L’importanza del servizio

di - 27 Novembre 2013


(Corinna Dentoni – Foto Nizegorodcew)

di Marco Mazzoni

Intervista all’ex “pro” Nicola Bruno, interpellato da Marco Mazzoni sul fondamentale del servizio, in Italia insegnato forse in maniera un po’ deficitaria?

Nicola, il servizio è un colpo unico nel tennis, perché si esegue “da soli” e “da fermi”. Ed è fondamentale nel gioco moderno, sempre più aggressivo non solo ad alto livello ma anche per il socio del club.

“Nel tennis di oggi è il colpo più importante in assoluto, soprattutto per i maschi che avendo più forza devono cercare di fare il punto o prendere l’iniziativa per non andare subito in difesa e quindi in difficoltà. Si parte da fermi e quindi si ha tempo per pensare, per decidere cosa fare e cosa non fare; si ha il tempo per decidere l’angolazione tatticamente migliore, che poi condiziona tutto il punto. Questo diventa un problema per i bambini più piccoli, perché necessita di concentrazione e perché per impararlo serve più tempo”.

Eppure in genere è il colpo più debole, e il meno allenato. Da ex professionista e oggi tecnico, come mai il colpo “più importante” è il peggiore?

“Intanto è giusto dire che è un colpo tecnicamente difficile da imparare, ci vuole del tempo per riuscire a mettere insieme tutta la meccanica del movimento. Servono forza esplosiva, tecnica, coordinazione, anche una buona altezza visto che più si è alti più facile sarà piazzare bene la palla al di là della rete. Per un bambino piccolo, sotto gli under 12, la rete è proporzionalmente altissima, è come se un adulto dovesse servire dovendo superare una rete alta come quella da pallavolo! Questo crea loro un problema e il loro servizio diventa una pura rimessa in gioco, all’interno di un quadrato che non vedono perché la rete gli copre tutto il campo. Cercano la soluzione più facile, solo di “buttarla dentro” per iniziare il gioco. Ma come tecnico, quando lavoro con i bambini più piccoli, anche a costo di fargli fare 20 doppi falli a partita, preferisco che imparino a servire bene e a capirne l’importanza perché è fondamentale per il futuro. Ci sono maestri che dicono “Mah, per ora servi così, poi quando crescerai in altezza lo aggiustiamo, e poi lo cambierai così…”. Non sono per niente d’accordo con quest’approccio, perché è come se dicessi loro: “tira il dritto per buttarla di là. La butti di là? Ok, va bene così”. No! E’ giusto insegnare a giocare correttamente tutti i colpi, ancor più il servizio che in futuro, quando saranno grandi, diverrà ancor più importante nell’economia del proprio gioco, sia che ambiscano all’altissimo livello sia che vogliano solo diventare dei buoni giocatori di club. Il servizio è un colpo che rispetto ad altre esecuzioni necessita di molte attenzioni e più tempo, va allenato bene e tutti i giorni”.

Fino a qualche tempo fa (per esempio quando frequentavo la scuola tennis…) al servizio venivano dedicati soltanto gli ultimi 5 minuti della lezione… Non sta lì l’errore? E’ ancora così?

“Certo che era sbagliato! Presso la nostra struttura, dove lavoro da anni insieme a mia moglie che viene dalla scuola spagnola, abbiamo cambiato del tutto metodologia, tanto che in certi periodi dell’anno, soprattutto ad inizio stagione come ottobre – novembre, dedico giornate intere a lavorare soltanto sul servizio. Mai fare gli ultimi 10 minuti, ci si dedica almeno mezz’ora”.

Quindi è finalmente cambiata anche la mentalità in merito al lavoro sulla battuta?

“Molti maestri hanno cambiato mentalità e metodi di lavoro perché si sono resi conto di come nel tennis moderno questo colpo sia fondamentale. Il problema è che si viene da troppi anni in cui davvero si lasciava il lavoro sul servizio all’ultima parte della lezione, a volte appena i 10 minuti conclusivi, ed era sbagliatissimo. Invece al servizio va dedicata almeno mezz’ora, se non una lezione intera, e molto frequentemente. Va detto poi che il programma di lavoro va bilanciato e visto in un’ottica globale, quindi si modula a seconda delle esigenze. Non bisogna mai essere rigidi, ma valutare le situazioni. Magari lavoriamo a stazioni: si fanno 40 minuti di servizi su un campo, poi ci si sposta a fare mezz’ora di volee su di un altro, e via continuando con gli altri campi e le altre situazioni tecniche, così con un’ora e mezza o due di lezione si riesce a coprire più aspetti”.

