Federer e Sampras han genitori invisibili: un caso?

di - 14 Marzo 2015

Sampras e la sua famiglia

di Sara Montanelli

In questo ultimo periodo, un tema molto discusso presenzia nel mondo dello sport e, di riflesso, anche in quello del tennis. Questo argomento divide il mondo di maestri, giornalisti e psicologi sportivi in due: chi si schiera dalla parte del genitore presente come ruolo fondamentale per lo sviluppo e la crescita del ragazzino. Come afferma l’ex tennista Fabio Colangelo (Best Ranking 415 Atp in singolo e 154 in doppio), ora giornalista per Spazio Tennis e Tennis Italiano e coach, “il genitore in giovane età è sicuramente fondamentale per il ragazzino, è un punto di riferimento importantissimo. E a me maestro piace vedere se il genitore è appassionato e ci tiene”.

Il tennis, infatti, soprattutto in fase dilettantistica, dovrebbe essere considerato come uno sport che fa divertire i più piccoli, dal momento che che è stato verificato che troppe pressioni, soprattutto premature, da parte delle figure genitoriali portano spesso a conseguenze negative.

Ma c’è una seconda categoria che analizza questo tema, ed è quella del genitore che dovrebbe limitarsi a svolgere il proprio lavoro senza prevaricare il ruolo del maestro.

Nella storia del tennis, infatti, tanti sono i casi dei genitori che hanno determinato il successo dei figli, mentre altri li hanno condotti verso strada dell’insuccesso.

Ricordiamo i casi più pacati, partendo da quello creato dal rapporto tra papà Williams e le due sorelle più famose del tennis femminile, fino ad arrivare ai casi più estremi, come quello avvenuto qualche mese fa che vede in primo piano Andrada Ioana Surdeanu, classe 1998 e 156 della classifica junior, che durante un torneo ITF a Kiryat Shmona, Tunisia, dopo una sconfitta in due set, è stata picchiata dal padre-allenatore che le ha fratturato il naso.

Come racconta, infatti, Enrico Sellan, direttore sportivo del circolo romano R70, “a livello femminile sono molto più presenti i genitori rispetto a quello maschile. In effetti, nel circuito Wta, è molto facile incontrare, anche a livello altissimo, giocatrici che girano con coach e genitore; fino, purtroppo, ai casi di Capriati, Pierce, Bartoli, ecc.. che ci fanno quasi rabbrividire”.

Ma, a quanto pare, il sesso femminile non è il solo coinvolto in queste vicende, come racconta Andre Agassi, ex numero 1 del mondo, nel suo libro “Open. La mia storia”. In queste pagine, l’ex campione americano, sottolinea le difficoltà riscontrate con un padre troppo severo e ossessivo, uno sport a cui ha additato un sentimento d’odio e una relazione tormentata con il “drago”, la macchina sparapalle che tuttora continua a tormentarlo. Le due figure di riferimento, genitori e allenatore, dovrebbero infatti lavorare in sinergia, verso il raggiungimento di obiettivi che siano edificanti per entrambi e per il ragazzino e che riguardano l’educazione, la sportività, il divertimento e la serenità.

Concludo questa dicotomia con una domanda retorica posta dal collega Riccardo Bisti, di Tennisbest e Tennis Magazine, in un’intervista concessa a Tennis.it: “I due tennisti più titolati di sempre, Federer e Sampras, hanno due genitori quasi invisibili. E’ solo un caso?”

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11 commenti

  1. Henry

    L’articolo part da una premessa di sillogismo completamente errata, per cui le conclusioni che ne discendono sono necessariamente errrate. Siccome Federer e Sampras non avevano genitori particolarmente presenti allora vuol dire che questi sono nocivi allo sviluppo di un tennista. Ma si tratta di talenti naturali in cui probabilmente i fattori esterni hanno un importanza minore che in altri casi. Federer è stato per anni senza coach. questo vuol dire che i coach sono controproducenti ? Federer ha la moglie meno carina di tutti i top player, questo vuol dire che avere la moglie brutta aiuta ad essere forte ?
    E’ vero che esisono casi di genitori patologici, ma l’80% dei giocatori under forti a livello mondiale ha genitori appassionati e presenti. Allora, accanto ai migliori maestri competenti ed appassionati, dovrebbero essere sottolineati i limiti di maestri frustrati dal non essere riusciti a diventare forti ed impreparati a gestire dal punti divista tecnico e pedagogico i rapport con i giovani allievi. per superficialità ed arroganza, uno dei peggiori pezzi comparsi su Spazio Tennis negli ultimi anni !

  2. Frank

    Caro Henry, dall’accanimento che hai dimostrato nel tuo giudizio sembra quasi che tu appartenga o alla categoria dei genitori che hanno portato il figlio o la figlia all’esasperazione nel tennis o addirittura che tu abbia qualcosa di personale nei confronti dell’autrice. A prescindere dalle soggettive chiavi di lettura che possono emergere da questo pezzo e che possono essere più’ o meno condivisibili, certi giudizi mi sono sembrati proprio gratuiti ed offensivi.

