franchezza che nessun altro ha avuto.

Eddie Herr Logo

In questi giorni comunque ho avuto, e ho in un certo senso tuttora,un diavolo per capello, o almeno cosi’ direi se fossi un fine letterato e siccome invece sono quel che sono ve lo dico chiaro e tondo: sono incazzato nero. Sono infatti arrivato a Bradenton da Lagos dopo essermi fermato appena un giorno a Bologna e con la grande curiosita’ di toccare con mano i progressi di Nicholas. A scanso di equivoci i progressi ci sono stati, sia a livello mentale che di gioco: Nicky e’ molto piu’solido e ‘consistent’ e questo e’ il motivo principale per cui lui si trova all’Academy: avendo vissuto tutta la sua vita in Africa ed essendosi per lo piu’ allenato, a parte quelle 2-4-8 settimane all’anno in rinomate academies all’estero,con i genitori improvvisatisi per forza di cose coach, Nicholas aveva un urgente bisogno di giocare matches e tornei e di accumulare esperienza. Come chi mi seguiva in precedenza ben sa, dopo un paio di summer camps di due settimane alla Bollettieri, Nicholas fu inserito in un programma scoperto da mia moglie quasi per caso e chiamato The Strategy Zone, ideato dal mago della videoanalisi Lance Luciani e da Jose Lambert, uno dei piu’ importanti collaboratori di Nick Bollettieri. Sotto la guida attenta di Margie Zesinger per due volte all’anno dal dicembre 2005 e per 2 settimane almeno fino a un massimo di sei nell’estate del 2008, e poi nelle restanti settimane dell’anno, Nicholas e’ stato costruito tecnicamente in un modo che tutti qui giudicano per la sua eta’ perfetto. Il Programma e’ stato chiuso l’anno scorso per via di una sottile concorrenza interna che si era venuta a creare col normale programma dell’Academy e secondo me questo e’ stato un grave errore: avrebbe dovuto rimanere a disposizione almeno di quei ragazzini che non essendo ancora 12-14enni, non avevano l’intenzione di stabilirsi definitivamente a Bradenton come Full Timers ma che continuavano a venirvi due-tre volte all’anno come Short Timers. Comunque il programma era eccellente e anche se noi continuiamo ad arrogarci I meriti di averlo comunque attuato nelle restanti quaranta e passa settimane che Nicholas passava sul campo con noi in Africa, e’ indubbio che le cose non sarebbero state le stesse senza quella base, quel punto di partenza, quei due o tre pit stop annuali. Ora e’ chiaro che Nicholas non e’ certamente un Quinzi e che in almeno 20-30 in Italia possono batterlo, soprattutto sulla terra, un po’ perche’ e’ sotto stazza, un po’ perche’ gli capita spesso di dar di matto e di giocare, e ahime’ perdere, piu’ contro se stesso che contro l’avversario. Ma tecnicamente non e’ che ci possiamo lamentare: il video che gli avevano fatto un mese fa era risultato uno dei migliori, uno di quelli di cui i Coaches parlano fra loro, Brad Gilbert che ogni tanto passa qualche giorno alla Bollettieri come consulente l’aveva visto e aveva avuto buone parole per lui (huge forehand…great footwork…you’ll go far…) e di recente,dopo che aveva vinto tre tornei – di scarsissima importanza – del circondario anche Jimmy Arias era stato chiamato a dargli un’occhiata dal suo Head Coach, Greg Hill, ex coach di Vince Spadea e da quest’anno nuovo acquisto della Bollettieri.Anche Jimmy aveva detto che non c’era nulla da dire dal punto di vista tecnico: certo, aggiungevba, bisogna vederlo in partita. L’avrebbe visto proprio alcuni giorni dopo, mentre iostavo volando verso la Florida: in un torneo U14 a cui partecipava anche suo figlio Spencer, poi sconfitto in finale in due sets dallo stesso 14enne che aveva sconfitto Nicholss nei quarti. Purtroppo Jimmy, famoso ai suoi tempi per aver sfasciato un’intera siepe a colpi di racchetta in un torneo di Sarasota, avrebbe colto il momento in cui Nicholas avrebbe detto, a fine partita, una parolina di troppo all’avversario. Cosa era successo? Niente: dopo aver perso il primo set, Nicholas vince il secondo e l’avversario, un 14enne, si mette a piangere. Il padre comincia a gridare, non rivolto in particolare a nessuno ma abbastanza ad alta voce per farsi sentire da Nicholas: Basta, se non stai bene ritirati…E poi rivolto a mia moglie: He’s sick, you know? Non sta bene, vedi? Al che mia moglie che e’ convinta che a pensar male si faccia peccato ma spesso ci si azzecchi, si premura di mettere in guardia Nicholas affinche’ non si lasciasse ingannare e mantenesse la concentrazione. Poiche’ in effetti poi il moribondo continuava a correre su tutte le palle, mia moglie si sarebbe lasciata andare ad un altrettanto plateale: See how the sick boy is running! Pero’, guarda come corre il poverino! Meritandosi una four word letter dal padre dell’interessato. Insomma, sembrava piu’ una piccola schermaglia amorosa fra genitori con Nicholas che alla fine a rete sentendosi cornuto e mazziato avrebbe scambiato