Marco Furlanetto: “Obiettivo Australian Open Jr, giocando più aggressivo”

di - 3 Agosto 2016

Marco Furlanetto 2 (1)

di Matteo Mosciatti

Primo titolo ITF per il quindicenne toscano Marco Furlanetto, uno dei migliori prospetti del tennis giovanile italiano. Già vincitore di diversi tornei sin dalla categoria under 10, Marco si è imposto nella President Cup di Yerevan, Armenia, piazzandosi al numero 814 del ranking ITF under 18. Una volta rientrato dalla trasferta, ci ha raccontato le sue sensazioni e i suoi obiettivi nella lunga scalata al tennis professionistico.

Marco, partiamo dalla trasferta armena: nel primo dei due tornei disputati sei entrato nel ranking ITF under 18, piccolo traguardo raggiunto ad appena 15 anni…

Ero teso, lo ammetto: all’inizio della trasferta pensavo già a cosa sarebbe cambiato a livello stagionale se fossi riuscito a prendere quei primi punti che ormai inseguivo da un po’ di tempo. Sentivo che era la mia occasione e sono riuscito a dare il meglio superando le qualificazioni ed il primo turno abbastanza agevolmente, poi però sono arrivato alla partita che aspettavo da tanto, quella che mi avrebbe permesso di entrare nel Ranking ITF under 18, e non è andata benissimo. L’ho vinta, sì, ma più con la voglia che con il tennis vero e proprio e devo dire che da lì mi si è aperto un mondo. Il torneo poi è andato per il meglio e in semifinale non ho giocato male, ma il mio avversario è stato più bravo e forse anche più esperto di me, viste le tante partite ITF giocate.

La settimana successiva il tuo primo titolo. Che sensazioni hai provato?

Ho affrontato il secondo torneo in maniera totalmente diversa, pensando a divertirmi e a fare ciò che so fare meglio. Tuttavia la seconda settimana mi ha presentato tante difficoltà: giocare il primo turno di qualificazioni dopo aver giocato, nello stesso giorno, la semifinale del primo torneo e la finale di doppio; arrivare al secondo turno di tabellone incontrando un avversario che per 45 minuti mi ha praticamente preso a pallate andando sopra 6-2 4-1, altra partita che sono riuscito a tirar su con il carattere; la semifinale che ha avuto una durata di 4 ore e 15 minuti in cui il mio avversario sul 5-3 al terzo mi ha annullato 8 match point ed è riuscito a portarsi ad un punto dalla vittoria sul 6-5 40/0. Insomma, è stato un torneo che mi ha messo alla prova sotto tutti i punti di vista ed è stata una gioia indescrivibile essere riuscito a vincere il mio primo titolo ITF under 18.

Ti sei affacciato quest’anno alla categoria under 18, l’ultima prima dei “pro”: tante differenze rispetto ai tornei con i tuoi coetanei?

Eh sì, c’è da dire che in questa categoria hai molte meno chance, devi sfruttare quelle poche che ti danno per vincere la partita. Nelle altre categorie non è così: nonostante tu possa essere sotto 6-0 5-0 non sai mai come potrà andare a finire.  Questo mi piace, perché ogni partita è un banco di prova.

Immagino che oramai sarà questa la tua attività, magari puntando a giocare gli Slam Juniores…

Sì, all’interno del progetto della Federazione ci sono tre ragazzi del ‘99 che probabilmente andranno in Australia l’anno prossimo e questo è anche il mio obiettivo. Ora sono numero 814 ma punto sempre più in alto perché penso che giocare uno Slam Juniores sia un’esperienza unica.

Più in generale, quali sono i tuoi obiettivi nel mondo del tennis?

Il mio obiettivo è migliorare giorno dopo giorno per essere domani più forte di oggi e riuscire con il lavoro e il sacrificio a raggiungere il mio sogno: arrivare ad essere il numero 1 del mondo.

Su cosa si basa il tuo gioco? Quali i colpi in cui senti di dover migliorare?

Il mio gioco ora come ora si basa molto sugli scambi da fondo, anche se il mio scopo è piano piano riuscire a giocare sempre più vicino al campo e andare a prendermi il punto più volte a rete. Questa è un’idea di gioco che voglio sviluppare per il mio futuro, saper giocare bene da fondo ma svolgere il tutto per fare punto a rete.

E invece fuori dal campo quali sono i tuoi interessi?

Sono molto attaccato al tennis, quando arrivo a casa guardo sempre partite e video di giocatori che possono aiutarmi dandomi degli spunti. Però quando posso cerco di staccare, perché stare sempre dentro questo ambiente non è facile e secondo me ti fa spendere molte energie. Penso che staccare quando si può sia la miglior cosa per recuperare le forze e riprendere al meglio quando si mette piede non solo dentro il campo ma nelle strutture che ti permettono di lavorare anche fisicamente fuori.

Rispetto ai ragazzi della tua età, sacrifichi tanti svaghi per dare tutto al tennis. Ti pesa mai questa “scelta”?

A volte sì. So di aver fatto una scelta e sono fiero di me stesso perché prendere decisioni così non è facile, però alcune volte l’ambiente esterno mi cattura molto: le feste, il mare, gli amici. Tuttavia non ho mai pensato di abbandonare un percorso che ho intrapreso quando avevo 4 anni.

