Impressioni da Melbourne (3)

di - 22 Gennaio 2015

serena zvonareva

di Alessandro Mastroluca

Vika da corsa. Azarenka c’è e abbaglia Wozniacki. No, non c’entra il giallo fosforescente del vestito. Vika ha giocato un match old-style contro una Wozniacki impotente, a metà tra il punch-ball e lo sparring partner, per citare il paragone pittoresco ma non certo sbagliato di Nicolò Trigari che commentava il match per Eurosport. La bielorussa, fuori dalle teste di serie in uno Slam per la prima volta dal 2007, ha sempre colpito in anticipo, ha costretto Wozniacki a una difesa passiva e non al contrattacco che ha segnato la svolta del 2014. Ha risposto profondo e sulla riga, e alla danese non restava che alzare e accorciare le traiettorie. Ma Caro una colpa ce l’ha, perché anche nelle occasioni in cui è riuscita a mettere i piedi in campo e a entrare nello scambio, non è mai stata in grado di far muovere Azarenka, che pure rientra dopo un lungo infortunio e può avere lo spirito ma non ancora la reattività dei giorni migliori. E si è troppo spesso intestardita nella ricerca di un contropiede largamente inefficace.

Serena rischia un po’. Vera Zvonareva ha perso i cerotti, ma non il vizio. La partita contro Serena Williams non è stata certo brillante. Come scrive l’amico Michele Galoppini, la Williams ed il suo outfit che fa invidia al George Michael anni ’80 di “Wake me up before you go-go” sembravano pensare a tutto tranne che al secondo turno dello Slam di Melbourne, prima del risveglio nel momento utile, mentre la Zvonareva, per una volta senza cerotti ma apparsa fisicamente molto meno prestante, nonostante gli apprezzabili tentativi non è riuscita a sfruttare tante opportunità concessele. Una partenza lentissima di Serena, una delle tante a cui siamo ormai abituati, ha dato modo ad una discreta Zvonareva di avanzare nel punteggio e porsi addirittura nella situazione di giocarsi tre set point sul 5-3; ma da quel momento, la russa è scomparsa soprattutto mentalmente dal campo, contestualmente ad una Williams più presente e concentrata, che ha segnato 10 game consecutivi per il 7-5 6-0 finale”.

Cibulkova attacca. Cibulkova sa che deve continuare a vincere per non uscire dalle 20, Oggi non ha dato scampo a Pironkova, ha giocato con la cattiveria della campionessa che non ha tempo da perdere. Ma dovrà armarsi di pazienza al prossimo turno contro Cornet, che ha vinto il suo psicodramma di cui racconta Galoppini. L’ultima volta che si sono affrontate, la francese ha mancato tre set point di fila sul 5-2 40-0 e servizio. altri due sul 5-4. altri tre sul 6-3 al tie-break. Poi al primo set point Cibulkova si è incartata in un doppio fallo uscito di qualche metro.

Lorenzi, applausi lo stesso. L’occasione c’era. Pospisil ha chiuso a mezzanotte il doppio alla terza giornata e ha spinto perché l’inizio della partita contro Paolo Lorenzi fosse spostato di un’ora. L’azzurro ha vinto il primo set al tiebreak 7-3, ma il canadese ha rimontato. Nonostante i crampi, nonostante i medical time out. Nonostante Lorenzi si sia trovato a condurre 40 al quarto set, con la seria possibilità di arrivare al quinto e a quel punto diventare il favorito. Dopo il Dolgopolov menomato, il terzo turno era fattibile. Applausi lo stesso, però. Chi si è ritirato, invece, è Mannarino, esausto contro Feliciano Lopez che ha stampato un passante di rovescio incrociato coperto, il jolly dell’anno, sul match point per il francese che avanti  6-4 6-4 4-0 30-0, al servizio, perde il terzo set al tiebreak e si ritira dopo quattro imbarazzanti game nel quarto. Perché non farlo alla fine del terzo set?

I lati oscuri dello sciovinismo. Gli australiani hanno deciso di dar spazio ai giocatori di casa nella sessione serale. Così Janowicz-Monfils, partita di esemplare imprevedibilità vinta al quinto da Jurek che ha messo insieme 70 vincenti e 53 errori e stupito anche se stesso con certe palle corte di dritto ben lontane dall’ortodossia tecnica e tattica, è finita in contemporanea con Azarenka-Wozniacki e con l’inizio di Hewitt-Becker. Rusty, al 19mo Australian Open, vola avanti due set a zero contro il “finitore della carriera di Agassi”. Ma finisce la benzina troppo presto, e nonostante tutti i tentativi di prolungare il match, rimonta e vince  2-6 1-6 6-3 6-4 6-2. E’ la sua prima vittoria al quinto set in carriera. E’ il 13mo quinto set che Hewitt ha giocato nello Slam di casa: da queste parti il 13 porta male, chissà se Hewitt è scaramantico. Gli organizzatori hanno anche pensato di fare un favore al pubblico e a Sam Stosur programmando il suo match contro Coco Vandeweghe come ultimo incontro serale sulla Rod Laver Arena. L’insostenibile leggerezza dello sciovinismo. Conoscendo quanto Sam soffra la pressione in casa, per farle un favore sarebbe  stato meglio programmarlo come primo match sul campo 15. E infatti, ha vinto Vandeveghe 64 64.

 

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