qualche parola di troppo a rete. Io tutte queste cose le apprendevo via sms mentre attendevo all’International airport di Tampa che mi venissero a prendere e la mia reazione era semplice e secca: no whining, no excuses. Quando hai perso, hai perso: punto. Avete sbagliato e basta. Ci si lamenta, eventualmente, dell’avversario, dei genitori, degli arbitri o, che ne so, del cibo alla caffetteria solo quando si vince. Mai quando si perde. La cosa sembrava finita li’ e infatti il giorno dopo mia moglie spiegava ai suoi Coaches che Nicholas durante il match si era comportato bene e che comunque, alla fin fine, era stato l’unico ad aver strappato un set in tutto il torneo al vincitore. Peccato per l’epilogo ma insomma, tutta esperienza. Poi mia moglie parte per l’Italia – doveva recarsi all’ambasciata nigeriana perche’ aveva il visto in scadenza e correvano quindi il rischio di non riuscire poi a venirmi a trovare a Lagos a Natale (e di doversene invece andare a sciare…!) – e un paio di giorni dopo tutto il gruppo di Nicholas viene convocato da Nick Bollettieri in persona. E tutto per colpa di mio figlio, quella Canaglia. Arias aveva detto qualcosa a un coach che lo aveva detto a un altro, il padre dell’avversario ne aveva parlato a un coach dell’academy che ne aveva parlato a un altro ancora…insomma, la cosa era giunta alle orecchie di Nick Himself che quindi ha convocato tutto il gruppo in cui si allena anche il cognato di Rios, Stefano Sotela, un’altra bella testa calda, dotato di un talento purissimo – un quadrumane che colpisce tutto due metri dentro al campo – ma di una indisponenza cosi’ indolente da strapparti quasi l’applauso, e dopo averli visionati uno per uno, due-tre minuti a testa e aver deciso cosa ci fosse da cambiare e cosa no (coi coaches che scribacchiavano furiosamente sui loro bloc notes) radunava tutti e faceva il Grande Discorso. Quello solito, che c’e’ anche su Open, la bio di Agassi, parola per parola: Quando voi giocate un torneo non appresentate solo voi stessi, ma anche I vostri genitori, l’academy, me stesso … etc etc. Ora, al di la’ dell’approccio ironico che posso aver usato, io sono perfettamente d’accordo: Nicholas era inferocito con il coach che aveva fatto la spia ma io lo riportavo al vero nocciolo della situazione e cioe’ il mettersi in una situazione per cui poi si corre il rischio di essere rimproverati, magari davanti a tutti, magari da Nick Bollettieri in persona. Possibile,dicevo, che in soli tre mesi ormai in ttti gli Uffici degli Arbitri USTA ci sia un Wanted con stampata la tua faccia? Insomma non confondiamo grinta,carattere e personalita’ con la maleducazione. Ecco cosa scrivevo nel mio ultimo articolo di Genitori & Figli sul Blog di Scanagatta“Voi sapete come la penso in proposito e cioe’ che l’80% di chi e’ nei 100 oggi, da piccolo aveva l’empatia di una carota e un carattere e un ‘attitude’ da arrogante bulletto di strada. Certo, solo chi matura e riesce a sottrarsi al Lato Oscuro della Forza ce la potra’ fare mentre chi non ci riesce e’ destinato ad ingrossare le file dei frustrati disillusi perdenti mezzi delinquenti pazzi criminali o tutt’al piu’ finira’ come il compagno di scuola, compagno di niente di Antonello Venditti in banca pure lui o,peggio ancora, Maestro Scoglionato del Circolo sotto casa. Ma prima, sotto le ceneri, deve covare il Fire Inside, il Super Ego, l’Arrogante Presunzione di essere lui l’Unto del Signore. Quello stesso carattere che ti fara’ fare cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare perche’ abbiamo sviluppato inconsciamente dei meccanismi di inibizione che se da un lato ci rendono migliori come esseri umani dall’altro, secondo me, ci precludono di dedicarci davvero tutto per tutto ad uno stupido gioco che si gioca in mutande davanti a migliaia di spettatori.” In questi mesi mio mio figlio e’stato oggetto di una campagna, peraltro giustificatissima, di arbitri, allenatori, insegnanti tutti concordi nel dire che ha altissime potenzialita’ m deve imparare a collaborare, a controllare la rabbia, ad essere piu’ empatico, in altre parole, non lasciarsi attirare dal Lato Oscuro della Forza. Mia moglie addirittura prima di ogni torneo ha preso l’abitudine di andare dagli Arbitri e richiedere Tolleranza Zero proprio per cercare di fargli acquisire maggiore controllo: siamo arrivati al punto che si e’ preso un penalty point (ed era un set point) per aver gridato MA COS’E’!!! ad alta voce ma in italiano per aver sbagliato un facile passante. Ieri invece mi e’ venuto da ridere perche’ mio figlio si sarebbe incavolato in un match d’allenamento perche’ l’avversario, tra l’altro un 14enne, sconfortato per il fatto di essere dominato,continuava a scagliare per terra la racchetta: dai, l’hai gia’ sbattuta per terra dieci volte, io sono qui per giocare, mica per perdere tempo…