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10 commenti

  1. bogar67

    Furlanetto si accorge solo adesso che non ha un gioco sufficientemente aggressivo, eppure mi pare di ricordare un articolo di tanti anni fa nel sito dell’accademia apuano dove questa constatazione era stata fatta come una specie di mea culpa dal suo maestro di allora Giovanni Bianchi. Purtroppo chi nasce terraiolo difficilmente potrà poi sviluppare quel gioco che adesso marco cerca per migliorare il suo tennis e alzare il suo livello. Questo è quello che accade nel cercare subito fin da under 10 il risultato immediato. Stai a fondo campo solido e aspetti che il bellucci di turno sbagli adesso questo si paga.

  2. ramirez

    bogar
    si potresti aver ragione. Il lavoro da impostare è sul lungo periodo. Però se imposti un gioco PERDENTE che cosa succede del MORALE del ragazzo ? Sai le vittorie danno morale e fanno crescere l’autostima. Poi vorrei aggiungere una cosa. Tu parli di terraioli. Ora in genere il termine TERRAIOLI si collega a gente che corre e ribatte tutto. Ma questo fa un pò parte dell’allenarsi su terra. Ora la ITF ha stabilito che I MIGLIORI TENNISTI/E DEL MONDO hanno iniziato a giocare su terra. Certo si può essere aggressivi anche giocando su terra..ma di solito i terraioli sono più attendisti.

  3. bogar67

    Ramirez
    Bisogna trovare equilibrio. Imposti il programma di allenamento per 9 mesi all’anno per crescere e 3 mesi in prossimità degli appuntamenti importanti per vincere. Nei 9 mesi in cui ci si allena per crescere fai pochi tornei e quei pochi li fai cercando solo il bel gioco provando tutti i colpi con avversari alla portata poi in prossimità dei tre mesi importanti che per un under corrispondono al periodo di vacanze scolastica pensi a essere più concreto per cui ti trasferisci sulla terra e cerchi la solidità da fondo facendo le due tre cose per vincere.

  4. Diego

    Penso che allenarsi sulla terra sia importante perche’ devi cercare quasi sempre l’impatto giusto sulla racchetta, i rimbalzi variano molto e quindi fare un buon movimeto delle gambe e dei piedi.
    Sul veloce la pallina devi “cercarla” meno ,trovare l’impatto e’ piu’ facile.
    Credo che un buon mix tra le due superfici e’ la soluzione giusta, e comunque nessuna delle superfici ti impedisce di essere aggressivo.
    Bogart, non ho mai visto giocare Furlanetto quindi non so se il suo gioco e’ poco aggressivo, ma questa “accusa” di cercare il risultato immediato non vorrei che fosse una scusa per quelli che non vincono.

  5. bogar67

    Diego
    A un certo punto bisogna vincere, se si é proceduto a step di crescita per ogni singolo colpo, vincere é la naturale conseguenza sempre avendo quella dote non costruibile chiamata carattere. Se a 10 anni hai perso la finale under 10 regionale perché nel tb decisivo hai voluto provare lo schiaffo al volo e ti é finito rete ooppure la smorzata é rimasta nel tuo campo a 14 anni a forza di costruirle con gli esercizi giusti quella stessa partita la vinci.

  6. Guido

    Questo discorso è in parte condivisibile, ma non tiene per niente in considerazione quelle che sono le caratteristiche individuali di ogni giocatore a qualsiasi livello. Certo l’impostazione data conta parecchio, ma io credo che un giocatore che sia portato naturalmente ad attaccare e a giocare aggressivo farebbe emergere questa sua caratteristica anche giocando solo su terra. Viceversa, uno che è portato a remare, credo manterrebbe quello stile anche allenandosi molto sul veloce. Infine, non bisogna nemmeno troppo avere paura dei regolaristi. A guardare bene tra i primi 100 del mondo ce ne sono moltissimi. Detto questo, un ragazzo come Furlanetto che ha solo 15 anni ha ancora tutto da costruire per diventare un giocatore vero. Se pensiamo che gente come Edberg a quell’età faceva ancora il rovescio a 2 mani e poi invece…

  7. Bernie

    Anche Sampras……fino a 16 e passa.
    Comunque il Furla così difensivo non è………guardate che adesso è 185 cm minimo e mica è quel ragazzino che giocava una volta….

    Salvatore tu dovresti vederli all’opera sti ragazzi prima di sentenziare. Guarda che in giro c’è un mondo di gente che gioca bene, picchia o rema lo stesso è. A 15 anni negli U18 o anche nei U16 e persino negli U14 remare stile pallettaro non esiste più. C’è gente che è regolare di suo e magari non ha la botta vincente nel DNA che fa una regolarità sostenuta, ma che la palla la mette dove vuole e non sto parlando di Marco che non vedo giocare da un bel pò e magari vince con 30 vincenti i suoi match.
    Nei maschi davvero sono tantissimi quelli che giocano bene ovunque io vada ne vedo di nuovi e sono tutti bravi. Vincere un ITF da primo anno U16 come ha fatto Marco e descritto nell’articolo è un ottimo risultato che premia la sua dedizione. Forza ragazzi!

  8. Cataflic

    A me fa piacere rivedere il suo nome perchè onestamente mi sembrava un bel po’ che non se ne parlava e cominciavo a temere che avesse scelto qualcos’altro.

  9. bogar67

    Bernie
    Io ho letto quello che ha dichiarato ho messo insieme questo con quel famoso articolo che avevo letto tempo fa. Non sto sentenziando ho fatto solo due più due.
    Non ho mai visto giocare Furlanetto ma ricordo la Simonelli…

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