Diario di Bordo dal Lemon Bowl (2)

di - 4 Gennaio 2014


(Jacopo Bilardo)

da Roma, Marta Polidori

Quando la sveglia suona io sto ancora fluttuando nella mia fase REM, sognando di giocare un pochino a tennis anche io dopo tutto questo tempo.

Questo spirito misto di allegria e competizione mi contagia sempre.

Appena apro gli occhi scopro che sta piovendo, il che è un problema.

Spero in bene che non faccia scherzi anche questa giornata.

Per fortuna il tempo migliora e adesso splende il sole, anche se con qualche nuvoletta ad incorniciarlo.

Oggi ho visto e sentito tante cose, tutte degne di essere riportate nel mio fedele diario di bordo.

Il livello si alza giorno dopo giorno.

Il primo giocatore che vedo è Jacopo Bilardo. A dire il vero lo avevo visto giocare anche ieri, ma oggi sono rimasta assolutamente scioccata!

Ha una tecnica stupenda, un bel diritto, un buon rovescio e il tempo giusto sulla palla. Molto buono considerata l’età (compete nell’under 10, quindi…) e anche molto intelligente, perché è uno dei pochi che costruisce il punto e possiede un istinto tattico invidiabile, sa sempre cosa deve fare ed in un modo o in un altro ti frega. Buone anche le rotazioni, altra cosa notevole, se proprio gli devo trovare un difetto direi che nel servizio spezza troppo il movimento, ma quello si aggiusterà.

Bilardo ha giocato stamattina alle 09:00 contro Steve Stracquadaini.

Aggiungo: se c’è una cosa che non mi piace affatto vedere sono le persone scorrette. La gente è convinta di sopperire alla mancanza di qualcosa con la furbizia, ma vedere qualcuno di “politically correct” che non esulta sull’errore gratuito dell’avversario e chiede scusa se prende un nastro mi riempie il cuore di gioia. Mi ha sempre dato parecchio fastidio anche quando giocavo io.

Terminata la partita mi sposto sul campo a fianco, dove giocano Daniele Minighini e Gianluca Cadenasso, sempre under 10.

Ragazzi, Meneghini (nella foto a sinistra) è un altro fantastico. Composto, preciso nella tecnica e porca miseria che rotazioni spettacolari! Possiede anche una discreta visione di gioco, ma la cosa che mi fa più impressione è la fluidità di quel suo polso, con cui fa topspin e backspin con grande naturalezza.

Cadenasso è anche lui ad un buon livello. Una visione di gioco non male e soprattutto una gran sensibilità, con cui fa delle smorzate che rimbalzano quasi tutte tre volte nella metà campo.

Minighini è accompagnato dal padre-allenatore, a cui decido di fare due domande da integrare nell’articolo.

Senza riportarvele come fossero una lista della spesa, Cristiano Minighini (il padre) è allenatore allo Sporting club di Roma. È la seconda volta che vengono al Lemon Bowl.

Chiedo al Minighini grande quali pensa siano le qualità ed eventualmente i difetti del figlio e mi viene risposto: “Secondo me a tennis gioca molto bene, sa fare tutto e varia molto. Solo a volte si impigrisce e distrae facilmente, per questo deve sempre essere stimolato”, tutto ciò mentre ammiro le rotazioni fantastiche di questo bambino di soli nove anni, il che mi fa sembrare naturale chiedere al padre se siano merito suo. Cristiano risponde “In realtà io gioco poco con mio figlio, solo qualche palla il fine settimana. Mio figlio è un istintivo, la tecnica può essere dovuta al fatto che in estate gioca molto spesso a racchettoni”.

“Per ora Daniele gioca quattro volte a settimana, un’ora di atletica e due di tennis, e ha cominciato a giocare quando aveva cinque anni; al momento si diverte a fare tornei, vedremo più avanti…”.

Intanto sul punto decisivo del 5-2 prende un nastro e una riga, Cadenasso ha un attimo di crisi e scoppia a piangere, ma poi si riprende. Minighini supera il primo e il secondo turno della giornata.

Mi faccio una bella chiacchierata con Giovanni Bianchi prima di andare a pranzo, guardando giocare Samuele Pieri 3.5 e Jacopo Denitto 4.2.

Giuro, ma a me Denitto, al di là del gioco, ricorda Frankie Hi Nrg. E comunque gioca un po’ troppo piatto e spesso non controlla la palla partendo dal basso e andando verso l’alto, però nel complesso non è un brutto giocatore e possiede delle belle accelerazioni.

Fino ad ora mi sono vista anche Simone Sorbino 4.1 e Ivan La Cava 4.4.

La Cava ha fatto un pastrocchio. Era nervoso, non è riuscito a vincere contro se stesso prima che con l’avversario, si è lasciato mangiare dal suo stesso panico. Peccato, perché i colpi li ha assolutamente, anche delle belle idee, di conseguenza la partita è andata a Sorbino per 6-3 6-4.

Passando alle cose serie: le femmine! Perché si sa che siamo decisamente avanti rispetto agli uomini…

Non ho tinto di rosa nemmeno una parola fino ad ora perché i nastrini sventolavano in un altro circolo, da me giocavano praticamente solo maschi.

Non ho visto tanto, ma abbastanza da sapere che una delle forti è senza dubbio Helene Pellicano. E’ una piccola macchina da guerra, molto solida, composta, non sbaglia un colpo, un po’ insipida in effetti per i miei gusti… Ho preferito la sua avversaria, anche se nettamente inferiore come intensità di gioco (infatti non c’è stata partita), perché Alessia Eberini non muove un passo, correre non rientra nel suo concetto di tennis, ma quei game che ha portato via alla piccola Helene sono per me indice di talento. La Pellicano è decisamente più professionista, mentre la Eberini fa ciò che si può definire come turismo a confronto. Ed è proprio per questo che mi fa impressione.

Immaginatevi di andare in guerra con arco e frecce contro un nemico coi missili: se riuscite a seccargli due o tre uomini siete stati dei grandi! E la stessa cosa ha fatto Alessia, quindi significa che se un giorno decidesse di correre avrebbe buone opportunità di diventare forte per quanto mi riguarda.

In ogni caso si allena con Lorenzo Manfredi e Giulia Gabba al CT Albinea di Reggio Emilia. L’anno scorso ha fatto e superato le qualificazioni e ha perso al primo turno di tabellone da quella che poi si sarebbe rivelata come vincitrice del torneo. E in tutto questo, mentre noi parliamo, riflettiamo e speriamo in lei, Alessia cura di diventare un medico legale o qualcosa del genere (detto da sua madre).

Beatrice Ricci 4.3 e Agnese Ceccarelli 4.1 sono entrambe valide, ma in modo diverso. La Ricci è un maschiaccio, come costumi e come gioco, scende a rete e ha un ottimo gioco di volo. Forse una delle poche femmine che di istinto giocano a tutto campo e questo io lo adoro. Mentre la Ceccarelli è ben impostata, composta e ordinata come la Pellicano anche se con un po’ più di rock nelle vene. Belle accelerazioni e molto più fisica (anche perché ci vorrebbero due Helene per fare una Agnese).

E qui termino. È con estrema tristezza che vi rimando al diario di domani.

Aneddoto del giorno: ho fatto giocare un bambino, avrà avuto tre anni, che non sbagliava un colpo e se sbagliava si scusava dicendo di averlo fatto apposta.

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