Spazio (all’altro) Tennis: Bosnia

di - 14 Gennaio 2014

di Daniele Sforza

Non solo superpotenze, incassi faraonici, tornei sfavillanti e popolarità alle stelle. Il tennis che ti porta in alto, si sa, parte dal basso e allora ecco la nuova rubrica di Spazio Tennis che, con un occhio ai paesi outsider del circuito, si propone di svelare quei numerosi scenari sommersi ma fortemente radicati nei “sobborghi” del tennis. Altre realtà, altre difficoltà, altri eroi… altro tennis!.

Questa settimana si vola in Europa, in Bosnia, per raccontare la storia di una delle giovani più promettenti della storia tennistica dello stato, Dea Herdzelas (classe 96’) e attualmente numero 808 del ranking mondiale.

“Il mio nome è Dea Herdzelas e vivo e mi alleno in Bosnia, precisamente a Sarejevo. Mi è sempre piaciuto giocare a calcio ma vivendo vicino a un club di tennis ho deciso di iniziare a giocare a tennis all’età di 7 anni. Nel tempo libero mi piace leggere libri e soprattutto uscire con gli amici.”

La carriera di Dea è iniziata attraverso la partecipazione a diversi tornei junior, con cui ha ottenuto il best ranking di numero 82: ”Ho smesso di giocare tornei di questo livello lo scorso gennaio e ho ottenuto, tra gli altri risultati, una finale in un grade 2, una in un grade 3 e una in un grade 4.”

Quest’anno per la tennista bosniaca è arrivato il best ranking, numero 759 nel ranking pro, con alcune vittorie prestigiose (quella con la Voracova a Podgorica per citarne una). In tutto questo la federazione è stata inesistente: ”Non mi hanno aiutato per niente, i miei genitori hanno dovuto pagare di loro conto le spese di tornei, allenamenti e tutto ciò che riguardava la mia carriera e anche l’Itf non ha fatto niente per aiutarmi…”

Potremmo pensare a questo caso come isolato ma in realtà la federazione bosniaca nonostante abbia discreti giocatori (citiamo Dzumhur, qualificatosi al primo slam stagionale) non aiuta nessuno di questi giovani tennisti.

Anche per quanto riguarda le strutture e gli allenatori, la situazione non è migliore: ”Sicuramente è meglio andare via dalla Bosnia, ci sono un paio di buoni club ma non ci sono allenatori all’altezza. Perciò se si vuole fare qualcosa di importante è meglio spostarsi e andare in un altro stato.”

Di certo la situazione della giovane tennista bosniaca nei confronti della federazione non è molto felice e per questo sarebbe indecisa anche su una possibile partecipazione alla Fed Cup (avvenuta lo scorso anno contro Ungheria e Gran Bretagna): ”Probabilmente giocherei solo per il gusto di giocare le partite ma non ne sono assolutamente sicura, anche perché non mi hanno ancora pagato per lo scorso anno…”

La bosniaca dopo aver raggiunto il suo best ranking a ottobre è stata costretta a fermarsi a causa di un infortunio e per questo si pone come obiettivo qualcosa di “facilmente” realizzabile: ”Quest’anno spero solo di non avere infortuni che mi possano tenere lontana dal campo per molto tempo. Per quanto riguarda il ranking spero di chiudere l’anno nelle top 500.”

Infine proviamo a dare una breve descrizione dello stile di gioco della bosniaca: ”Sono una giocatrice che predilige il gioco d’attacco e che ha come colpi migliori il servizio e il rovescio.”

Tutte le altre puntate qui di seguito:

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10 commenti

  1. Andrea Gabrielli

    MI permetto di suggerire Katarina Jokic (classe 1998). Giocatrice molto interessante. é in realtà serba ma gioca con passaporto Bosniaco (non so ancora per quanto). Cmq ben vengano gli articoli che parlano di paesi lontani dalle luci della ribalta del tennis

  2. Alessandro Nizegorodcew

    Jokic la conosco 🙂 L’abbiamo anche vista insieme alla Stanley Cup mi sembra.. O comunque io l’ho vista lì

  3. Rizza Raffaele

    La Jokic non c’era alla Stanley Cup… Alessandro forse ti confondi con qualche altra giocatrice

  4. Andrea Gabrielli

    No Ale. Almeno se l’hai vista a Roma non eri con me. Ma credo che non sia. Ai stata Roma. Io conosco bene lei e la famiglia. per quello so la storia del possibile cambio di bandiera avendo lei il passaporto della Repubblica Serba ( che e’ parte della Bosnia Erzegovina, sono gli ortodossi Bosniaci di etnia Serba) che non va confusa con la Serbia (che e’ un’altra cosa ed e’ la nazione di Nole, JJ ecc. ecc). Quindi lei e’ si Bosniaca ma in quanto mussulmana della Repubblica di Serbia in Bosnia puo’ decidere di giocare per la Serbia vera.

  5. Alessandro Nizegorodcew

    Chiedo venia, ogni tanto faccio confusione anche io.. Non era la Jokic ma la Jovic, che perse in semi nel 2012… Dai, ho sbagliato solo di una lettera! 🙂

  6. Andrea Gabrielli

    Esatto, stavo per dirtelo io. Nell’anno in cui ha vinto Il mio Jay Clarke in semi femminile e’ arrivata la Serba Nikolina Jovic anche lei del ’98. Piccolina di statura, tennis aggressivo da fondo. Sembra un piccolo pitbull. Conosco amche lei molto bene.

    Per riallacciarmi al discorso di prima la Jovic e’ di Banja Luka (stessa citta’ di Ljubo) che e’ un vero melting pot. Fisicamente Banja Luka e’ in Bosnia (e’ propriooltre al confine che, tra Bosnia e Serbia e’ un vero confine). Essendo di etnia Serba (e di religine Ortodossa) ha optato per la Serbia con cui e’ diventata Campionessa del mondo U14 nel 2011 in squadra con Jorovic (attuale n4 itf U18) che fino allo scorso anno si allenava a Roma da Floriano Salvoni e con la mia Tamara Tomic.

    Lijubicic invece, anche lui di Banja Luka, era di religione cattolica (e di etnia Croata) e per quello ha scelto di rappresentare la Croazia

  7. Rizza Raffaele

    @Andrea Gabrielli
    Se ci fosse un “mi piace” come in fb lo metterei sotto il tuo commento… non essendoci lo scrivo “mi piace” perché è dettagliato e con particolarità ai più sconosciute (tipo le etnie, le scelte etc etc).

  8. Andrea Gabrielli

    diciamo che ho studiato parecchio . Sono spesso in Serbia per lavoro. All’inizio la situazione politico-etnico-sociale-eligiosa è molto incasinata. La fortuna è che sono una persona molto curiosa e che, soprattutto, il padre di un mio giocatore è professore di storia e filosofia……la sera mi piace ascoltarlo mentre mi spiega l’ingarbugliata storia dei Balcani davanti ad un bicchierino di Rakja

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