Buona la prima, mister Fritz!

di - 13 Gennaio 2016

Taylor Fritz

di Salvatore Greco

Il cemento australiano, dopo quello americano, consacra a livello internazionale l’astro nascente di Taylor Fritz, che con la conquista del Challenger di Happy Valley, porta a tre i titoli di questa categoria ottenuti nella sua ancora breve carriera e vince il suo primo torneo di questo livello fuori dall’egida USTA, per quel che vale. Dopo quanto di buono visto nello scorso autunno, peraltro coronamento di una stagione partita sotto luci soffuse ma con segnali di grandissima qualità, una settimana di questo livello da parte del classe ’97 di San Diego di per sé non stupisce, può invece favorevolmente impressionare lo stato di forma con cui un ragazzo così giovane si presenta al rientro alle competizioni dopo l’off season.

In una settimana che non ha lesinato i buoni risultati tra i più giovani, a partire dalla finale raggiunta da Coric a Chennai e dal secondo turno di Chung a Brisbane, entrambi fermati da due già vincitori slam come Wawrinka e Cilic, il successo di Fritz è un racconto di solidità più che di exploit ed è quello che più convince sulla qualità di questo  giovane. Si può dire con una certa tranquillità che, a Happy Valley, Fritz non ha sbagliato praticamente nulla completando nella finale contro l’israeliano Dudi Sela, quella che è stata quasi – per dirla con un’espressione cara al mondo del baseball – una settimana perfetta. Il “quasi” è d’obbligo non fosse altro per l’unico set perso da Fritz, parziale ceduto nel suo match di secondo turno contro il connazionale di origini armene Alexander Sarkissian, dopo 12 game serratissimi ed un tie-break perso con il punteggio curioso di 7 punti a 0.

Al di là di quello che resta solo un episodio, il primo torneo del 2016 di Fritz ci conferma le impressioni tecniche già maturate in precedenza: il giovane americano possiede un servizio eccellente che non solo gli regala preziosissimi punti diretti (sono 41 gli ace scagliati durante i cinque match giocati a Happy Valley di cui 10 solo nella finale contro il malcapitato Sela), ma gli permette di tessere trame di gioco aggressive ed efficaci. I numeri del fortunato torneo australiano in questo ci sono utilissimi: la scorsa settimana Fritz ha giocato 53 turni di servizio con una media di resa con la prima del 55,5%, valore certamente importante anche se non di livello assoluto; molto più significativa è la percentuale di punti conquistati una volta messa la prima in campo, un valore medio che si attesta quasi al 77%; in sostanza quando Fritz ha giocato la prima di servizio ha conquistato il punto tre volte su quattro. L’altro ottimo colpo dell’americano è il diritto e la combinazione servizio-dritto di Fritz assume sempre più efficacia, tale da fare crescere la schiera di ammiratori che ne parla come di un giovane Sampras, a maggior ragione dopo le parole di elogio che lo stesso Pistol Pete ha speso nei confronti del suo giovane epigone. Altrettanto importanti i numeri di Fritz in situazioni di pressione come le palle break, che nei due challenger vinti quest’autunno ha dimostrato di sapere ampiamente fronteggiare. Non molto diversa la situazione in questo gennaio australiano con 9 palle break concesse durante tutto il torneo (4 in finale) di cui solo 3 trasformate in (effimeri) break dagli avversari.

La solidità mentale e di colpi che il giovane yankee è in grado di mostrare soprattutto da qualche mese a questa parte sono punti di forza inestimabili specie se si fa riferimento al fatto che Fritz è pur sempre un classe ’97, annata che ha prodotto altri indiscussi talenti ma che peccano un po’ su questo fronte come Rublev e Zverev. Adesso l’appuntamento di Fritz è con il torneo di qualificazioni all’Australian Open (mentre scriviamo, ha già convintamente superato il primo turno contro il giapponese Moriya con il punteggio di 6-3 6-1) dopo aver perso per un soffio la possibilità di esordire a Melbourne con la wild card destinata a un tennista americano, andata al newyorkese Noah Rubin alla fine della tradizionale race organizzata dalla USTA. Poco male per Fritz che sembra particolarmente a suo agio in un percorso di crescita graduale fatto di consapevolezza conquistata più che di funambolici exploit e battesimi di fuoco; con questa consapevolezza e la solidità che si porta dietro è certo che, comunque vada a finire, Fritz a Melbourne si farà valere.

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