Ripensando agli italiani degli ultimi anni, pochissimi hanno avuto un servizio di livello Top, forse solo Camporese. Quindi questa lacuna “storica” deriva proprio da un approccio sbagliato al lavoro?

“Direi proprio di si, e anche perché il tennis è cambiato, e senza un buon servizio non si arriva da nessuna parte. Oggi è necessario dedicare molto tempo al servizio. E’ un po’ la stessa cosa che è accaduta con la parte atletica, fino a qualche anno fa si dedicava molto meno tempo alla parte fisica, adesso invece è basilare. Tanto che se per caso un ragazzino, che si allena più volte a settimana, ha per esempio un problema di scuola e deve saltare una lezione, allora gli facciamo fare lo stesso il lavoro atletico e non si gioca a tennis, mentre qualche tempo fa sarebbe stato l’esatto contrario. Ovvio che imparare il servizio è anche meno divertente che scambiare palle… e ai ragazzini generalmente non piace, ma è così importante che li si tiene in campo ad impararlo molto più di una volta”.

Andando ad analizzare la tecnica del colpo, quali sono gli errori più comuni che portano ad avere un servizio scadente? Quali sono le cose da non fare?

“Tanti bambini sbagliano già il lancio di palla. Insegnare ai giovanissimi a lanciare bene la palla è molto difficile, perché muovere insieme la palla e la racchetta costa loro molta fatica a livello di coordinazione. Anche il non usare i piedi in modo corretto come posizione e il non spingere con i piedi è un difetto comune. Sicuramente tanti errori derivano da un deficit generale di coordinazione che purtroppo riscontriamo sempre più frequentemente nei ragazzini. Arrivano da noi scoordinati, molto più della mia generazione che viveva di più all’aria aperta affrontando giochi più attivi fisicamente; fanno una vita troppo sedentaria già in tenera età, e questo deficit di coordinazione non aiuta affatto un gesto complesso come il servizio. Spesso ci sono problemi di impugnatura, perché il bambino tende a partire con la racchetta “a padella”, un po’ come i soci di club che imparano a servire solo per “mandarla di la”! Tendono a prendere quell’impugnatura perché è facile… mentre è sbagliatissimo. Un altro errore è mettere i piedi in maniera errata in partenza, che finisce per scoordinare tutto il resto del movimento, come quando mettono il sinistro già oltre la riga che denota anche scarsa attenzione. Il servizio è un gesto complesso, difficile per la coordinazione che necessita, e quindi molti ragazzini lo affrontano male perché non gli viene naturale, fanno fatica e tendono a evitarlo o si adattano a farlo così gli come viene, non riuscendo ancora a capire l’importanza di studiarlo e impararlo bene in proiezione futura. Quando si trova invece un ragazzino molto coordinato, è più facile che apprenda e quasi sempre lo fa in modo ottimale”.

Quindi tecnica, forza e concentrazione: sono questi gli elementi base per un buon servizio. In che percentuale influiscono sul rendimento del colpo?

“Direi per un 50% conta la tecnica, e poi dipende dal singolo giocatore, ma forse 25% la forza e il resto la concentrazione”.

La testa è resta fondamentale. Mi viene in mente un Ivanisevic (uno dei migliori servizi di sempre), che però nelle fasi tese del match spesso lo smarriva perché aveva problemi a tenere alta l’attenzione

“Certamente, è per quello che tutti i giocatori prima di battere impiegano anche 20 secondi o oltre, perché cercano di riunire tutte le energie fisiche e mentali per trovare un ottimo servizio e iniziare in condizione di vantaggio lo scambio. Senza la massima attenzione il servizio non va”.

La battuta è difficile da insegnare e da imparare, ed è un colpo molto personale. Guardando i tennisti di alto livello quasi tutti servono in modo diverso. Ci sono delle fasi del movimento “necessarie”, da ripetere o imitare nonostante le personalizzazioni?

