Il tennista che visse tre volte

di - 7 Aprile 2013

di Sergio Pastena

La settimana scorsa parlavamo di Stefano Galvani, il tennista che visse due volte: nel suo caso la carriera è stata spezzata da infortuni e incidenti, uno gravissimo a un occhio, e nonostante ciò è andato avanti a lungo e bene. Stanotte abbiamo potuto ammirare un altro tennista dalla doppia vita, Daniele Bracciali, splendida meteora del singolare reinventatasi doppista di lusso e di lungo corso.

Già, ma noi abbiamo anche un tennista che è vissuto tre volte, e per chi non avesse già capito di chi si parla specifichiamo il nome: Alessio Di Mauro.

L’atleta siracusano visse tre volte non per via di infortuni, come Galvani, né per via di un carattere a volte esplosivo come Bracciali. Diverse furono le sue disavventure, alcune ai limiti dell’inconcepibile.

Non è il primo elogio che facciamo di Di Mauro e mai ci stancheremo di farne: ripercorrere tutta la sua carriera è arduo, il riassunto lo potete trovare in questo vecchio articolo. Accontentiamoci di parlare di due snodi fondamentali della sua carriera con un elemento in comune: entrambi sono avvenuti oltre i trent’anni, età nella quale alcuni tennisti hanno già appeso la racchetta al chiodo o stanno per appenderla.

Primo bivio, anno 2007: il migliore per Alessio. Gioca gli Slam, è nei Top 100, a febbraio centra il proprio capolavoro arrivando in finale al torneo Atp di Buenos Aires e cedendo solamente a Juan Monaco. Il ranking recita numero 68. Impensabile, secondo molti.

Alla fine dell’anno arriva la mazzata. L’Atp decide che è arrivato il momento di fare pulizia: bisogna fermare la piaga scommesse nel tennis, contrastare il fenomeno delle partite truccate, eliminare ogni possibilità di imbroglio e bla bla bla. Quindi pensano bene di prendere Di Mauro, reo di aver scommesso qualche decina di euro su partite non sue per pura ingenuità, al punto di utilizzare la propria carta, e di dargli sei mesi di squalifica.

Stop. Pensateci bene. Più o meno è come arrestare uno che ha comprato un pacchetto di sigarette di contrabbando, dargli due anni di galera e sperare così di aver sconfitto il traffico di sigarette. Alessio torna nel circuito il 12 agosto 2008, tre giorni dopo aver compiuto 31 anni, e in molti si chiedono se davvero possa pensare seriamente di ricominciare.

No, non è per niente facile, specie per un atleta tutto sudore e corsa che madre natura non ha dotato né di braccio d’artista né di braccio da minatore. Eppure riparte, Alessio, e ci mette tempo: arriva al 2010 con una classifica da Futures e proprio quelli si mette a giocare, portandone a casa tre e rientrando nel giro dei Challenger nel 2011, con due finali perse a Casablanca e Monza.

E lì scriviamo il suo elogio.

Secondo bivio, anno 2012. L’età è quella che è, e quando vai per i 35 è ragionevole pensare ad altro: la vita di un uomo ha le sue priorità e a settembre dell’anno scorso Di Mauro si sposa. Intanto non lascia il circuito ma la classifica, come l’età, è quella che è e ci si prepara a dare l’addio a un giocatore dalla carriera da applaudire soltanto.

Già, perché la cosa sembra inevitabile: provate a mettervi per un attimo nei suoi panni e capirete perché. Immaginate di avere 35 anni, di esservi appena sposato e di avere un possibile futuro da coach. Siete stato Top 70, tutti vi riconoscono carattere, abnegazione e capacità tattiche che vi hanno permesso di ribaltare più volte partite che sembravano segnate. Tutti vi stimano, avete una grandissima esperienza. Chi non si metterebbe a fare il coach invece di continuare a sgobbare nel circuito mettendosi addirittura a giocare le qualificazioni dei Challenger?

Già, chi lo farebbe mai? Probabilmente uno solo: Alessio Di Mauro.

Il siciliano la scorsa settimana ha vinto il Challenger messicano di San Luis Potosi partendo dalle qualificazioni e vincendo gli ultimi due match in rimonta contro i giovanissimi Sandgren e Kosakowski, che per l’occasione han fatto la figura di due commercialisti cinquantenni. Questa settimana, prima di cedere a Sugita probabilmente anche per un’umanissima stanchezza, a Leon ha fatto fuori la testa di serie Antonio Veic.

Match vinti di fila: nove. Posizioni guadagnate in classifica: centoquaranta. Numero di vite agonistiche: tre. Applausi che merita: infiniti.

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