E dunque perche’ sarei incazzato nero? Andiamo con ordine: all’inizio tutti iagazzini giocano l’uno contro l’altro e a seconda dei risultati vengono formati dei gruppi. Per muoversi da un gruppo all’altro devi battere tutti I tuoi compagni vincere anche il Gran Prix di categoria. Nicholas e’ fnito in un gruppo dove a parte tre o quattro 14enni sono I migliori U12, talentuosi certo, come Sotela, ma messi tutti insieme…un incubo . Nel Gruppo appena superiore vi sono quasi tutti ragazzini piu’ grandi: con alcni nicky ci ha giocato alla pari ma non e’ tanto per il tennis che vorrei vederlo passare di livello, anzi: forse I coaches migliori-vi ho gia’ detto di Greg Hill- sono nel suo gruppo. Ma noi crediamoche caratterialmente avrebbe potuto trovare beneficio dall’allenarsi insieme con ragazzi piu’ grandi e piu’ maturi. Ne parlavo sia con Greg Hill che con Chip Brooks ma non volevo certo far la figura diquello che protesta perche’ pensa sempre che suo figlio non sia nel gruppo giusto, adatto al suo livello. In realta’ il mio approccio e’ del tipo:

Nicholas is good, is very good but not that good (e’ bravo, molto bravo ma non poi cosi’ bravo) perche’ se lo fosse non sarebbe ancora in quel gruppo di U12 con bambini talentuosi finche’ vogliamo ma sempre dell sua eta’ o addirittura anche piu’ piccoli.Ma a me quell che non andava giu’ era il atto che essendo in tale gruppo, la Preparazione Atletica veniva fatta ad un livello nettamente inferiore alle sue possibilita’ con situazioni paradossali del tipo che fanno il miglio, Nicholas arriva 30-40 metri prima del secondo, uno-due-tre minuti prima degli ultimi… Un giorno vado a prenderlo e vedo un ragazzino che corre, corre molto bene, avanti e indietro lung oil viale fra le file dei campi. Ah, se quello fosse mio figlio sarei contento, mi dico. Ed era proprio lui. Risulta poi che stava facendo tutte quelle corse perche’ era stato colto a ridere a seguito di una battuta di qualcuno, probabilmente sotela, e quindi punito. Sua reazione: “ok, e’ la prima volt ache ho lavorato seriamente… d’ora innanzi mi faro’ punire piu’ spesso.” Devo dire che qui mi hanno dato ragione e che mi hanno promesso dei cambiamenti, staremo a vedere. Ne parlavo anche con Ali, il Coach del gruppo superiore e un Coach che quest’estate al summer Camp aveva avuto Nicholas con se’ e mi aveva quasi commosso perche’ mi era sembrato che davvero ci tenesse, che davvero avesse voglia di lavorarci, che davvero credesse in lui. E Ali mi ha detto: He has to take care of business, deve semplicemente concentrarsi su quello che deve fare, batterli secco e deciso, cosa che puo’ fare benissimo, ed ogni cosa andra’ al suo posto.

