Nicola Ceragioli: “Gaio e Giannessi hanno qualità, devono giocare tante partite…”

di - 2 Novembre 2009

Federico Gaio
(Federico Gaio – Foto Nizegorodcew)

di Roberto Commentucci

Nicola Ceragioli, simpatico toscano di squisita educazione e modi affabili, è un tecnico giovane, ma che vanta già un discreto curriculum, sia sul piano pratico, sia per quanto riguarda la preparazione teorica. Formatosi principalmente alla scuola di Massimo Sartori, a Caldaro, ha tra l’altro collaborato con il coach di Andreas Seppi alla stesura del manuale di allenamento “Tennis… Iniziamo con la tecnica”, uno dei più moderni e completi testi di tennis training in lingua italiana.

Su Nicola sta per gravare una responsabilità importante: quella di portare nel professionismo due delle migliori giovani promesse del nostro movimento maschile, il mancino di La Spezia Alessandro Giannessi, classe ’90, e il faentino Federico Gaio, di due anni più giovane. I due ragazzi hanno ranking simile (intorno al n. 800 Alessandro, 900 e rotti Federico), e condividono una certa predilezione per le superfici veloci. Fattori questi che sembrano consentire loro di svolgere una programmazione comune, favorendone la cogestione da parte di un unico allenatore.

Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Nicola, che ci ha parlato dei suoi programmi, e in particolare del suo nuovo incarico federale.

Nicola, come nasce il tuo rapporto con la Federazione?
Beh, io ho sempre avuto un buon rapporto con Renzo Furlan, è lui il mio interlocutore principale in FIT.

Dove vi appoggerete sul piano logistico?
Ci alleneremo presso il centro di Tirrenia (che sarà ulteriormente ampliato e potenziato, n.d.r.). I ragazzi saranno seguiti da Pino Carnovale e dai suoi assistenti per quanto riguarda la parte atletica.

Come pensi di impostare il lavoro con loro?
La mia idea è quella di far fare loro esperienze diversificate. Intanto, ogni volta che sarà possibile cercheremo di concordare sedute di allenamento con i nostri giocatori di punta e con i loro team. Per i giovani confrontarsi con professionisti affermati è fondamentale.

E poi?
In più, vorrei portarli ad allenarsi per bervi periodi anche all’estero, per accumulare esperienza e confrontarsi con metodologie diverse. Credo sarebbe per loro molto formativo vedere come funzionano le cose all’estero, anche sul piano dell’approccio alla professione e della cultura del lavoro.

Avete già pensato alla programmazione per il 2010?
Ho qualche idea per i primi mesi dell’anno. Vorrei portare i ragazzi a giocare in Australia: Federico, che è ancora in età utile, farebbe anche l’Aus Open junior, dove è in tabellone, ma soprattutto entrambi potrebbero giocare due futures e il challenger di Melbourne.

Ma non dirmi che farete ancora giocare Gaio juniores?
Solo negli Slam (dove comunque a mio avviso è importante andare per respirare l’aria del tennis vero) e solo se avrà la classifica per entrare. Voglio dire, senza fare altri tornei junior. La mia speranza è che verso aprile-maggio Federico sia nei primi 500 Atp, in modo da essere ammesso direttamente, senza essere costretto a fare attività juniores.

Parlaci dei tuoi ragazzi, come li vedi?
Hanno entrambi ottime qualità. Giannessi ha perso un po’ più di tempo anche per un brutto infortunio al ginocchio, ma ha doti notevoli. Completando il suo bagaglio tecnico (deve migliorare il rovescio) può diventare un ottimo giocatore. Federico è già a buon punto come approccio mentale. Pratica un tennis molto bello e molto aggressivo. Ovviamente per ora sbaglia ancora tanto, ma lavoreremo per preservare la sua naturale propensione a produrre gioco limitandone il numero di errori.

Cosa manca?
Sono due ragazzi giovani, in formazione. Devono imparare a conoscere loro stessi e le loro potenzialità. Per fare questo, mancano soprattutto le partite a livello professionistico. Il prossimo anno devono fare almeno 50-60 match nel circuito pro, contro tennisti di buon livello. E inizieranno ad avere le sensazioni giuste. Io ho molta fiducia e sono contento di avere questa opportunità.

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