Camila Giorgi, un tennis che emoziona…

di - 12 Ottobre 2012


(Camila Giorgi – Foto Nizegorodcew)

di Alessandro Nizegorodcew (articolo apparso sul numero di agosto de Il Tennis Italiano)

Il tennis di Camila Giorgi emoziona. La potenza che sprigiona, il coraggio che incarna, la voglia di vincere, la consapevolezza di poter diventare una campionessa, sono caratteristiche che non possono lasciare indifferenti. Grazie allo splendido quarto turno raggiunto a Wimbledon, la giovane tennista italiana è finita sotto la luce dei riflettori di appassionati e addetti ai lavori. Il suo stile di gioco è brillante, sorprendente e non passa di certo inosservato, così come la sua storia.

La Storia. Camila Giorgi nasce a Macerata il 30 dicembre 1991. Papà Sergio è argentino, di Buenos Aires, ex militare durante la guerra delle Falkland e coach (nonché preparatore atletico) di “Cami”; mamma Claudia è una professoressa di storia dell’arte contemporanea. Tre i fratelli: Antonella, Leandro e Amadeus. Lo sport inizia a far parte della vita di Camila sin da subito; dai 3 ai 5 anni pratica la ginnastica artistica ed è così brava che arriva la chiamata della nazionale italiana, ma i fratelli giocano a tennis e la piccola Camila non può resistere alla tentazione di provare a colpire quella pallina gialla che vede sfrecciare tutti i giorni davanti ai suoi occhi. E’ amore a prima vista. “Papà voglio giocare a tennis” – sono le parole sicure, convinte, irrevocabili, che la giovanissima Giorgi rivolge al padre. Da quel momento inizia per l’intera famiglia una sorta di pellegrinaggio tennistico: si passa da Macerata a Pesaro, quindi Como per poi giungere a Milano; all’età di 10 anni Camila si ritrova in Spagna, a 13 è a Parigi dove passa 5 splendide annate, sino all’approdo a Miami, per provare a realizzare (tutti insieme) il sogno (tennistico) americano. Oggi, nonostante gli infiniti viaggi la Giorgi è italiana, si sente italiana e, come spesso ripete Sergio, “giocherà con la scritta ITA sempre accanto al suo nome, quindi non preoccupatevi.”

Gli Esordi. La prima apparizione “italiana” risale al 2008 quando, ancora sedicenne, si ritrova sui campi secondari del Foro Italico per le qualificazioni degli Internazionali d’Italia, acclamata e applaudita dal pubblico romano incredulo di fronte a colpi di cotanta bellezza e potenza. Ad impressionare è il tempo sulla palla, i diritti al fulmicotone e i rovesci bimani in controbalzo. Di Camila colpisce anche il coraggio: contro l’esperta top-100 Jill Craybas annulla numerosi match point prima di capitolare al tie-break del terzo set, ma è da quel giorno che in Italia si comincia a parlare della Giorgi.

La Scalata. La sua scalata al ranking è piuttosto rapida e nel 2009, dopo aver vinto i tornei Itf di Toronto e Katowice, entra tra le prime 300 della classifica Wta. Dopo un anno di transizione, che le vede chiudere intorno al numero 250, la Giorgi è pronta al definitivo salto di qualità. Ma durante i primi mesi del 2011 arriva la più tragica delle notizie: muore Antonella, la sorella maggiore, vittima di un incidente stradale a Parigi. “Camila e Antonella erano legatissime” – racconta papà Sergio – “e il colpo subito è stato fortissimo per lei e per tutta la famiglia. Ha continuato a giocare sino a Wimbledon, dove ha disputato delle bellissime qualificazioni, ma dopo è crollata e non ha vinto più una partita. Ci andavamo ad allenare, ma io vedevo che mentalmente era assente. Fino all’inizio del 2012 la situazione è stata molto difficile, tanto è vero che per un periodo Camila ha anche pensato di lasciare il tennis. Ora è tornata ad avere grande voglia e determinazione.”