“Quando si sta per terminare la fase del caricamento, con la racchetta dietro la spalla pronti ad avventarsi sulla palla per colpirla, il 90% dei giocatori si pone nello stesso modo in quell’attimo, lo si vede bene filmandoli. Possono aver la racchetta più o meno inclinata o aperta, ma la linearità del colpo è quella. E’ la partenza del servizio che può essere molto personale. Si può partire con la racchetta più bassa o farla scendere dopo, oppure come in Spagna dove hanno sviluppato una gestualità più corta con la racchetta che scende meno, fino al Roddick di turno che fa un gesto cortissimo. Non conta, l’importante è che questa gestualità personale non influisca in modo negativo su come si aggredisce la palla, che è il momento più importante. In quell’attimo si ha una forte inclinazione delle spalle, mano sinistra molto alta, il destro al massimo del caricamento. Poi va vista la posizione dei piedi: ci sono quelli che li uniscono partendo con gambe divaricate e quelli che li tengono pari. Si studia che la posizione con i piedi pari sia la più difficile, ritengo sia vero. E i più forti degli ultimi quindici anni hanno servito senza unire i piedi. Sampras per esempio non li muoveva, ma ci vuole moltissima coordinazione. Ai giovani tendo a far unire i piedi, ma ce ne sono alcuni che preferiscono servire senza unirli, partendo coi piedi pari, e se funziona va bene così. In generale lascio loro sempre un certo grado di personalizzazione, perché se una cosa viene naturale si riesce a sfruttare al meglio la propria abilità, fermo restando che è sempre necessaria una solida base tecnica”.

Si sente dire che quando si è fatta propria una certa tecnica esecutiva del servizio, diventa poi molto difficile cambiarla, per quanto si provi a lavorarci sopra. Mi viene in mente, al massimo livello, il nostro Filippo Volandri, che non è mai riuscito a migliorare in modo sensibile la battuta. E’ vero?

“E’ vero, ma è tutto relativo a cosa è necessario cambiare. Se ci sono grosse problematiche, è obiettivamente difficile intervenire. La questione va affrontata su tre livelli. Primo, se sono anni che si esegue quel movimento “sbagliato”, cambiarlo non è facile perché è diventato molto automatico. La seconda, se si è già ad un buon livello e si giocano tornei importanti, si entra nella fase in cui si gioca per fare la prestazione, e quindi è complicato investire un anno per lavorare su questo colpo, rischiando cattivi risultati. E il terzo, vincere o perdere fa tanta differenza, cosa che da ragazzino invece non dovrebbe importare. Il nostro grande problema è che nei primi anni di lavoro, dagli 8 ai 16 anni, bisognerebbe formarsi bene sul lato tecnico, completare il proprio sviluppo, e dopo concentrare il lavoro sulla prestazione, sulla gestione della partita, sulla parte atletica, sulla programmazione, sulla testa. Invece troppe volte ci ritroviamo con ragazzi di 18-20 anni su cui è ancora necessario lavorare sulla tecnica. Il problema è che da noi i risultati giovanili contano troppo, e per non metterli a repentaglio si rischia di non completare un lavoro tecnico che può portare a sconfitte nell’immediato. E’ la mentalità ad essere sbagliata, perché quando il materiale umano è ottimo il lavoro va fatto tutto in prospettiva, crescendo ogni aspetto del ragazzo senza dare importanza ai risultati da junior”.

C’è anche il problema dello sviluppo fisico: se si lavora per affinare la tecnica del servizio con un giovane di 14-15 anni, che sta crescendo in altezza, cambiano i punti di riferimento e tutto diventa più difficile?

“Certo, ma è un lavoro necessario da affrontare, anche se complicato. Se il ragazzo ha talento e ambizione di alto livello, è indispensabile intervenire sul servizio proprio in quel momento, a costo di mettere a repentaglio i risultati giovanili. Gli va spiegato, ma è indispensabile lavorare su questo sviluppo”.

Una curiosità: a che serve far rimbalzare la palla in terra prima di servire? Lo fanno praticamente tutti i giocatori

“Serve a prendere concentrazione, prendersi il tempo per decidere bene cosa fare, focalizzare il colpo e sparare il servizio migliore possibile. Mai affrettarsi! Qualcuno sta lì anche solo per recuperare un po’ di fiato dallo scambio precedente, ma serve soprattutto a livello di concentrazione”.

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