Il punto del lunedì: Roma, il giorno dopo

di - 18 Maggio 2015

Fognini campo Pietrangeli 2015

Alessandro Mastroluca

Questioni di forma e di sostanza, di apparenza e di stile, di sport e di marketing. Gli Internazionali d’Italia restano occasione sociale e mondana, tanto quanto se non di più che evento sportivo tra i più importanti del panorama nazionale insieme al Giro. E nell’equilibrio variabile, nell’incrocio sfumato e smerigliato tra le esigenze del tennis e gli imperativi del business si è giocata e decisa tutta la settimana al Foro Italico.

Le buche. Quant’è bella Roma tra il Centrale e le statue, con l’Olimpico sullo sfondo e la Players Lounge nell’antica Casa delle armi. Ma la confezione, il packaging, non dovrebbe servire a mascherare, a oscurare le buche sui campi. E la pioggia, che pure ha condizionato e ritardato la preparazione del Grandstand e soprattutto del Centrale, non può bastare a giustificare le lamentele dei primi giocatori del mondo, da Federer a Djokovic a Maria Sharapova, che ha pure sottolineato come questi inconvenienti non siano certo cominciati quest’anno. Portare il torneo a Fiumicino, come è stato ipotizzato anche da Binaghi in chiave Roma 2024, potrebbe solo spostare il problema.

Quantità vs qualità. La location e il pubblico numeroso, che riempie Centrale e Pietrangeli più di quanto, per esempio, si sia visto alla Caja Magica e Istanbul, è da sempre uno dei principali atout del torneo. Certo, non è secondario il vantaggio di avere un impianto nel cuore di Roma (in Turchia, per esempio, l’impianto dove Federer ha conquistato l’85mo titolo in carriera, era distante due ore dalla capitale). Ma cosa c’è dentro questa folla così numerosa e così entusiasta? Ci sono ragazzi che vedono passare Nastassja Burnett e cercano di fermarla per un autografo con insistenti “Please, please…”, o appassionati dell’ultima ora che vedono allenarsi la Kerber e la scambiano per John Isner.

Nadal, Djokovic, Federer. La settimana del Masters 1000 di Roma dice che Djokovic quest’anno nei grandi tornei (Slam e Masters 1000) non perde mai, dice che Federer non è numero 1 ma resta il più amato d’Italia e non solo. Dice soprattutto che Nadal arriva al Roland Garros senza aver vinto nemmeno un titolo sulla terra rossa europea e a Parigi sarà testa di serie numero 7 (se rientra Raonic, altrimenti 6). Basta a toglierlo dalla posizione di favorito numero 1? Forse che sì, forse che no. In fondo, si gioca tre set su cinque e al quinto Nadal ha perso solo 5 volte in carriera.

Sharapova, Serena e le altre. Il WTA romano ha lasciato qualche spunto in più. Sharapova che torna numero 2, Suarez Navarro che diventa numero 8, batte tre top-10 nella stessa settimana, vince la prima partita contro una top2 e per un set e mezzo mette Masha in crisi in finale, il walkover di Serena Williams (non sarebbe il primo ritiro “diplomatico” per affaticamento in vista del Roland Garros). Si sono viste per la prima volta tre qualificate nei quarti di un Premier e si è scoperta una possibile nuova stella del futuro prossimo, Daria Gavrilova.

L’Italia. Ha detto che la situazione italiana, dietro i big che ancora tirano, dietro Fognini che ha esaltato il Pietrangeli contro Dimitrov e Berdych, che ha chiesto di giocare lì per la spinta del pubblico, la situazione è in chiaroscuro. Al maschile, Donati è già pronto per il salto di qualità, vedi i tre ace di fila e le risposte senza paura a Berdych, e dietro ci sono Napolitano, Caruso, che ha fatto impazzire Coric in quali, Quinzi, che deve ancora lavorare molto su dritto e servizio, ci sono comunque speranze e possibilità. Al femminile, con la pressione che ha schiacciato Sara Errani, con Francesca Schiavone che si trascina sempre più stancamente, con Flavia Pennetta che fa giocare sempre meglio le avversarie e Camila Giorgi che va sempre tanto, troppo di fretta, è il momento di riflettere. Perché se nelle prequalificazioni la wild card stava per andare a una svizzera, cresciuta a Como, che gioca la serie A2 alla Ferratella, i segnali non sono certo esaltanti.

Nouvelle vague. E’ anche una settimana di best ranking, non solo per Gavrilova e Suarez Navarro. Goffin è salito al numero 18, ed è diventato il giocatore belga con la miglior classifica di sempre. E fuori da Roma, Kokkinakis e Zverev hanno vinto i challenger di Bordeaux, che ha giocato perché non è riuscito ad arrivare a Roma da Madrid per l’incendio a Fiumicino, e Heilbronn. Così sono arrivati al numero 84 e 85 del ranking. La nouvelle vague sta prendendo il volo.

 

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