Mano de Petra

di - 6 Luglio 2014

Petra Kvitova

di Giovanni Cola

Se avesse giocato sempre come oggi, Petra Kvitova avrebbe in bacheca già almeno una decina di Slam. Invece la sua autentica lezione di tennis nella finale dei Championship le ha assicurato solamente il suo secondo titolo Major della carriera. Una contraddizione in termini, se analizziamo il suo bagaglio tecnico e l’enorme potenziale da cui può attingere.

Fare la cronaca di un match che si è rivelato una cavalcata trionfale (6-3 6-0) è comunque decisamente complicato. Eugenie Bouchard non ha praticamente mai opposto resistenza. E’ stata, per tutta la durata delle ostilità, completamente in balia delle onde già sulla risposta della ceca, sempre molto profonda e difficile da contenere. Su questo colpo la tennista di Bilovec ha costruito il suo successo, costringendo la 20enne del Quebec ad una rincorsa costante in ogni scambio. Ma in tutti i fondamentali la Kvitova ha dominato in lungo e in largo. Una dimostrazione di forza incredibile, una Petra 2.0 che sembra diventata ancora più letale della prima versione.

Da raccontare ai nipotini poi il passante stretto incrociato in back di rovescio con cui la campionessa di Wimbledon ha breakkato per la prima volta la canadese nel primo set, al termine di uno scambio leggendario. Forse proprio quel punto, incassato in quel modo, ha contribuito a far perdere ulteriore fiducia a Genie, assolutamente irriconoscibile e scesa in campo palesemente con un approccio sbagliato alla sfida. A sua parziale discolpa, dobbiamo dire che davvero poche giocatrici avrebbero battuto questa Kvitova. Una specie di Wonder Woman atterrata sul Centrale. 28 vincenti in poco più di 55 minuti di gioco. Statistiche da record che consegnano questa sua performance alla Storia. E’ la vincitrice dei Championship che ha lasciato meno games nell’atto conclusivo alla sua avversaria dal 1992. Nella seconda parte di stagione, chi vorrà aggiudicarsi un titolo importante, dovrà per forza fare i conti con lei.

“Sicuramente è stata una delle migliori partite che abbia mai disputato – ha ammesso la ceca in conferenza stampa – sono consapevole di poter dare il meglio sull’erba ma oggi ho saputo stupire anche me stessa. Voglio dedicare questa gioia soprattutto al mio team che ha sempre creduto nel fatto che sarebbe stato possibile vincere qui ancora dopo il 2011, anche nei momenti più difficili. Mi esalto quando scendo in campo in stadi di questa importanza anche se a volte ho ancora la pelle d’oca, devo riuscire ad abituarmi”.

“E’ una strada dura quella per arrivare al vertice – ha dichiarato con rammarico la Bouchard ai giornalisti – e inevitabilmente serve come esperienza pure un match di questo tipo. Non posso pretendere di vincere ogni singolo incontro. Imparerò tanto da questa lezione, potete contarci”.

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