  3. Un figlio ha un legame di sangue con il genitore. Ed è il legame più forte che esista in natura. Che siano i genitori presenti o non presenti nella vita, nelle scelte e nella carriera di un figlio a mio avviso è un falso problema. Che sia assenza o presenza, l”influenza, in un modo o nell’altro, è per il figlio sempre comunque imprescindibile. I genitori per i figli rimangono visibilissimi anche quando sono invisibili.
    Diversa questione è se e come il coinvolgimento dei genitori nell’attività sportiva possa essere funzionale o meno nella carriera di un figlio.

  4. Roberto Santini

    Effettivamente le due scuole di pensiero riportate nell’articolo sono sotto gli occhi di tutti gli addetti ai lavori. Se si parla con 100 maestri, almeno 98 di loro sosterranno che buona parte dei genitori sono troppo invasivi. Dopo tutto però… siamo noi che tiriamo fuori la “grana” e ci sentiamo in diritto di voler dire la nostra, obbiettando a volte anche sull’operato del maestro. Ed è da qui che nascono le continue migrazioni verso altri circoli, altri maestri, sempre alla ricerca di un qualcosa che magari e purtroppo non è nelle “corde” dei nostri figli. Caro Henry ho paura che Frank abbia ragione, perché dai motivo di credere che il tuo accanimento verso l’autore dell’articolo vada oltre la critica… anche perché a differenza tua, l’autore non è stato “Sentenzialista” ma… ha posto l’articolo quasi come una sorta di domanda.

  5. Sergio Pastena

    Beh, i genitori di Federer e Sampras sono stati invisibili per le telecamere, non è detto che non abbiano sostenuto, consigliato e incoraggiato i figli. Il compito di un genitore è quello ed è fondamentale per la formazione di un tennista. A patto che i piedi di un genitore, salvo che non abbia competenze specifiche e non improvvisate, si fermino dieci centimetri prima del campo.

  6. bogar67

    @Sergio Pastena
    Io me faccio una questione di costi.
    Per diventare forti devi lavorare tanto fin da piccoli e soprattutto personalizzare il lavoro. Un maestro discreto si prende per personalizzare a modo suo se ne è capace 25 euro ora più a volte il campo. Aggiungiamo poi la diaria e le spese per i tornei. Un genitore costa solo il campo per cui io almeno per la metá del lavoro settimanale e per la maggioranza dei tornei voglio essere accanto a mia figlia ma non perchè la reputo la scelta migliore ma per necessitá.

  7. Roby

    Tutto si rimescola poi quando i maestri diventano genitori di figli tennisti… a quel punto si ritrovano dall’altra parte della barriera e cambiano giudizio su tutto quello che avevano criticato 🙂

  8. Fab

    “Ognuno col suo mestiere!!”

    E infatti il mestiere di tennis coach e di genitore sono molto differenti!!

    Il primo prepara tecnicamente e agonisticamente a uno sport specifico, il secondo prepara e forma il proprio figlio alla vita!! Ben diverso!!

    Io anche se fossi un maestro di tennis preparatissimo non farei mai e poi mai da tennis coach a mio figlio/a perchè il il conflitto emotivo d’interessi sarebbe fin troppo evidente!!

    Saluti.

    Fab

    PS e comunque Serena Williams ha detto che la sua carriera è stata un grande successo anche grazie a vari coach e non grazie solo a suo padre!!

  9. Henry

    Cari Frank e Roberto Santini, non sono interessato alla polemica per cui lascio sempre passare un pò di tempo dai post che vogliono provocare. Non potreste essere più fuori strada. Non conosco l’autrice dell’articolo, ho solo sottolineato l’errore nel sillogismo. Se la premessa è sbagliata la conclusione non può che essere sbagliata (rivedetevi le regole del sillogismo aristotelico). La ragione per cui ho criticato il pezzo si basa sulla presenza di due elementi per cui apprezzo Spazio tennis, la mancanza di superficialità (ci sono già I social network per questo, in cui spesso le opinioni prevalgono sui fatti) e la mancanza di arroganza (e mi sembra che il titolo e le conclusioni lo siano, quanto quella che gli allievi ideali sarebbero i figli orfani), che è la ragione per cui da qualche tempo ascolto in TV quasi solo i commenti del direttore di questo sito e tolgo l’audio nella maggior parte delle altre partite anche con telecronisti di grande fama, perchè il rispetto dei giocatori anche se in quell momento stanno perdendo è una premessa essenziale per una telecronaca equilibrata (scusate ma inevitabilmente mi pongo sempre dalla parte del giocatore, conoscendo le difficoltà infinite delle varie fasi di questo sport che molti spesso dimenticano per dare giudizi distruttivi dal divano di casa). Un saluto da Miami.

  10. Henry

    PS ovviamente nel post era la mancanza di due elementi per ci apprezzo Spazio tennis, la mancanza di superficialità ed arroganza, insomma mi sono un pò incartato con le parole 😉 🙂 !

  11. addiruttura

    …e nelle scuole 5 stelle si lasciano ancora i genitori fuori dal “pallone”. come i cani, gli ebrei e i comunisti (disGrazia docet). firmato un maestro qualunque

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