La Personalità. Al primo impatto Camila appare schiva, timida, insicura, ma appena entra in campo si trasforma, divenendo imperturbabile, decisa, rapida e potente. Una forza della natura. La sua personalità, che si riflette nel suo essere fuori e dentro al campo, si è formata nel corso degli anni in giro per il mondo. Tante le gioie, grandi e forti i dolori. Camila non è molto loquace (eufemismo) ma i suoi occhi dicono tanto, raccontano le infinite esperienze vissute, tennistiche e non, raccontano la voglia di emergere, la consapevolezza del proprio gioco e la convinzione di potere e volere arrivare in alto, il più in alto possibile. “E’ vero, non parlo tanto” – spiega Camila – “ma sto iniziando ad aprirmi di più con le persone di cui mi fido. È con quelle che non conosco che faccio più fatica.” E pensare che uno dei vantaggi dei continui spostamenti in giro per il mondo sono le lingue, grazie alle quali potrebbe comunicare praticamente con chiunque. “In effetti parlo piuttosto bene italiano, spagnolo, francese e inglese. In che lingua penso? In italiano, anche se quando sogno ogni tanto faccio confusione e ci metto in mezzo lo spagnolo!” Questa vita da semi-nomade non sembra pesare più di tanto sulle spalle della Giorgi. “Mio padre, che sin dagli inizi è stato il mio allenatore, ha sempre cercato il luogo ideale per allenarmi e farmi crescere e non potrò mai smettere di ringraziarlo per questo. Mi spinge, mi sprona, mi dà una forza fuori dal comune. E’ stato e sarà sempre fondamentale.”

Il Tennis. Il gioco di Camila Giorgi è potenza allo stato puro, è anticipo esasperato, colpi fuori dal comune, attacchi a rete e volée smorzate, primo servizio offensivo e secondo… anche. I doppi falli sono infatti il tallone d’achille dell’azzurra, che nei momenti di massima tensione ha spesso difficoltà a servire con la giusta lucidità. “Mio padre mi ripete spesso di non rischiare così tanto con il servizio” – spiega Camila – “anche se a livello tattico stiamo lavorando maggiormente sugli angoli. Troppo spesso infatti tiro forte e in mezzo al campo, senza riuscire ad aprirmi il campo. A me piace rischiare cercando sempre il colpo vincente, spingermi a rete, mentre non amo rimanere a fondo campo aspettando l’errore dell’avversaria.” Le superfici veloci sono certamente le più adatte al tennis della Giorgi, che si adatta comunque bene anche alla terra battuta. “A Parigi quest’anno ho giocato sul rosso dopo quasi due anni, dato che negli Stati Uniti la terra è verde ed è parecchio diversa. La mia superficie preferita è il cemento, ancora meglio se indoor. Diciamo che più il terreno è veloce e più sono contenta.” L’atteggiamento in campo è da giocatrice vera: volto (quasi) imperturbabile, mai una protesta, mai un lamento, uno sguardo di ghiaccio che innervosisce le avversarie, impossibilitate a scalfire anche un briciolo di sicurezza. Anche gli eleganti abiti indossati, disegnati da mamma Claudia, aiutano a creare il personaggio. “Ho perso contro la Radwanska perché ho giocato male” – ha sentenziato la Giorgi dopo la sconfitta al quarto turno di Wimbledon. Come a dire: dipende da me, sempre e comunque. La sensazione è che non si tratti di spavalderia o presunzione, ma di estrema consapevolezza di sé mista a determinazione. Camila Giorgi sa di poter arrivare in alto, molto in alto, e ogni sua frase, in apparenza trattenuta da una pur evidente timidezza, è pesante e sicura come un macigno.

Il Rapporto con l’Italia. Nonostante una vita ormai avviata, tennisticamente e non, negli Stati Uniti, Camila ama parlare dell’Italia e dei suoi tifosi. “So che tanti mi seguono in streaming” – confida la Giorgi – “Mi fa molto piacere e spero di regalare loro tante vittorie e soddisfazioni. Vorrei venire più spesso in Italia, anche se la città dove mi piacerebbe tornare a vivere è Parigi, che mi è rimasta nel cuore. La vita fuori dal campo? Tranquilla, con la famiglia e gli amici. Diciamo che a Miami le cose da fare la sera non mancano.” Pochi i rapporti con le tenniste italiane, incrociate solamente in qualche torneo. “L’unica che conosco un po’ è Nastassja Burnett, giovane come me e molto promettente. Mi piace allenarmi con lei, come accaduto ad esempio negli Stati Uniti e al Roland Garros, perché anche lei ama tirare forte.”

Gli Obiettivi. L’intento è chiaro: arrivare al numero 1 del mondo. Camila lo ha sempre avuto ben scolpito nella mente, anche quando i risultati non arrivavano, anche quando ha dovuto superare la scomparsa della sorella maggiore. L’obiettivo è stato ben saldo dal primo istante. “La mia meta, sin da subito, era arrivare in alto, vincere i tornei che contano davvero. Non ho mai pensato di poter fallire.” Fidati Camila, anche noi non abbiamo mai pensato che potessi fallire.

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