Spazio (all’altro) Tennis: Burundi

di - 19 Dicembre 2013


(Hassan Ndayishimiye)

di Giacomo Bertolini

SPAZIO(all’altro)TENNIS: BURUNDI

Non solo superpotenze, incassi faraonici, tornei sfavillanti e popolarità alle stelle. Il tennis che ti porta in alto, si sa, parte dal basso e allora ecco la nuova rubrica di Spazio Tennis che, con un occhio ai paesi outsider del circuito, si propone di svelare quei numerosi scenari sommersi ma fortemente radicati nei “sobborghi” del tennis. Altre realtà, altre difficoltà, altri eroi… altro tennis!

Sbarca in Africa la quarta tappa di SPAZIO(all’altro)TENNIS e ci proietta in Burundi, stato poverissimo che tuttavia vuole puntare tutto per il suo futuro su tre baby scommesse Under 17. Noi però ci siamo affidati al racconto del numero 1 della nazione, Hassan Ndayishimiye, classe 1994 e numero 909 Atp.

“Ciao a tutti, mi chiamo Hassan Ndayishimiye e sono nato in una baraccopoli di Bujumbura, cresciuto in una famiglia numerosissima (9 figli) che ha sempre lottato quotidianamente per procurarsi cibo e riparo. Abbiamo sempre fatto leva sull’unico stipendio della famiglia, che proveniva dal lavoro di mio padre, coach locale all'”Entef Spotif”, un circolo di tennis riservato solo all’elite del paese”.

Grazie al padre il primo contatto col mondo del tennis:
“Come tutti giocavo a calcio, ma mio padre preferiva portarmi con sé al posto di lavoro. E così mi sedevo e pazientemente aspettavo che lui finisse il turno fino a quando un giorno, a 5 anni, mi ha messo per la prima volta una racchetta in mano. Andavo ad allenarmi nei campi in roccia gratuiti dove nessuno voleva giocare e riciclavo le corde delle racchette degli adulti per migliorare le mie. Ho amato sin dall’inizio questo sport e ho subito sognato di diventare forte come il mio idolo, Lleyton Hewitt”.

I primi spostamenti e il decollo della sua carriera:
“Grazie al supporto economico di un cittadino americano residente in Burundi sono riuscito a spostarmi con mio padre a Nairobi, in Kenia, dove di fatto ha cominciato a decollare la mia carriera che mi ha portato a essere numero 28 del mondo Junior e a disputare (un vero record per il Burundi) un torneo dello Slam, Wimbledon. Successivamente mi sono nuovamente spostato e allenato per un periodo in Sud Africa prima del trasferimento negli Stati Uniti, dove ho l’onore di far parte della Club Med Academies in Florida, sotto l’attenta guida di Gabe Jaramillo, già in passato faro di Agassi, Sampras, Sharapova”.

Una costante finora, nella parabola di Ndayishimiye, l’aiuto dell’Itf:
“Sono stato molto fortunato, l’ITF mi ha sostenuto sempre, senza il suo sostegno sarei ancora in Burundi e non mi potrei neppure permettere di sostituire l’attrezzatura base per giocare. Prima del suo intervento infatti mi sono trovato molte volte a lottare per la gestione dei soldi: il costo di un paio di scarpe per esempio, in Burundi sarebbe corrisposto a una quantità di cibo e riparo assicurato per mia madre e i miei fratelli per mesi”.

Situazione assai complessa, quella del tennis (e non solo) nel paese africano, che inevitabilmente si scontra anche con i sogni del team di Coppa Davis:
“In Burundi, conclude, Hassan, non esiste alcuna opzione per il tennis professionistico. Non abbiamo tecnici stranieri e inoltre i bambini devono dare tutto fino al massimo ai 14 anni, visto che poi, come spesso accade per noi appartenenti ai bassifondi della società, devono iniziare a lavorare per mantenersi. Per quanto riguarda la Coppa Davis abbiamo bisogno di agire ma è importante essere diretti da una gestione migliore. Abbiamo giocatori molto più forti rispetto ad altre nazioni vicine, ma se le cose continuano così non ci può essere una soluzione”.

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