Ma allora il gioco d’attacco non è “morto”?

di - 1 Marzo 2014

di Marco Mazzoni

Chi ha avuto la fortuna e il piacere di assistere al bel match tra Djokovic e Federer a Dubai ha visito in un paio d’ore qualcosa di particolare, ben diverso da quel che mediamente il tour maschile di alto livello offre. Non solo una grande reazione e rimonta del “Re”, tornato veloce e sicuro a dominare il campo con classe, portando a casa un successo quasi insperato contro Nole, ma molto di più.

Si è visito un bel contrasto di stile, come non accadeva da tempo al massimo livello. Una differenza netta tra il gioco in progressione del serbo e un tennis non proprio serve and volley ma decisamente offensivo dello svizzero, che finalmente è riuscito ad applicare “il verbo” di Edberg liberandosi della zavorra di troppe insicurezze e ritrosie accumulate in un paio di lustri di vittorie ottenute con meraviglie da fondo campo e poco attacco “classico”; un gioco immenso, quasi divino, ma troppo complesso e difficile da poter esser riprodotto con continuità a quasi 33 anni contro avversari più giovani e potenti; avversari che con vigore riescono a disarmare Roger a furia di scambi arrotati e durissimi.

Il fatto più interessante del match non è il risultato, ma l’aver visto un Federer ottimale dal punto di vista tattico ed agonistico. Il Roger di oggi credo sia stato in grado di dare quasi il meglio di quello che a 33 anni possa umanamente produrre in campo. Dopo aver ceduto il primo set con sprazzi di classe ma ancora troppa reticenza all’attacco, ha finalmente liberato il suo braccio nel game plan ideale non “a vincere” ma a provare a vincere. Incaponirsi nel volersela giocare sul braccio di ferro in corsa non ha davvero più senso. Qualcosa si era visto a Melbourne contro Murray, ma solo in parte, e contro un avversario non al meglio. Oggi contro Djokovic negli ultimi due set ha finalmente mostrato un campionario quasi perfetto di come provare a far esplodere la sua magia in un piano tattico ideale a disinnescare le armi del serbo, ossia del più forte giocatore al mondo sul cemeto, il migliore in progressione e in spinta.

Ecco i segreti dell’ardita architettura tennistica costruita da Roger, così effficace da aver sconfitto un Djokovic non deluxe ma per niente dimesso. Intanto il servizio, conditio sine qua non per stare in partita. Federer ha non solo servito bene come percentuali, ma ha variato di brutto angoli, velocità e spin, il tutto per applicare il primo comandamento della “Bibbia secondo Edberg”: non dare ritmo, non dare punti di riferimento. Quando Nole prende ritmo, come molti altri top players, diventa incontenibile, ti acchiappa in progressione, ti avvolge come un boa constrictor e ti stritola sportivamente… Roger ha evitato questo anche alla risposta, alternando colpi quasi a chiudere d’incontro a slice stretti, palle più alte e lunghe a rubare campo, addirittura inserendo qualche chip and charge davvero edberghiani. E pazienza se a volte le aggressioni sono state velleitarie o perdenti, alla lunga hanno dato il loro effetto perché Djoko si è innervosito perdendo i punti di riferimento, non abituato a vedersi cambiare di continuo le carte in tavola. Ha perso feeling con la spinta perché Roger gli ha tolto ritmo, con palle ed angoli continuamente diversi. Roger c’ha davvero provato, ha anche sbagliato ed in alcuni momenti esagerato, ma non si è disunito, ha perseverato ed ha vinto. Dal fondo è stato continuo anche col rovescio, dimostrando una condizione fisica notevole, forse la migliore da un paio d’anni a questa parte. Veloce e reattivo nei cambi di direzione, ha regalato magie in controbalzo, con alcuni rovesci lungolinea da cineteca in alcuni momenti chiave del match. Ha retto quando messo in difesa, ma soprattutto ha avuto la lucidità di finirci il meno possibile cambiando subito ritmo, tagliando il campo e …scendendo a rete! Tagli in back, attacchi in lungolinea di dritto quasi di controbalzo.

Un campionato completo di un gioco d’attacco moderno a tratti esaltante per chi ama il tennis classico, lontano dalle mazzate attuali che dominano il tour. Insomma un gioco da lustrarsi gli occhi, e ripeto più che il risultato positivo per Roger mi ha molto intrigato la dimostrazione che con questo tennis si possa vincere ancora. Anche contro il giocatore più tosto al mondo sul duro. Tifosi di Federer occhio, un’ultima avvertenza: Djokovic potrà crescere negli Slam e più avanti in stagione. E soprattutto Roger sarà in grado di tenere questi ritmi tre set su cinque? Giocare con questo spirito e per almeno tre ore sarà l’ultima grande sfida per Fededer, se vuol ancora sognare di portare a casa un Major.

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