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Tutto questo per dirvi che in una grande Academy come la Bollettieri si corre il rischio di perdersi comunque e che, finche’ si ha una certa eta’, e’ sempre meglio avere dietro qualcuno altrimenti la possibilita’ di buttare i soldi dalla finestra non e’ un’ipotesi remota.

E’ anche il solito vecchio discorso: se a un tavolo da poker dopo 20’ –e a una tennis academy dopo qualche mese- non hai ancora capito chi e’ il pollo da spennare e‘ meglio alzarsi subito e togliere il disturbo. Lo stesso accade in una tennis academy solo che ci vogliono piu’ di 20’. Ne parlavo anche e ancora con Luca Quinzi di ritorno da una domenica libera d’impegni, quella precedente al Torneo, e spesa quindi sui Rollercoaster di Busch Garden, un parco giochi nei pressi di Tampa: Nicholas e Gianluigi si sono divertiti come pazzi sui vari Shrikha, Kumba, Montu… Io un po’ meno ma questa e’ un’altra storia.Piu’ tardi, intrappolati nel traffico della partita di football Americano dei Tampa Bay Buccaneers, tornando a casa il papa’ di Gianluigi tracciava una analisi di quel che ruota intorno alla costruzione del campione che sembrava essere tratta di peso dale pagine di Genitori & Figli. ‘Se dovessi in dieci righe fare I quadro della situazione alla Bollettieri, direi che mentre nel passato la grande idea di Nick, cioe’ quella che sta alla base del concetto di academia sportive, cioe’ di mettere insieme i piu’ forti e in virtu’ di questo, creare il campione, della serie alla fine ne rimarra’ uno solo, ha funzionato e forse ancora continua a funzionare fra le donne, e’ indubbio he in questi anni si e’ fatta strada una via diversa, quella famigliare o del team personale. Se venissero fuori campioni da alter Academies, che ne so dalla Sanchez o dalla Evert o dalla Hopman, uno potrebbe pensare che e’ la Bollettieri a non funzionare, ma siccome non viene piu’ fuori nessuno dale Academy, si puo’ ipotizzare che in questo momento e’ l’altro sistema ad essere piu’ di successo. Indipendentemente poi dal fatto che per brevi periodi nelle Academies si continua ad ndare. Quale potrebbe essere dunque in futuro il sistema di successo?’ ‘Il Personal Team dentro la Grande Academy’ dico io. ‘Bravissimo, conferma Luca Quinzi, esattamente quello che sostengo io. Se loro, pur mantenendo la loro scuola, aprissero le porte ai Team Privati, cosa che fanno adesso solo a livello Pro, ma se lo facessero anche a livello di ragazzini sui 14-15 anni, credo che questa potrebbe essere la soluzione vincente: in pratica invece di farti pagare 30-40.000$, dovresti sborsare un tot, diciamo 10-15000$, per poter usufruire delle strutture: campi, matchplay, palestra…Potresti entrare col tuo coach o con il tuo team, eventualmente richiedere-part time e pagando- coaches specializzati in determinate aree del gioco o preparatori o psicologi sportive …’

In pratica, concludo io, quell che accadeva quando noi utilizzavamo il Team dello Strategy Zone all’interno dell’Academy …Solo che per farlo dovevamo pagare comunque l’intero programma. In pratica, celiavo io, era il contrario di certe pubblicita’: prendi due, paghi uno. Noi facevamo il contrario. Ma il principio era quello: un team che ti segue personalmente ‘one on one’ e la possibilita’ poi di fare volume lavorando col gruppo e facendo match play.

Potrei continuare per ore e raccontarvi di quando Nicholas ha chiesto timidamente a Gianluigi di fare due palle e Gian, che si era ga’ cambato le scarpe ha subito accettato con entusiasmo dando a Nicholas un’iniezione di fiducia oppure di quando siamo uscit lla sera con Alex Sendegeya e sua madre Cristina, un medico anche lei, greca di nascita e sposata a un medico inglese nativo dell’Uganda, e dello strano ritual di Alex quando si appresta a ricevere un servizio … Di storie da raccontare ce ne sono fin trope ma se ritardo l’invio dell’articolo ancora di un po’ finisce che non cominciamo mai… E domain comincia per davvero l’Eddie Herr! Comunque Nicky fuori dal campo si mischia benissimo coi due campioncini del domani…Per ora solo fuori dal campo, magari domani chissa’… Ma per ora si tratta davvero di due mondi a parte.

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