L’impresa è servita

di - 6 Aprile 2014

Andreas Seppi

di Sergio Pastena

Brutta roba i pronostici di Davis, specie quando c’è l’Italia di mezzo. Vedi il doppio con la Gran Bretagna scivolare via, perso anche maluccio. Vedi Murray dall’altra parte e questo non aiuta certo il morale. Scrivi, realisticamente, che ci vuole un’autentica impresa.

Poi, però, ti rendi conto che da un punto di vista razionale non c’è un motivo valido per cui non crederci, all’impresa. Anche se gli inglesi sembrano vivere un momento fatato e, dal giorno della storica disfatta con la Lituania, ne ha vinte otto su nove, restano un team vulnerabilissimo. Così ti rendi conto che nel quinto incontro Seppi parte comunque favorito su Ward, per quanto l’inglese sia “on fire”: perché l’avversario non è un terraiolo, perché la sua estemporanea vittoria su Querrey è arrivata perché l’americano ha perso il controllo dopo aver dominato tre set e mezzo, perché giochi in casa. E allora diventa fondamentale Fognini-Murray, nella quale non partiamo favoriti ma neanche chiusi per tutta una serie di fattori: si gioca in Italia, Fabio è al meglio ed Andy no, Fabio gioca bene sulla terra mentre Andy non la ama e via dicendo.

Ma hai paura a pensarlo, figuriamoci a dirlo, e finisci col razionalizzare i motivi per cui gli azzurri dovrebbero perdere: l’esperienza di Murray, il momento magico, le palle che nel doppio sembravano entrare sempre e comunque, il tifo inglese comunque molto caldo e “competitivo” anche a Napoli. E la partita comincia con un break di Murray e un 3-1 british, a riprova di… a riprova di quanto in fondo eri troppo pessimista. Fognini comincia a macinare gioco, entra in temperatura, Murray affanna: un break, poi un altro, il primo set che se ne va. Stessa storia nel secondo: Fabio tiene un servizio complicatissimo e poi infila tre games di fila strappando il servizio all’avversario.

L’aria è cambiata e nel terzo lo vedi chiaramente: Murray sbuffa, lotta, mette più prime, rischia meno sul servizio ma dà sempre l’impressione di essere passato dal ruolo di favorito a quello di underdog. Il servizio britannico sul 5-4 somiglia a un’esecuzione: Fabio sale 0-30, Murray sparacchia fuori su un recupero dandoci tre match point. Il primo lo annulla col servizio, il secondo con un coraggioso attacco sulla seconda, al terzo attacca ancora ma Fognini la rimette in campo e lo scozzese affossa a rete. Parità, 6-3 6-3 6-4.

I telecronisti britannici si infiacchiscono, Greg Rusedski su EuroSport articola il suo mascellone per riconoscere i meriti dell’italia. Pubblico e panchina guardano l’eroe americano, James Ward, che vorrebbe rassicurarli ma sa che non può: si è messa male, Andreas Seppi non sarà invincibile in Davis ma ha imparato da un po’ ad essere regolare. Portare avanti una sfida decisiva in trasferta, per giunta contro uno specialista del quinto set, è come scalare una montagna.

E infatti Seppi non ha tremato: in una partita ricca di break (alla fine saranno ben undici) ne ha ottenuto uno in più per set portando la qualificazione a casa con un 6-4 6-3 6-4. Ward ci ha provato, ha dato tutto, nel primo set per ben tre volte ha recuperato un break di svantaggio e nel terzo anche sotto 4-1 ha provato a giocarsela prendendo rischi maggiori, ma non c’è stato niente da fare. L’Italia passa in semifinale e attende la vincente di Svizzera-Kazakistan, con Wawrinka che superando Kukushkin ha riportato l’ago della bilancia dalla parte degli elvetici.

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