Novak Djokovic, a un passo dalla storia

di - 6 Giugno 2015

Novak Djokovic

di Paolo Silvestri

La Coppa dei Moschettieri è l’unico dei quattro trofei dello Slam che manca a Djokovic per entrare definitivamente nella Storia, e ne ha fatto il suo dichiarato obiettivo (ossessione?) stagionale. L’ha accarezzata nel 2012 e nel 2014, ma in entrambi i casi Nadal l’aveva gentilmente invitato a mettere giù le mani. L’inversione di ruoli di cui è stato protagonista quest’anno gli offre un’occasione ghiotta e un copione che pare già scritto, un tappeto di velluto rosso che neppure nei suoi migliori sogni era così soffice e confortevole.Anche perché il suo stato di forma è strepitoso e la sua determinazione incrollabile. Se non temesse una sanzione dell’Atp forse si dipingerebbe il volto come un guerriero Sioux prima della battaglia, pronto a scalpare il nemico. Però…

Senza i “però” il tennis (lo sport) non esisterebbe, e quello di oggi si chiama Andy Murray, anche lui alle prese con la Storia, quella del tennis, ma anche quella del suo paese e la sua personale. Se supera questo penultimo scalino, sarebbe la sua prima finale parigina e sarebbe il primo britannico a raggiungerla dal 1937,

Anche l’head-to-head sa di tappeto rosso per il giocatore serbo: 18 a 8 i precedenti a suo favore, sette consecutivi, con l’ultima vittoria del giocatore scozzese nella finale di Wimbledon 2013. Gli unici due precedenti sulla terra sono a favore di Djokovic, ma i progressi di Murray su questa superficie sono straordinari, a completamento di un lavoro iniziato qualche anno fa insieme a Alex Corretja, e poi portato avanti con il suo team in modo eccellente. I due tornei vinti quest’anno sono stati su terra, vale a dire Monaco ma soprattutto Madrid, dove ha giocato alla grande avendo la meglio su un buon Nadal in finale. Una striscia di 15 vittorie e 0 sconfitte, tenendo conto del ritiro di Roma. E qui a Parigi nei quarti ha battuto, per la prima volta in carriera sulla terra, Ferrer. Il che non è da tutti.

Ieri era l’ora del tè quando è iniziato il match, in un clima “caldo” sia per la tensione agonistica che per l’alta temperatura, che aveva fatto penare i protagonisti della prima semifinale, conclusa dopo quasi quattro ore di lotta. I primi giochi sono interlocutori. Murray sembra reggere bene la botta, con pazienza e solidità, e fino al tre pari i giocatori sono affiancati, anzi Djokovic non sembra così sicuro come nei giorni scorsi. Poi però nel momento canonico arriva il break a suo favore e il set scivola via veloce (6-3) dalle mani del giocatore scozzese. Quasi una fotocopia il secondo set(ancora 6-3) in questo caso con il break sul 2 pari e Murray che insegue, ma non trova la chiave per raggiungere il suo avversario, non riesce ad essere incisivo, soprattutto con il servizio. Il problema vero è che non ci crede.

Sul due a zero solo un cataclisma sembra poter sovvertire le sorti di un match fino a questo momento deludente. Ma arriva qualche tentennamento del serbo nel terzo set, che si innervosisce, si lamenta, grida, e riapre uno spiraglio per Murray, che sembra finalmente crederci e riaccendere le speranze sue e del pubblico, ritrovando fiducia e solidità. Sul 5 pari brekka Nole e serve per il set, chiudendo 7 a 5. Il quarto inizia con un ritmo altissimo, si vede un’altra partita, con un Murray sempre più carico, che rimonta uno 0-40, per poi rompere il servizio e portarsi sul 2-1. Ma Djokovic reagisce, riequilibra il tutto. E sul più bello ecco lostop per l’arrivo quasi sicuro di un acquazzone, e un aggiornamento dell”order of play odierno, che vede per le ore 13 la ripresa dell’incontro.

Si ricomincia a muso duro, con i giocatori immediatamente sintonizzati sul ritmo con cui si era interrotta la partita. Mantengono il servizio fino al 5-5, poi Murray con una concentrazione massima incrina gli equilibri, rompe il servizio di Djokovic e chiude anche il quarto set 7-5. Ora tutto può succedere. Ma Djokovic è bravissimo a mantenere la calma, a non disunirsi per la rimonta del suo rivale, e a ricostruire il suo gioco nel quinto set. Chiude, meritatamente e senza particolari intoppi, per 6-1.

Oggi è stata dura per lui, ma questo sembra proprio essere il suo Roland Garros. Il tappeto rosso lo porta in finale, dove solo Stan Wawrinka potrà cercare di fermarlo. È a un passo dal suo obiettivo di stagione e di carriera. A un passo dal possibile.

 

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